Contrappassi zemaniani e rivincita dei Gaudenzi

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5 settembre 2012

FANO – La storia di Lazzaro Gaudenzi rappresenta, nel suo piccolo, il bene e il male dell’Italia. Da una parte uno che si fa per anni una gavetta grossa così ma, come Tantalo, all’ultimo momento si vede sfuggire sempre il traguardo. Dall’altra uno che fin qui ha fatto oggettivamente poco (leggi il curriculum di Karel Zeman) ma che ha avuto la fortuna di avere un cognome importante (rileggi Zeman) e che vale molto di più di qualsiasi altro timbro, medaglia o biglietto da visita.

Lazzaro Gaudenzi

Ci auguriamo, chiaramente, che Zeman junior riesca a ripercorrere quanto prima e al meglio le orme paterne ma a Fano, purtroppo, il calcio il spettacolo e i gol a raffica li hanno fatti quasi sempre solo gli avversari di turno. Per ora Karel resta ancora nella categoria “figli di”.

Contrappasso zemaniano: il vecchio che ritorna e avanza, così come avvenuto per Zeman padre sul progetto Luis Enrique, è avvenuto con Lazzaro Gaudenzi, classe ’51, sul giovane Karel Zeman. Lazzaro sembrava bollito, finito, non adatto con i suo dogmi e le sue scaramanzie a una squadra da domare in Lega Pro? Evidentemente chi lavora bene, alla fine, non può essere dimenticato. Anche se non ha un cognome meno evocativo.

Sacchiano doc, credente praticante del 4-4-2, tra i ragazzi che ha lanciato quando allenava le giovanili del Rimini si trovano Igor Protti e Del Bianco (ex Cesena, poi alla Vis), Serra e Cangini. E’ stato capace di portare il Real Montecchio ai playoff di Serie D e riportare il Fano, seppur con un finale di stagione pazzesco, in C2. Nel 2009 era stato eletto miglior allenatore di tutta la Serie D. Ballardini, ai tempi di Cagliari, lo voleva a tutti i costi nel suo staff. Nel momento del bisogno il Fano si è riaffidato a lui, ripescandolo dalla Juniores e issandolo a quarto allenatore dell’era Gabellini. In bocca al lupo mister!

 

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