Carolina: “Pesaro sarà sempre casa mia”

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4 ottobre 2012

PESARO – Una campionessa, sul campo e nella quotidianità. Semplicemente, Carolina Costagrande. In lei, la pallavolo ha trovato non solo una delle migliori giocatrici del mondo (Most Valuable Player dell’ultima World Cup, vinta dall’Italia in Giappone). Carolina è l’esempio di cosa significhi volere arrivare. Per farlo, non ha aggirato la linea retta del lavoro, della fatica, del sudore, del sacrificio. Oggi è al vertice di uno sport praticato in ogni angolo del pianeta; bastano un po’ di spazio, due pali, una rete.

Carolina Costagrande

Carolina Costagrande (foto Marco Giardini)

La scheda di Lega Pallavolo Serie A Femminile racconta che Carolina è nata il 15 ottobre 1980 a El Trébol, provincia di Santa Fe, Argentina, quindi è in procinto di festeggiare il 32° compleanno. Portata in Italia a inizio 1999 dal Marsì Palermo, ha giocato a Busto Arsizio, Ravenna, Jesi, ancora Ravenna, Forlì, quindi Pesaro (dal 2005/2006 al 2009/10). Quindi è passata alla Dinamo Mosca e dalla scorsa stagione è in Cina (Evergrande Guangdong Hengda), dove ha vinto subito il campionato.

Abbiamo incontrato Carolina la scorsa settimana, a pochi giorni dalla partenza per la Cina. Ci ha dato appuntamento al PalaSnoopy, dove faceva pesi e concludeva il lavoro pomeridiano pedalando in cyclette 20 minuti. Durante la sua permanenza a Pesaro, due allenamenti al giorno, spesso con la nuova Robur di Andrea Pistola. Una normalità per Miss Etica del Lavoro che gli anni scorsi, in estate, mentre altre andavano in vacanza, al mare o nei luoghi più esotici, lei raggiungeva il Brasile per allenarsi con Ze Roberto (l’allenatore più vincente) e le brasiliane di Pesaro. Allenarsi e migliorare, migliorarsi e lavorare ancora.

Pu24.it vuole rendere omaggio a Carolina con una lunga intervista, in due puntate, la prima on line oggi, la seconda da domenica. Lo fa iniziando da da un momento negativo, che fa parte – come i successi – della vita di ogni sportivo.

Londra, Olimpiadi 2012: un momento non bellissimo per il volley femminile italiano. Una volta tanto ci hanno pensato i ragazzi a regalare una gioia allo sport tricolore sotto la rete conquistando la medaglia di bronzo.
“Hanno coperto il nostro risultato negativo. Noi non abbiamo mantenuto le attese di tutti, che poi erano anche le nostre”.

Il risultato dell’Italvolley femminile è stato inferiore alle attese, non ci sono dubbi: vi siete fermate a un passo dalla zona medaglie e almeno il bronzo era alla vostra portata. Credo, però, avendo visto alcune partite a Earls Court, che partecipare ai Giochi Olimpici sia indimenticabile per ogni atleta.
“E’ una domanda che mi fa rispondere sì, perché è stato davvero così, ma non posso nascondere che il risultato ha cancellato molto dell’esperienza olimpica, pure bella. Ci ho messo tanto a digerire la sconfitta con la Corea del Sud, e ancora oggi ho un ricordo triste di Londra. Poi è vero che sono andata a casa, in Argentina, nel mio paesino, e lì mi sono resa conto che qualcosa ho raggiunto. Ho visto da dove sono partita e dove sono arrivata, quanta strada ho fatto. Ho rivisto persone che erano quasi incredule di avermi seguita in tv a Londra. Però, quando sei dentro, anche se è importante, non ti basta. Non ci si può accontentare. Ci siamo allenate tantissimo, dedicando un’estate e più all’Olimpiade. Non ci è mancato niente come preparazione, ma lo sport non ha certezze e i Giochi Olimpici sono una competizione diversa da tutte le altre. Può capitare così di non centrare un obiettivo per una giornata storta, perché le avversarie stavano meglio quel giorno. Rimane un amaro che fa male ancora oggi e chissà per quanto tempo brucerà questa delusione”.

Ho visto dal vivo solo una vostra partita, quella con l’Algeria, la meno indicata per esprimere un pur affrettato giudizio: le confesso, però, che in tv non eravate belle come in altre occasioni.
“Esatto. Si è notato da fuori, ma soprattutto si sentiva dentro di non essere riuscite a trovare quell’amalgama che era stato decisivo per vincere la Coppa del Mondo meno di un anno prima; in Giappone era arrivato a occhi chiusi. Sono situazioni in cui tu provi di tutto per farle cambiare, ma devi prendere atto che non si incastrano quei meccanismi che aiutano a vincere”.

