“Il triangolo esalta chi gioca per la squadra”

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11 ottobre 2012

PESARO – Una settimana dopo, stesso mare, quello di Baia Flaminia, stesso luogo (palestra della Scavolini Basket), stesse persone (coach Giampiero Ticchi e i giornalisti che lo intervistano settimanalmente), ma lo spirito è diverso. Ovvio – direbbe il mitico Catalano – quando si vince si sta meglio.

Giampiero Ticchi

Giampiero Ticchi in una foto tratta dal web

“Si lavora meglio – conferma l’allenatore -, ma ho avvertito i ragazzi, dicendo loro che, è vero, dopo la vittoria lo spirito è diverso, ma inconsciamente ci si può impegnare meno. Noi, però, abbiamo uno spirito positivo e noto nei ragazzi più impegno e determinazione, ingredienti fondamentali per noi che vogliamo crescere tecnicamente e siamo alla ricerca dell’amalgama. Resta incontrovertibile il fatto che vincere a Biella ci ha aiutato tantissimo per avere uno spirito diverso”.

A che punto siete oggi? Se la sente di dare una percentuale?
“Ogni giorno facciamo un passo avanti, ci conosciamo meglio, ma le cose da fare sono tante. Meglio non fare percentuali, consci che al 100 per cento non si arriva mai”.

Dopo due giornate, avete gli stessi punti dell’Umana, vostra avversaria domenica, una squadra che ha – anche giustamente visti gli sforzi societari – grandi ambizioni.
“Venezia è una squadra consolidata, che gioca a memoria, proponendo lo stesso sistema offensivo e difensivo del passato. In più, ai tantissimi giocatori della passata stagione ha aggiunto giocatori di valore. Sono tanti, grossi e forti. Il nostro compito sarà di limitarli al massimo. E se la vostra domanda voleva significare che sono in ritardo, non sono d’accordo: non sono indietro, giocano a memoria. Semmai il loro problema è che finora non hanno potuto utilizzare Bowers e Szewczyk. Non sappiamo se domenica ci saranno. Di sicuro lo scorso anno sono stati fondamentali per il bel campionato dei veneziani, il primo partendo dalla panchina, il secondo risultando una delle migliori ali forti della serie A. Anche senza i due, l’Umana ha un roster lunghissimo, con il decimo, l’undicesimo e il dodicesimo giocatore che noi possiamo solo sognare”. Non a caso, di recente i veneti hanno aggiunto Marconato e Bulleri, due giocatori che hanno esperienza da vendere.

Lo staff tecnico pesarese lavora da giorni per studiare l’Umana.
“Hanno una marea di schemi (ne abbiamo contati diciotto, più altri attacchi contro la zona e otto-nove rimesse. Dovremo essere bravi a limitare i loro punti di forza”.

Sylvere Bryan ha raccontato di essere a suo agio con gli schemi di Ticchi perché abituato già con coach Mazzon. Quindi anche Venezia usa il “triangolo”?
“Sì – conferma il coach pesarese – fanno anche il triangolo”. Che però è una filosofia, non uno schema.

A proposito: Valerio Bianchini si è complimentato con lei, scrivendo su BasketNet un articolo da ritagliare e conservare, come tutti quelli scritti da Valerio.
“Gli ho inviato una email per ringraziarlo. L’altra mattina, ho trovato un messaggio di mio figlio che mi informava dell’articolo, bellissimo, soprattutto perché scritto da un grande allenatore e da una persona di cultura qual è Bianchini…”.

Parliamone, allora, del “triangolo” o – americaneggiando – del “Triple-Post Offense”.
“Io parto da una considerazione: i veri protagonisti sul campo sono i giocatori. Io devo dare loro più certezze perché abbiano la possibilità di interpretare questo gioco nel modo migliore. A mio avviso il compito dell’allenatore è riuscire a dare ai suoi giocatori la possibilità di esprimere il proprio talento. Ci sono regole base rigide, da rispettare, ma non devi sentirle un limite. Quando il gioco si sviluppa si hanno grandi libertà, a patto che ognuno – di fronte alle difficoltà – non pensi a se stesso”.

Chi segue la Nba, per passione o per interesse, non poteva non notare quanto accadeva all’attacco dei Lakers quando le cose non filavano. Si finiva per dare palla a Kobe Bryant che la teneva e dopo varie finte tirava, anche con la mano avversaria in faccia. Kobe, però, aveva il vantaggio di fare quasi sempre canestro. Se succede ad altri, passano per egoisti. E’ un limite del “triangolo”?
“Kobe e – prima di lui – Michael Jordan hanno iniziato a vincere, e sapete che hanno vinto tanto, quando si sono messi a disposizione della squadra, insieme agli altri, diventandone un punto di riferimento”. Un messaggio che può essere esteso a Hamilton e Barbour?

I Lakers hanno Bryant, Pesaro si accontenta di Bryan. Strano, dopo la buona stagione in maglia Umana, si era convinti che sarebbe rimasto in laguna. Invece… Lei sa cosa è successo?
“Sì, ma questa domanda dovete farla a lui. Sylvere conosce bene i meccanismi dei veneti, ma non gli ho fatto alcuna domanda, non sarebbe corretto eticamente. E così anche prima della gara di Roma, con cui si era allenato nelle precedenti settimane, non mi è sembrato giusto chiedergli informazioni. Stamattina, però, mi è scappata una battuta spontanea…”.

Contro l’ex Clark siete attesi da un cliente pericoloso.
“Sarà un grande test, difficilissimo. Dobbiamo impedire che Clark si accenda, limitarlo il più possibile, ma è un grande test… Chi farà il pompiere? Qualcuno che dovrà contare sull’aiuto di tutta la squadra”.

Come sta Mack?
“Durante l’allenamento di martedì ha subìto un piccolo trauma a una caviglia e al tallone d’Achille, ma stamattina ha fatto tutto”.

Amici?
“Sta rientrando a pieno regime. Da qualche allenamento è fisicamente a posto, ma ha perso due mesi di lavoro, è indietro su tempi, letture, comunque può fare tutto al 100 per cento”.

Vi pesa la mancanza di allenamenti sul parquet dell’Adriatic Arena?
“Lo sapevamo dall’inizio che sarebbe stato così. Cerchiamo di non pensarci, altrimenti diventa un alibi e di conseguenza un limite… Abbiamo vinto a Biella senza esserci allenati sul parquet. Per conoscere l’Adriatic Arena deve bastarci la seduta di tiro della domenica mattina”.

Lei, quando era alla guida di Faenza, campionato di serie A femminile, perse improvvisamente la migliore giocatrice, la brasiliana Adriana, perché rimasta incinta. Chi meglio di Giampiero Ticchi può capire cosa può passare in mente ad Andrea Pistola, suo collega della Robur, che ha perso Serena Ortolani per lo stesso motivo.
“Fu un trauma, figlio di sentimenti così contrastanti e violenti che ti lasciano senza risposta. Da una parte la felicità, la gioia per la futura nascita, dall’altra la certezza che la professionalità ne avrebbe subìto un danno. Il nostro campionato (stagione 2005/06) era iniziato da cinque settimane, avevamo vinto sempre di venti punti…”. Il papà della campionessa brasiliana, una delle migliori playmaker del basket mondiale, era l’americano della Fortitudo A.J. Guyton. Per i curiosi: la scorsa stagione Adriana ha giocato nella Lavezzini Parma allenata dal pesarese Mauro Procaccini.

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