Presidente Camera di Commercio, Confindustria si astiene

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6 settembre 2012

PESARO – Il Consiglio Direttivo di Confindustria Pesaro Urbino, nella seduta di ieri, ha discusso ampiamente della prossima elezione del Presidente della Camera di Commercio e ha avuto modo di focalizzare l’attenzione su diverse questioni di carattere economico, a prescindere dagli aspetti personali delle persone coinvolte.

Confindustria, che è tenuta rigorosamente fuori dal cosiddetto “tavolo della maggioranza”, ha più volte sollecitato la possibilità di poter condividere un programma di azioni, che fosse in grado di dare risposte adeguate al momento difficile che anche la nostra provincia sta vivendo da ormai troppi anni. Eppure abbiamo molto da dire.

Un esempio: nel 2011, la quota di esportazione della nostra provincia sul valore aggiunto prodotto dalle Marche era del 21,5% contro la media regionale del 26,6% (identica a quella italiana) e del 36,1% registrata nel “mitico” Nord Est. C’è da domandarsi quanto sia stata efficace la politica fatta dalla nostra Camera di Commercio per favorire l’esportazione, visto anche che – nel 2011 – Pesaro Urbino ha aumentato le esportazioni del 7%, le Marche del 9,3%, l’Italia dell’11,3%.

Forse, la selezione dei Paesi su cui si è concentrata l’attenzione dell’Ente camerale è avvenuta con criteri diversi rispetto alle esigenze delle imprese? Ed è proprio su questa strutturale debolezza della Camera di Commercio che Confindustria, da pochi mesi, con la propria società di servizi, ha accettato una proposta di collaborazione in accordo con le Organizzazioni dell’Artigianato. Abbiamo bisogno di più risorse per esportare di più.

Un altro esempio: non si giustifica la riduzione dell’IRAP nella nostra regione solo a vantaggio dei calzaturieri, quando altri settori come l’arredamento ed il metalmeccanico sono colpiti da una crisi più grave, come confermano i dati delle esportazioni.

I sistemi chiusi per tanti anni e refrattari a qualsivoglia apertura non sono in grado di produrre né idee, né innovazione. Un ricambio sarebbe necessario ed è quello che auspichiamo. All’interno della nostra Associazione – nel corso dell’”era Drudi”, che coprirà un ventennio – sono già cambiati cinque presidenti e l’anno prossimo eleggeremo il sesto.

Per quanto possibile, la Confindustria ha cercato di portare il suo contributo all’interno della Camera di Commercio, anche se nella consapevolezza di essere seduta attorno a un tavolo in cui poteva esprimere un solo voto, peraltro isolato e non per propria scelta.

L’accordo fatto con gli Artigiani per la diffusione dei contratti di rete e per l’internazionalizzazione sono buoni esempi di collaborazione interassociativa. Oggi ci vorrebbe un cambio di posizione che evidentemente chi, a maggioranza, detiene il controllo, non vuole.

A Confindustria resta solo la scelta autonoma di far sentire la nostra voce con indipendenza e auspicare che, quanto meno nell’immediato, la triste vicenda sulla Fiera, che vede il socio privato costretto a denunciare anomalie profonde, possano risolversi con l’unico obiettivo di smettere di perdere tanti soldi senza riuscire a fare iniziative di successo.

Sulla conferma del Presidente ci asterremo e non voteremo contro, per rispetto alle altre Associazioni di categoria che, in perfetta autonomia e buona fede, hanno opinioni evidentemente diverse dalle nostre, ma certamente legittime. Confidiamo che in un prossimo futuro, al di là del ruolo istituzionale della Camera di Commercio, tra le Associazioni prevalga l’idea di collaborare rispetto a quello della difesa delle posizioni di potere.

Infine, è importante rimarcare che, da più parti, si è dato per scontato l’appoggio della nostra Associazione alla candidatura Drudi: evidentemente c’è qualcuno più informato di noi stessi. Circa gli interventi della politica, come già dichiarato, riteniamo che l’elezione debba coinvolgere le Associazioni di categoria. Tuttavia, non possiamo non segnalare che l’autonomia dalla politica va sempre dichiarata e praticata e non solo quando fa comodo.

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