Lasciamo i ricordi tristi e passiamo a quelli decisamente più belli. Il ricordo va a Earls Court, il grande impianto che ha ospitato la pallavolo olimpica: vedere lei e Monica Di Gennaro in maglia azzurra, Ze Roberto, Sheilla e Jacqueline con il Brasile, ma anche Destinee Hooker e Lindsey Berg negli Stati Uniti, ma anche il dottor Piero Benelli con la nazionale maschile, ci ha fatto toccare con mano quanto siano importanti Pesaro e la Robur per la storia della pallavolo, non solo italiana ed europea.
“Pesaro ci ha accolto quando eravamo più giovani e alle prime esperienze. Ci ha accolto benissimo, dandoci tanto. Specialmente a me. Questa è casa mia e sarò sempre grata a questa città, a questa società. E sarò sempre grata ai brasiliani, perché la mia crescita è avvenuta con loro, con Ze e Sheilla, Mari e Jacqueline. Alle Olimpiadi c’era davvero anche un po’ di Pesaro…”.

Ed era bellissimo vedervi a Londra, soprattutto in un’estate caratterizzata dalle difficoltà della pallavolo pesarese dopo il divorzio tra la Scavolini e la Robur. Voi le avete regalato successi, gloria e fama.
“Credo che sia reciproco: noi abbiamo dato sul campo, città, società e i pesaresi, ma anche i montecchiesi, ci hanno accolto a braccia aperte. Il signor Valter Scavolini, che adesso ha lasciato la Robur ma ci è stato vicino per tante stagioni, Giancarlo Sorbini e la Snoopy, che ci ha ospitato un’infinità di volte. E tutte le persone che hanno lavorato nella società per farci stare bene, perché ogni volta che una delle ragazze aveva bisogno di qualcosa c’era qualcuno pronto a intervenire subito. E i tifosi, sempre vicini a noi. Tutto questo influisce moltissimo nei risultati, soprattutto di una squadra femminile. Noi ragazze viviamo di emozioni. In particolare chi viene da altri paesi, anche lontani. Trovare un’accoglienza così ti spinge ad ottenere il massimo. Abbiamo ricevuto tanto e cercato di dare tanto, in un rapporto reciproco molto bello”.

Tutto questo, suoi confronti, può essere condensato in alcuni minuti indimenticabili: quelli del lungo applauso dei tifosi pesaresi che salutarono il suo ritorno da avversaria, con la maglia della Dinamo Mosca.
“Lo posso dire, anche perché non penso che i russi leggeranno questa intervista: è stato troppo emozionante, come se giocassi ancora per Pesaro. Ero andata via da poco e sentivo che quello era il mio pubblico. Lo sarà per sempre! Posso raccontarvi che avevo preparato una sorpresa per quella sera: speravo di vincere, volevo vincere, ovviamente, e sotto la maglia della Dinamo ne avevo una della Scavolini. Volevo esibirla a fine gara. Dopo la sconfitta, al termine di una lunga partita che avevamo in pugno, preferii rinunciare alla sorpresa, pensando che i russi non avrebbero gradito, che non era il caso. Mi dispiace tantissimo, ancora oggi”.

I tifosi pesaresi avrebbero esultato, commuovendosi fino alle lacrime, nel vederla ancora in maglia biancorossa. Ma loro conoscono bene il suo affetto per la Robur, per loro. Non a caso, avendo seguito e seguendo sua il basket che la pallavolo, non ho alcun dubbio che nel cuore dei tifosi pesaresi lei faccia parte, con Darwin Cook e Darren Daye, i protagonisti dei due scudetti della Victoria Libertas, del trio di campioni più amati. Lo merita. Per quello che ha dato e per quello che lei è.
“E’ un grande onore, un orgoglio, qualcosa che ho sempre sognato, ma se non me lo avesse detto, non l’avrei mai pensato. Posso solo ringraziare. Io ho conosciuto Pesaro prima ancora di giocare con la Scavolini e ho sentito da subito che qui avrei fatto qualcosa di grande. Sentivo questo posto come mio. Gli anni hanno dato ragione a questo sentimento che non ho provato in altri posti”.

(1-continua)

5 Commenti to “Carolina: “Pesaro sarà sempre casa mia””

  1. Filippo scrive:

    Sono convinto che il mio pensiero coincida con quello di tutti i tifosi di volley pesaresi: Carolina avrà per sempre un posto d’onore nel nostro cuore!!

  2. Mauro Filippini scrive:

    …..GRAZIE Carol per le dolcissime parole ….grazie……e grazie anche a luciano

  3. Gianfranco Ioele scrive:

    Senza cadere nella retorica……Un campione dello sport si giudica per le gesta ed i risultati sportivi ottenuti.
    Qui però siamo su un altro pianeta.La grandezza si intende a tutto tondo, in campo e nella vita. Coniugare la bravura in campo con la signorilità nella vita di tutti i giorni non è da tutti.
    Carolina è entrata di prepotenza nei cuori di tutti noi per quello che ha dato sul taraflex ma ancor di più per quello che riesce ancora oggi a trasmettere dal lato umano.
    Come si fa a non amare una splendida persona così?
    Carolina Costagrandissima!!! <3

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