Prove estreme: il fanese Frattini sul Monte Bianco

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3 settembre 2012

FANO – Dopo Frattoman (Andrea Frattini, primo Iron-man fanese), un altro Frattini (Stefano) arriva all’impresa. In condizioni atmosferiche ed ambientali estreme il podista fanese della “Fano Corre” è riuscito a raggiungere il traguardo di Chamonix in una delle più dure Ultra-trail al mondo. La “Mont Blanc” – detta anche “la corsa di tutti i superlativi” — percorre solitamente un anello attorno al massiccio alpino di 168 km con 9600 metri di dislivello attivo.

Stefano Frattini

E’ una corsa che ogni corridore di Trail sogna di poter finire. La X edizione di quest’anno, in previsione di avverse condizioni atmosferiche ed in considerazione di precedenti tre morti tra i concorrenti, ha ridimensionato il percorso interamente in territorio francese; comunque 103 km e 6000m di dislivello. La partenza da Chamonix è stata data ai 2300 concorrenti (ammessi sulla base di precedenti punteggi e provenienti da 60 nazioni)) alle ore 19 di venerdì 31 agosto. Dopo l’esperienza del 2011 in cui con l’amico Giancarlo Tonucci si era visto costretto alla resa da pioggia, neve e fango, in questa edizione Stefano Frattini si è presentato con una preparazione attenta e scrupolosa, con più esperienza e maggior convinzione. Gli organizzatori prevedevano anche quest’anno condizioni invernali oltre i 2000m e consigliavano l’uso di quattro strati di indumenti invernali, oltre allo zainetto con ricambi e scorte alimentari. Frattini si è ben gestito fin dall’inizio, passando di notte al primo cancello (controllo) in 1855^ posizione, ma guadagnando poi ad ogni successivo cancello circa 100 posizioni. Sui passi ad oltre 2000m di quota trovava neve, temporali e temperatura a – 10° con rischio di congelamento ai piedi. Nei sentieri in discesa il rischio continuo erano il fango, la friabilità delle pietre e l’insufficiente illuminazione della sola pila frontale. Pur in lunghi tratti di solitudine, Frattini riusciva a concentrarsi e a dosare razionalmente le sue forze, finendo la gara in progressione ed aumentando la sua velocità. Dopo 19 ore 56’ e 9 secondi nel primo pomeriggio di sabato raggiungeva di nuovo Chamonix al 926° posto, tra indolenzimenti, dolori, vesciche, ma con immensa gioia. Gioia per la consapevolezza dell’impresa, per essere riuscito là dove altre volte aveva fallito, per aver condiviso fatica e sacrifici con tanti concorrenti e con i volontari addetti al percorso (quasi 2000), per aver ricevuto il caloroso applauso del folto pubblico dell’arrivo.

Stefano Frattini in azione. Immagine presa da Fb

La sua soddisfazione durerà a lungo e lo ripagherà dei tanti sacrifici sciorinati in tutto l’anno. Si sa, l’appetito vien mangiando e allora: “Mont Blanc, il prossimo anno avremo ancora il tuo scalpo!”, parola anche dell’amico Tonucci, frenato da un infortunio al tallone. In tanti si chiedono perché sempre più autolesionisti si dedicano a prove estreme, dove serve sacrificio, sofferenza, auto imposizione, mentre sarebbe più allettante una tranquilla vacanza marina o montana. La risposta ha motivi esistenziali, di ricerca dell’altro sé, dell’oltre-sé, del meglio di sé. Quando questa ricerca avviene per gradi ci si rende conto che il successivo gradino è possibile; quando e se questo è raggiunto la ricerca dà soddisfazione, una soddisfazione intima e intensa. Per la cronaca il vincitore è stato il francese François D’Haene; dietro di lui si sono piazzati lo svedese Jonas Buud e l’americano Michael Foote. Tra le donne invece, la prima classificata è stata la britannica Elizabeth Hawker, davanti all’italiana Francesca Canepa.

 

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