Un incontro del “terzo tipo”

di 

26 settembre 2012

Lorenzo Chiavetta

Lorenzo Chiavetta

5 anni passati a Urbino mi hanno davvero segnato. Non di rado, affiorano in me diversi ricordi, anche se non tutti positivi.

Ad esempio questo, capitatomi un paio d’anni fa.

Dopo 6 ore di viaggio, faccio finalmente ritorno a Urbino.

Stanco come non mai – ho preso due treni e un autobus, partendo alle 10:45 da Roma – scendo dal bus, prendo la mia valigia e mi avvio verso i collegi universitari, dove risiedo.

Ma prima avviene un incontro del “terzo tipo“.

Vedo un tizio, a 10 metri di distanza. Ha dei volantini in mano e si avvia verso di me.

“Tieni, tieni. Gesù ti vuole bene”.

Faccio un gesto a mo’ di rifiuto, senza aprire bocca ma lui, invece di allontanarsi, persiste.

“Come? non è vero che vuoi bene a Gesù? Sì, che gli vuoi bene. Tieni, prega“.

Stavolta rispondo.

“A Gesù vorrà bene lei. Mi scusi ma devo andare”.

Male, fai male”.

Vorrei replicare dicendogli cosa pensava Carlo Marx sulle religioni (“oppio dei popoli“), ma dubito che la persona in questione sappia chi sia il filosofo tedesco. Quindi, con un semplice “sì, sì, va bene, arrivederci”, decido di congedarmi.

Non ce l’ho con evangelistitestimoni di Geova o altri, anzi: massimo del rispetto.

Però mi sono rotto. Perché, in Italia, dobbiamo essere considerati tutti cattolici?

Ricordo che grazie alla revisione dei Patti Lateranensi di metà anni ’80, la religione cattolica non è più religione di Stato (anche se purtroppo non si direbbe, visti i comportamenti dei nostri politici politicanti, spesso succubi del Vaticano).

Soprattutto nelle nuove generazioni, tra i giovani, le cose  stanno cambiando. Di miei coetanei che si professano cattolici ne conosco pochissimi, direi che potrei contarli sulle punte delle dita. La maggior parte sono agnostici, ma molti addirittura atei (tra cui io).

miscredenti non sono migliori dei credenti. Però il rispetto va mostrato a tutti in egual modo.

Grazie.

lorenzochiavetta@yahoo.it

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