Liberazione di Pesaro, il discorso del presidente del Coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma

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1 settembre 2012

Celbrazioni 68esimo anniversario liberazione di Pesaro

Celbrazioni 68esimo anniversario liberazione di Pesaro

PESARO – In occasione delle celebrazioni del 68esimo anniversario della liberazione di Pesaro, ecco il discorso pronunciato stamane dal presidente del Coordinamento delle associazioni combattentistiche e d’arma, cavaliere di Gran Croce Cesare Venturi:

Sig. sindaco,

autorità civili e militari, signore e signori,

nella veste di coordinatore provinciale delle associazioni combattentistiche e d’arma, nel celebrare il 68° anniversario della liberazione di Pesaro si impone il ricordo della città offesa dagli avvenimenti bellici.

Una città colpita senza alcuna remore nei confronti della cittadinanza estranea al conflitto militare.

Corre l’obbligo infatti ricordare la strage di 14 ragazzi, avvenuta il 17 novembre 1943, sul piazzale Castelfidardo, quando le truppe tedesche che si esercitavano nel tiro verso il mare, senza curarsi della incolumità della popolazione civile, lanciarono un ordigno bellico che dilaniò i corpi di giovani ragazzi, che ignari del pericolo stavano giocando sulla strada.

Il primo bombardamento aereo su Pesaro si ebbe il 28 dicembre 1943, nella zona ponte sul Foglia, al quale seguirono i bombardamenti navali del 3 e 4 gennaio al porto e nel quartiere Pantano.

Un evento importante in questa funesta parentesi bellica fu la tragica fine di un maestro di musica, Icilio Ninì Bellucci, il quale fu affrontato dai militari tedeschi che, rivoltella in pugno, gli intimarono di consegnare tutto il denaro che aveva. Il povero maestro acconsentì e cedette una notevole somma, frutto dei suoi sudati risparmi. Ma, quando un soldato germanico pretese un anellino d’oro ricordo della madre del Bellucci, il poveretto si rifiutò sdegnosamente e fu per questo freddato all’istante.

Il 1° settembre i gruppi d’assalto del 2° battaglione di Carpazia attraversarono il fiume Foglia aprendo così la via ai carri armati. L’attacco fu provvisoriamente fermato dai tedeschi che erano ben fortificati in questo settore e che combatterono con accanimento. Nella notte del 1° settembre unità del 2° gruppo di cavalleria polacco raggiunsero Pesaro e la occuparono.

Il 2 settembre unità della 3° divisione fucilieri di Carpazia presero Zagagnola, località a sud-est di Pesaro, poi Boncio ed infine Siligata. L’avanzata delle truppe polacche era diretta verso il mare allo scopo di tagliare la strada ai tedeschi che si stavano ritirando da Pesaro.

Finalmente le truppe anglo-americane conquistarono la città.

La ricorrenza del 68° anniversario della liberazione di Pesaro dalla dittatura fascista deve avere un significato forte per la nostra città e per l’intero Paese e non deve essere solo una doverosa manifestazione, ripetuta annualmente. Deve ricordare ai giovani, agli studenti l’insegnamento della vita, della storia, della libertà e della democrazia per l’esaltazione dei valori spirituali e l’orgoglio di appartenenza.

Le tragiche vicende storiche della 2° guerra mondiale hanno creato nella coscienza dei cittadini la drammaticità del degrado dell’uomo. Ma queste vicende hanno comunque contribuito alla conquista della democrazia, che meglio può assicurare il rispetto della dignità del cittadino stesso.

Gli avvenimenti di Pesaro non prescindono dalla tragicità degli avvenimenti nazionali, che hanno dilaniato e hanno creato tragedie immani, cancellato migliaia e milioni di innocenti, di donne, di bambini, di estranei alla guerra, la cui colpa era soltanto quella di essere nati e di vivere sotto un cielo al di là di un confine.

Se chi muore ha almeno la speranza del riposo e del cielo, chi sopravvive smembrato, infelice, ha soltanto la speranza della carità. Uomini che diventano rottami, donne che rimangono sfigurate, bambini che non potranno più correre o guardare il sole o stringersi al seno della madre, tutti i mutilati gli storpiati, quelli che hanno perduto le mani, gli occhi, le gambe che sono rimasti paralizzati, che sono impazziti, tutti costoro sono creditori di un bene irrecuperabile.

Penso anche a tutti coloro che nonostante abbiano conservato il loro equilibrio fisico hanno purtroppo smarrito lungo il folle cammino della guerra il loro equilibrio morale. Chi potrà mai valutare la portata del male che la guerra ha prodotto in quelli che nascevano tra gli scoppi delle bombe, durante le razzie e le rappresaglie, e che per anni sono stati nutriti di scarso cibo e di immensa paura?

Pur davanti all’immensa tragedia della guerra, la popolazione pesarese ha saputo con grande dignità e forza riprendere il corso della vita e della speranza.

L’antica impostazione socio-economica della nostra città e provincia, con i nuovi ideali di libertà e democrazia, ha saputo ricostruire l’impalcatura democratica delle istituzioni, ha saputo investire nella grande operosità della popolazione pesarese, ha saputo creare un’imprenditoria da meravigliare gli stessi esperti di economia e sviluppo economico.

Tutto questo anche grazie alle amministrazioni pubbliche (Comune e Provincia) che con saggezza hanno governato questo territorio in un momento difficilissimo, ridando fiducia a coloro i quali hanno contribuito alla rinascita sociale, politica, economica e culturale della città.

Oggi la nostra nazione e comunità europea sono prese da una angosciante incertezza per il futuro stesso della propria esidenza. Penso che i governi componenti la comunità europea siano chiamati alle proprie responsabilità stimolando inventive e con coraggio affrontare i problemi più urgenti dando capacità di superare questo momento critico.

Da credente, sono convinto che qualsiasi successo economico debba trovare le sue radici, nel messaggio cristiano che ha saputo valorizzare la dignità dell’uomo e credere nella propria forza spirituale, cammino che s’impone per credenti e non al raggiungimento dei valori dell’umanità.

Grazie.

Cesare Venturi

 

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