Cgil in lutto per la morte di Amato Palazzi

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28 settembre 2012

URBINO – Il Sindacato pensionati di Urbino e la Cgil tutta piangono la scomparsa, avvenuta questa notte nell’ospedale di Fossombrone, del sindacalista Amato Palazzi, classe 1923, protagonista di tante lotte che hanno attraversato il Novecento.

Amato Palazzi durante le celebrazioni del Centenario della Cgil di Pesaro Urbino

Amato Palazzi durante le celebrazioni del Centenario della Cgil di Pesaro Urbino

Nonostante il male che lo aveva colpito, Amato Palazzi fin quasi all’ultimo giorno della sua vita è rimasto nella “sua” Camera del Lavoro, allo Spi, a continuare a fare il sindacalista.

La vita di Amato Palazzi è stata costellata da prove durissime come la guerra, la prigionia in Germania e nel 1945 sempre da prigioniero dei tedeschi la campagna in Russia a costruire sbarramenti anticarro.

Poi, con l’arrivo dell’Armata Rossa potè tornare in Italia: partito il 10 maggio, percorse assieme ad altri compagni 700 chilometri a piedi, fino a Tarvisio e solo a giugno riuscì a fare ritorno nella sua Schieti. Il lavoro però non c’era; era la stagione delle grandi lotte mezzadrili, degli scioperi “a rovescio”, del Lodo De Gasperi. Amato Palazzi fu costretto a emigrare in Belgio dove fece il minatore. Rientrato in Italia, nel 1950, si iscrisse al Partito Comunista e l’anno successivo entrò nella Camera del Lavoro di Fermignano. Da sindacalista partecipò alle lotte più difficile come quella della chiusura della miniera di Cabernardi da parte della Montecatini.

Il 28 maggio 1952 il turno del pomeriggio, anziché smontare alle 22, rimase nel sotterraneo, dando così inizio alla “lotta dei sepolti vivi”, così definita dai quotidiani, primo fra tutti “l’Unità”, durata quaranta giorni e che coinvolse circa 400 operai, nelle gallerie del tredicesimo livello, a cinquecento metri di profondità. Ma la Montecatini ormai aveva preso le sue decisioni e procedette con i licenziamenti. I primi a perdere il posto di lavoro furono proprio i “sepolti vivi” e quei dipendenti rimasti fuori a solidarizzare con loro. Questa vicenda aprì la strada all’emigrazione in massa dei lavoratori di quelle zone.

“Sembra incredibile che Amato non ci sia più – è il commento della segretaria generale Cgil Simona Ricci – con lui se ne va un pezzo di storia non solo del nostro sindacato ma anche del nostro territorio e del Paese. A noi resta il ricordo dell’uomo e del suo profondo attaccamento alla Cgil e ai suoi valori di giustizia eguaglianza e di unità dei lavoratori”.

La Cgil e lo Spi si uniscono al cordoglio della famiglia e sabato, alle 15.30 nel cimitero di San Bernardino, si svolgerà una funzione laica con le orazioni funebri della segretaria generale Cgil Simona Ricci e di un esponente del Partito Democratico.

3 Commenti to “Cgil in lutto per la morte di Amato Palazzi”

  1. Marinella Topi scrive:

    Sono profondamente dispiaciuta e addolorata per la scomparsa di Amato, un uomo che ha sempre lottato per la difesa dei diritti dei lavoratori con grande passione e incisività.
    Vorrei inviare le mie condoglianze alla famiglia e alla cgil

  2. Giuseppe Scherpiani scrive:

    Ho sempre apprezzato Amato per la sua irruente schiettezza, il suo coraggio, la sua totale onestà la fedeltà ad un’idea assurta a divisa di vita. Le convergenze fra me e lui furono sempre poche, nonstante ciò l’ho apprezzato e stimato come pochi. Con sincero rimpianto, addio Amato

  3. caterina fedrigucci scrive:

    Sono Caterina, nipote di Amato, vorrei ringraziare di cuore per questo articolo, perché é semplicemente il riassunto della sua vita pena di emozioni! Lui sarebbe felicissimo di tutto questo affetto! Sarà una grande perdita! Ciao Nonno!

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