Centrali a Biogas, l’assessore Donati cala la maschera

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10 settembre 2012

Da Giacomo Mattioli, capogruppo “La Tua Fano” riceviamo e pubblichiamo

FANO – Dopo mesi di parole in una direzione e azioni nella direzione opposta, finalmente l’Assessore Regionale Donati cala la maschera e ammette quello che gli oppositori alle centrali a biogas di Tombaccia e Monteschiantello da tempo paventavano.

Mattioli Giacomo

Giacomo Mattioli, capogruppo de La tua Fano

Le contraddizioni emergono sin dalle prime parole dell’Assessore: se infatti fosse vero che “alla Giunta regionale premono la salute pubblica e la salvaguardia ambientale”, non ci troveremmo di fronte a ben 20 richieste di autorizzazione di impianti a biogas che hanno già ricevuto il via libera.

E la giustificazione che oggi “con la delibera regionale il quadro di riferimento tecnico-procedurale appare ancora maggiormente regolamentato” è ancor più risibile e forse non convincerebbe nemmeno un bambino: praticamente l’Assessore ammette che un tentativo, peraltro maldestro, di regolamentare la materia è stato fatto solo dopo aver concesso le autorizzazioni. In pratica, la stalla è stata volutamente chiusa dopo che i buoi erano scappati.

Ma la vera e propria “ammissione di colpa” Donati la fa quando cita gli obiettivi del PEAR e del burden sharing per il 2020: in sede di pianificazione energetica, infatti la Regione Marche ha commesso errori gravissimi preferendo i grandi impianti al limite del MW (per i quali sappiamo bene che non è necessaria la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale), soprattutto senza definire le aree in cui tali impianti potessero essere collocati e quali aree invece ne sarebbero state esenti. Come dire: ci siamo dati degli obiettivi troppo difficili da raggiungere, quindi dobbiamo sfruttare ogni occasione possibile per provare almeno ad arrivarci vicino e salvare la faccia.

Infine, sarà pur vero che “per gli impianti a biomassa e biogas, dove c’è un processo di combustione, i tecnici dicono che l’impatto ambientale è bassissimo e va considerato nel suo ciclo completo”, però ci risulta che per ciclo completo devono essere considerati non solo i parametri interni al processo ma anche quelli esterni: se non si considerano anche gli autocarri per il trasporto delle biomasse, i mezzi agricoli per coltivare i terreni, l’acqua per l’irrigazione, la valutazione è colpevolmente incompleta e parziale.

E soprattutto, non ci sembra che si tenga in alcuna considerazione la distanza degli impianti dalle abitazioni!!! Un impianto come quelli di Tombaccia e Monteschiantello (solo per citare quelli di casa nostra) non può essere considerato alla stesso modo di quello di Talacchio, posto nel bel mezzo di una zona industriale! Se per quello, ad esempio, sono stati usati saggi criteri di posizionamento, lo stesso non si può proprio dire per gli impianti attualmente in discussione.

Sarebbe meglio che la Giunta Regionale, invece di prendere provvedimenti che passano sopra la testa dei cittadini e ne vanno a compromettere la qualità della vita, si attenesse almeno alla volontà del Consiglio Regionale che appena 3 mesi fa ha approvato una mozione, palesemente disattesa, che esprimeva la netta contrarietà alla realizzazione delle centrali in virtù del fatto che Fano è classificato dalla stessa Regione in Zona A, ossia una zona in cui i livelli di uno o più inquinanti eccedono il valore limite e pertanto non possono essere previste emissioni ulteriori di PM 10.


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