Se il basket estivo inganna, Sakota ci rende felici

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17 settembre 2012

 

CARLOFORTE – I canestri sono vicini anche quando sei lontano da loro, peraltro a San Pietro, una piccola isola dove i canestri sono pieni di passione, di una passione che ha portato tanti giovani carlofortini a tassarsi pur di partecipare al campionato di serie D.

 

Dusan Sakota

La notizia impone subito il paragone: a Pesaro non è scattata altrettanta passione, la Vuelle non ha tanti amici. Troppi – nel periodo delle vacche magre – hanno dimenticato in fretta, troppo in fretta, gli anni delle vacche grasse allevate da Elvino e Valter, dalle famiglie Scavolini. La raccolta è stata un insuccesso, soprattutto per chi scrive, esageratamente ottimista, mentre altri – decisamente più realisti – ipotizzavano vacche magrissime. Come a dire, sempre pronti con la mano sul cuore, ma nessuna sul portafoglio.

 

Eppure, anche qui, nella splendida spiaggia di Guidi, ci raggiungono voci di critiche, neppure tanto velate, dopo le sconfitte estive… “Quel play è troppo piccolo…”. “Quell’ala è troppo bassa…”. “Ci manca un cambio nel ruolo di centro…”. Tutti problemi con soluzioni facili quando a mettere mano nel portafoglio era Valter Scavolini, che con il fratello Elvino ha “viziato” una città, facendola vivere – nel mondo dello sport – al di sopra delle proprie possibilità. Pasteggiavamo a caviale e champagne quando al massimo potevamo pernetterci la piadina che dobbiamo mangiare oggi. A noi piace anche la piadina, a una condizione: che chi parla di cuore di tifoso, ma poi nasconde la mano e ancor più il portafoglio abbia la dignità di tacere; oggi, durante il basket estivo, e domani, davanti alle eventuali (speriamo poche) difficoltà al cospetto di squadre costruite con ben altro denaro.

 

Non dimentichiamo, poi, che il basket estivo – lo diceva un grande allenatore del passato – è un grande ingannatore. Ha un pregio, però: consente di essere vicini ai canestri anche se si è lontani. Una domenica mattina all’aeroporto di Cagliari abbiamo incontrato i greci dell’Olympiacos Pireo in partenza dopo avere vinto il torneo del fine settimana. La loro presenza ai banchi del check-in ci ha fatto sperare in altri incontri, magari con il Fenerbahce Istanbul per salutare Luca Dalmonte e Simone Pianigiani, o il Montepaschi Siena per fare altrettanto con Daniel Hackett, Marco Crespi e Luca Banchi, o il Cska Mosca per rivedere Ettore Messina. Niente da fare, solo greci, ma campioni d’Europa.

 

Il basket estivo sarà anche ingannatore, ma regala felicità leggendo le cronache del torneo di Porto S. Elpidio. Voi penserete che mi riferisco alla vittoria della VL sulla Sutor. E’ vero parzialmente. La vera felicità è leggere delle prestazioni di Dusan Sakota!

 

Come non essere felici davanti al suo tabellino, ai 13 punti contro la nostra beneamata e ai 21 nel canestro di Brindisi. 17 punti di media possono anche essere un inganno, magari in campionato il caro Duso farà più fatica. Ma ditemi voi che paura può avere un giocatore che ha visto in faccia quello che ha visto, che ha rischiato di avere chiuso in anticipo una promettente carriera.

 

Pensando a una sera di due anni fa, alla conviviale del Panathlon in cui piombò la notizia del secondo intervento chirurgico a cui era stato sottoposto il giovane serbo, il figlio d’arte, ci sembra un sogno leggere che Sakota è di nuovo grande protagonista. Pesaro puiò essere fiera di averlo sostenuto nel momento più difficile.

