Sos tartufo. Crollato il nero estivo, bianco a rischio

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30 agosto 2012

PESARO – “Salviamo il tartufo dall’estinzione”. La crisi non risparmia neanche il principe dei prodotti tipici della provincia di Pesaro e Urbino. L’allarme è lanciato da Cia, Confagricoltura e Copagri. Le tre associazioni di agricoltori denunciano una crisi senza precedenti nel settore: “La neve ha drasticamente ridotto, se non annullato, la produzione di tartufo nero pregiato. La grande siccità ha ridotto drammaticamente anche la produzione di tartufo nero estivo che nella nostra provincia coltivano centinaia e centinaia di agricoltori, ricavandone un reddito importante. Questo tartufo ha avuto una produzione da minimi storici, mettendo in ginocchio le aziende. I danni sul piano economico sono stati enorrmi: si parla di milioni di euro”, dicono i presidenti di Cia Gianfranco Santi e Copagri Claudio Nasoni, e il direttore di Confagricoltura Denis Bernabucci.

Giuseppe Mariotti (Confagricoltura), Claudio Nasoni (Copagri) e Gianfranco Santi (Cia)

Giuseppe Mariotti (Confagricoltura), Claudio Nasoni (Copagri) e Gianfranco Santi (Cia)

E le previsioni per il tartufo bianco pregiato non sono migliori: “Sempre a causa della grande siccità – denunciano le tre associazioni – avremo una produzione molto limitata, con conseguente rischio che i prezzi salgano alle stelle. In un momento come questo, dove anche il mercato del lusso registra una contrazione drammatica non solo in Italia ma anche all’estero, sarebbe una disdetta pagare il tartufo bianco pregiato 4.000-5.000 euro al chilo. Di questo passo l’unica soluzione per salvare il tartufo bianco pregiato dal rischio di estinzione o comunque dal calo di produzione è diffonderne la coltivazione, con irrigazione artificiale. Già sono state fatte ricerche in proposito e sappiamo che sono state sperimentate le prime tartufaie di bianco pregiato. Crediamo che la Regione debba insistere su questa strada per salvaguardare uno dei prodotti-simbolo in tutto il mondo. Il Piemonte, che ne ha fatto una questione di turismo con risultati incredibili, investe tanto per il tartufo, lo stesso dovrebbero fare le Marche. In questo modo – cioè riuscendo a coltivare il bianco pregiato – gli agricoltori, alle prese con bilanci costantemente in rosso, potrebbero garantirsi un nuovo reddito e creare di conseguenza occupazione anche nel commercio, con effetto benefico a catena per la nostra economia in crisi. Un tartufo bianco pregiato coltivato, infatti, avrebbe un prezzo concorrenziale e alla portata di tutti e potrebbe diffondersi molto di più”.

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