Qualche precisazione su Sallusti

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1 ottobre 2012

Lorenzo Chiavetta

Lorenzo Chiavetta

Se ne parla ormai da diversi giorni, ne ho perfino la nausea, ma voglio dire qualcosa anch’io sulla condanna a 14 mesi di carcere di Alessandro Sallusti, passata, di recente, in giudicato.

Riassumere l’intera vicenda, che sicuramente conoscerete a menadito, mi pare cosa superflua. Voglio solo limitarmi a riportare le parole della Cassazione, che, eccezionalmente, ha voluto, da subito, fare delle precisazioni dopo il verdetto (per le motivazioni della sentenza, dovremo aspettare ancora un po’).

Partiamo da questa valutazione: secondo la Suprema Corte, con l’articolo incriminato, si è avuta una “pubblicazione consapevole di notizie palesemente false”. Quindi, a mio modesto parere (chiaramente criticabile, visto che non sono un giurista), già questo basta per affermare che non si è in presenza di reato di opinione.

Ancora: la giovane ragazza di cui si parla nell’articolo del 18 febbraio 2007 (intitolato “Il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l’aborto”), “non era stato affatto costretta ad abortire risalendo ciò a una sua autonoma decisione, e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre, la quale non aveva rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest’ultimo la decisione”. Dunque il giudice non ha ordinato alcun aborto forzato, ma ha semplicemente applicato l’art. 12 della legge 194/78, ben spiegato da Bruno Tinti su il Fatto Quotidiano: “se la donna è di età inferiore ai 18 anni, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la potestà o la tutela. Nei primi 90 giorni, se la consultazione di queste persone non è possibile o se esse hanno pareri diversi, medico e struttura societaria fanno una relazione e il giudice decide”. Punto.

E non è finita: la “non corrispondenza al vero” della notizia “era già stata accertata e dichiarata il 17 febbraio 2007”, dall’Ansa, dal tg regionale e dal radio giornale, tanto che, il giorno successivo, gran parte dei maggiori quotidiani italiani, tranne Libero, ricostruivano i fatti nei loro esatti contorni.

A tutto ciò va aggiunto che sul giornale di centrodestra non è mai stata pubblicato, per dirla con le parole del giudice Cocilovo, “neanche un trafiletto in cui si diceva che la notizia era infondata, uno sbaglio per cui chiedere scusa ai lettori”. Il che non mi pare corretto.

Poi c’è la questione Dreyfus – Farina … ma su questo preferisco non pronunciarmi.

Ora, non voglio dire che il carcere per il direttore de Il Giornale sia giusto, tutt’altro. Anche se, va ricordato, che è lui, facendone una questione di principio, che ha deciso di rinunciare alle misure alternative alla detenzione previste (non è recidivo e non c’è cumulo di pene precedenti). Ma vedo tanta gente schierarsi con Sallusti senza nemmeno conoscere l’articolo oggetto di sentenza. E questo mi fa rabbia.

Sono il primo a lottare affinché non venga previsto il carcere per il reato di diffamazione, però certe battaglie, tra l’altro sacrosante, vanno portate avanti senza strumentalizzare fatti di cui si disconosce il contenuto. Altrimenti se ne perde il valore.

lorenzochiavetta@yahoo.it

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