 

4 Commenti to “Se il basket estivo inganna, Sakota ci rende felici”

  1. Hannibal Smith scrive:

    Contentissimo anch’io per il lieto e grande ritorno di questo ragazzo e spero e gli auguro che faccia un grande campionato.
    Totalmente in disaccordo con l’analisi fatta sulla prima parte dell’articolo. Non so se il basket dietro la scrivania sia cambiato, certo è che mi pare assurdo che ora le speranze debbano essere il pubblico, il cuore da tifoso o quant’altro. Credo la disamina dovrebbe essere più realista e fatta coi piedi per terra, perchè non dimentichiamo che la crisi non è solo per i presunti imprenditori ma è per tutti, anche per quelle famiglie che vanno avanti con 1000 euro ed a volte anche meno. Già lo sforzo dell’abbonamento (200€ ??) direi che sia abbastanza per aver dimostrato la passione per questo sport. D’altronde non venitemi a dire che gli Scavolini, Spar, Siviglia, ecc.., abbiano fatto da sponsor solo per la gloria, o per passione!!
    Il pubblico ha fatto per anni l’abbonamento e probabilmente seguirà facendolo, solo ed esclusivamente per PASSIONE
    Forse è bene fare un passo indietro e ripensare bene ai ruoli di ognuno…pubblico (il suo ruolo lo ha ben chiaro) e imprese??

    • Mauro scrive:

      Troppo comodo pensare che sia sempre qulcun altro a dover “sganciare” per prendere questo e quel giocatore, per fare una squadra competitiva e via dicendo.Non nascondiamoci dietro un dito: tifosi di Pesaro e della Vuelle si è Veramente persa un’occasione per dimostrare vero attaccamento e senso d’appartenenza alla nostra squadra. Le quote per partecipare alla sottoscrizione erano minime, evidentemente non si era troppo interessati a dare un contributo concreto e tangibile per il bene della Vuelle. “L’ armiamoci e partite”è evidentemente ancora molto di moda!!allora concordo con Luciano Murgia, almeno si abbia la dignità e l’eleganza del silenzio. Basta piagnistei e ipercritiche al primo risultato inadeguato o alla prima difficoltà.Fare i soloni o i fenomeni con i soldi degli altri è sicuramente inutile e soprattutto di cattivo gusto. Solo e sempre forza Vuelle

      • Hannibal Smith scrive:

        “Troppo comodo pensare che sia sempre qulcun altro a dover “sganciare” per prendere questo e quel giocatore”???
        Ossia secondo te dovrebbero farlo i tifosi, il pubblico? Le decisioni sull’acquisto dei giocatori le fa la società e il tifoso non è tenuto ad entrare in società a meno di un azionariato popolare, cosa che se non erro non è stata fatta. Mi pare ci siano confusioni con i ruoli: pubblico e società
        Le imprese e gli imprenditori entrano in una società sportiva se gli conviene e se ne hanno le possibilità, altrimenti non lo fanno perchè non ne sono obbligati. Poi voglio precisare che a Scavolini ed ai vari sponsor che hanno partecipato in tutti questi anni, ci sia da ringraziare; ciò non toglie che in certe situazioni si possa criticare la dirigenza (stipendiata) per le scelte sbagliate (Almond, Aleksandrov, e se andiamo al passato Mian) come si elogia il lavoro per scelte strepitose (Ford, Djordjevic, Cook, Daye). Fa parte dei giochi.
        Il tifoso paga un abbonamento o un biglietto per godersi uno spettacolo, ed avendo pagato è libero di criticare o plaudire chi si esibisce.
        Fare beneficienza per una società sportiva in nome di una passione? Personalmente preferisco farla per questioni e situazioni un po’ più gravi che veramente necessitano di aiuto. Si vuole fare un azionariato popolare? Allora già sarebbe un discorso differente.

  2. Ago scrive:

    La pallacanestro o meglio il basket a Pesaro, non morirà, tanta è la passione e l’attacamento dei pesaresi verso questo sport e verso la squadra. Chi ha qualche anno, come me che ha visto giocare all’aperto dietro il cinema Astra che ricorda le tavole del Palazzo con il “gabbione” ed i meravigliosi tempi in cui abbiamo visto il meglio esistente in Europa non abbandonerà la propria squadra. Era un utopia credere e sperare in un sucesso della sottoscrizione popolare in una città di circa 100.00 abitanti e pensare altresì di creare una situazione simile alla Società Blau Grana di Barcellona.
    Le sottoscrizioni popoplari non portano a risultati quando si tratta di somme importanti.
    Chi può ed è in grado di poterlo fare dovrebbe impegnarsi per la campagna abbonamenti senza puntare indici accusatori.
    Forza Dusan! Forza ragazzo …vai!
    Sempre: VUELLE ……….fino alla fine! Come si cantava nei mervigliosi play off…….della passata stagione!

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