Riflessioni amare: c’è tanto da fare, ancora

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24 settembre 2012



Sono molto scoraggiato. Mi guardo intorno e non faccio altro che notare ignoranza, tanta ignoranza.

La gente non sa un bel nulla, non si informa, vive alla giornata. Sta sempre sul “chi va là”, pronta a fottere il prossimo con tutte le furbate possibili. Il computer, per molti, è solo un soprammobile. I giornali buoni per incartare il pesce.

Una immagine satirica dedicata all'ex ministro Gelmini

Ma la tv no. Le persone vivono per la televisione, per i propri beniamini, i cosiddetti vip, tanto che l’obiettivo della vita sembra essere diventato l’emulazione del proprio cantante o attore preferito.


Lo studio è da sfigati, chi insegna a scuola è uno sfigato, la ricerca italiana è sfigata. La laurea uno tra i tanti pezzi di carta della vita di ognuno di noi. La solidarietà? Un sentimento del passato. Il rispetto? Sì, buonanotte. L’educazione? Ma va là.

Il calcio e “la Gazzetta” sono la vita, l’unico motivo per recarsi in edicola o al bar con gli amici. L’arte, la cultura e la scienza sono la noia, l’arretratezza, la pallosità.

Un tempo, poi, si socializzava in strada o nei caffè letterari. Oggi c’è la PlayStation, l’X-Box, Facebook.

La politica? Ieri De Gasperi, Nenni, Togliatti. Oggi… lasciamo perdere, che è meglio.

Devo continuare? No, meglio di no.

E’ un’Italia strana, la nostra. Cambiata – in peggio – nel corso degli anni.
Certo, ci sono anche tante cose positive di cui non ho voluto scrivere, come ad esempio la gente che scende in piazza a far sentire la propria voce, sempre più numerosa; o i giovani che utilizzano il web come arma per la loro conoscenza.

Ma ciò non annulla, o perlomeno non pareggia, tutte le cose negative di cui sopra.
C’è tanto da fare, ancora.
lorenzochiavetta@yahoo.it

2 Commenti to “Riflessioni amare: c’è tanto da fare, ancora”

  1. Lorenzo Lugli scrive:

    Sono parzialmente d’accordo con quanto esposto. E’ vero che c’è tanto da fare ma è altrettanto vero che c’è un gran numero di persone che si sta dando da fare parecchio, con passione e competenza in vari settori. Dall’impegno nel sociale, al volontariato, all’impegno politico o anche sportivo, sono tanti i cittadini (soprattutto giovani) che hanno deciso di non perdere tempo. Certo sono una minoranza sparuta in una moltitudine di menefreghisti ma abbastanza per non perdere la speranza.

    A volte il senso di scoramento si fa sentire ma è importante per tutti continuare a credere in un futuro migliore, solidale, tollerante e democratico. Noi ci crediamo, e se ha scritto questo articolo pieno di amarezza, ci crede anche lei.

    Cordialmente,
    LL
    Democrazia Diretta pesaro

  2. Lorenzo Chiavetta scrive:

    Grazie per il commento.
    Diciamo che il post è molto amaro, lo so. Però so bene (e l’ho anche scritto) che esistono anche note positive, come quelle che lei giustamente ricorda.

    Non dobbiamo abbatterci. E’ l’ultima cosa che voglio, mi creda.

    Però a volte, quando si assiste con una certa ciclicità a determinati avvenimenti (meglio: menefreghismi), diventa dura guardare con speranza al futuro.

    Ma sottolineo che sì, credo anch’io a un futuro migliore, solidale, tollerante e democratico.
    Abbiamo tutti l’obbligo-dovere di farlo.

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