Altri 200 milioni in meno alla scuola: la Cgil dice basta

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10 ottobre 2012

PESARO – La Flc Cgil preferisce chiamare la revisione della spesa pubblica, che prevede una ulteriore riduzione delle risorse della scuola pari a 200 milioni di euro, con la parola tagli ingiusti e iniqui a un settore fondamentale e strategico già in ginocchio da una riforma (Gelmini) che ha tolto all’istruzione pubblica ben 8 miliardi di euro in tre anni.

Sciopero

“Abbiamo già dato – spiega Lilli Gargamelli, segretaria generale provinciale della Flc Cgil – adesso basta, non possiamo più accettare altri tagli. Per noi la spending review dura da quattro anni e con la legge di stabilità se ne profila un’ altra”. Il sindacato invita ad astenersi dal lavoro i docenti, il personale tecnico amministrativo e anche gli studenti grazie all’adesione allo sciopero dei giovani della Rete studenti medi della provincia.

Il corteo partirà dalla Campus scolastico di Pesaro alle 8.30 per confluire su piazzale Lazzarini dove prenderanno la parola la segretaria generale Lilli Gargamelli, Matteo Spallacci a nome della Rete studenti, un docente di ruolo, un docente precario e un collaboratore scolastico.

Tra le numerose difficoltà del sistema scolastico che ricadono non solo sul personale ma sugli studenti in termini di qualità dell’istruzione, la Flc chiede in primo luogo la cancellazione della norma che prevede il transito forzato del personale docente inidoneo (a causa di una malattia o di un incidente) e degli insegnanti tecnico pratici (Itp) al ruolo di Ata (personale tecnico amministrativo). Inaccettabile è anche il mancato pagamento delle ferie in particolare per quei docenti a tempo determinato che non hanno avuto la possibilità di usufruire delle ferie. Un no secco anche alla rottamazione del personale in esubero. La categoria Cgil della conoscenza chiede deroghe alla legge sulle pensioni che impedisce l’ingresso dei giovani e lede il diritto alla salute dei lavoratori e la loro professionalità, partendo dal ripristino della quota 96 e la possibilità di uscire con 40 anni di lavoro.

Da non dimenticare che il contratto collettivo nazionale che riguarda quattro milioni di lavoratori è congelato da 5 anni.

“La scuola non è un bancomat – conclude Lilli Gargamelli – è stata impoverita di risorse professionali ed economiche. Noi vogliamo un organico funzionale con risorse certe, la stabilizzazione di tutti i posti disponibili, il rispetto dei diritti dei lavoratori di un comparto vitale per la crescita, lo sviluppo e il futuro di un Paese: sull’istruzione, quelli civili e lungimiranti ci investono anche e soprattutto in fase di recessione, da noi è considerata un costo da abbattere nonostante la Costituzione l’annoveri tra i diritti fondamentali”.

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