Provincia di internauti: in 100.000 sui social network

di 

18 ottobre 2012

PESARO – Uno studio presentato oggi dimostra come la nostra sia una provincia di internauti. Addirittura 143.000, cioè il 78% della popolazione tra i 18 i 54 anni, i residenti nella provincia di Pesaro e Urbino che usa abitualmente la rete, con gli iscritti ai social network (Facebook, Twitter ma non solo) che sfonda il muro dei 100.000.

Ecco un’estratto dell’indagine di Sigma Consulting, commissionata dalla Provincia di Pesaro e Urbino e presentata ieri alla presenza del presidente Matteo Ricci, del docente di Sociologia dei New Media all’università di Urbino Giovanni Boccia Artieri e del rappresentante di Sigma Consulting Alberto Paterniani, moderati nei loro interventi dal giornalista Michele Romano:

social network facebook twitter

Premessa

La necessità di procedere ad un’analisi del rapporto tra Social Network, Imprese, Cittadini e Pubblica Amministrazione in Provincia di Pesaro e Urbino, si deve alla repentina diffusione, avvenuta negli ultimi anni, di quella serie di strumenti web in grado di creare, gestire e modificare relazioni e interazioni tra soggetti di varia natura.

Nonostante la disponibilità di dati e statistiche sugli utenti delle varie piattaforme sociali, risulta infatti inevasa la richiesta di mappe attendibili in grado di descrivere il macro-scenario locale in ambito Social Network. La presente ricerca si pone quindi l’obiettivo generale di fornire uno spaccato provinciale dell’impatto dei Social Media sui Cittadini, sulle Imprese, sulla Pubblica Amministrazione, sui loro reciproci rapporti e sulle potenzialità di sviluppo; non tanto uno studio su come e quanto si utilizzano Facebook o Twitter (informazioni peraltro rilevate), quanto piuttosto un’analisi di alto livello sulle posizioni occupate dai principali stakeholder provinciali nell’ambito di quel processo di evoluzione tecnologica, sociale e culturale denominato web 2.0.

La metodologia di ricerca impiegata per questo studio, ha permesso l’ascolto di campioni significativi di cittadini e imprese, nonché l’incontro con un cospicuo numero di esponenti della Pubblica Amministrazione, del mondo politico, economico e imprenditoriale; tutti soggetti che, a vario titolo, hanno descritto una “vision” personale ed istituzionale dell’approccio verso i Social Media, uno scenario delle evoluzioni future più probabili ed una riflessione sulle professionalità necessarie a gestire questa rivoluzione digitale.

Ne è scaturita una fotografia ampia, ricca di particolari e punti di vista diversi che, auspichiamo, non mancherà di stimolare l’attenzione e la riflessione degli interlocutori della Provincia di Pesaro e Urbino.

 

Lo studio è stato realizzato attraverso una metodologia d’indagine integrata, composta da tre distinte fasi di ricerca: una fase di tipo qualitativo e due fasi di tipo quantitativo.

FASE QUALITATIVA – COLLOQUI IN PROFONDITA’ CON STAKEHOLDER PROVINCIALI

Sono stati condotti 28 colloqui in profondità con: – soggetti della pubblica amministrazione provinciale e comunale; – esponenti del mondo politico; – rappresentanti di associazioni di categoria e consorzi; – esponenti del mondo economico e imprenditoriale; e 15 interviste con cittadini-utenti “esperti” nell’utilizzo dei Social Network.

 

FASE QUANTITATIVA 1 – RILEVAZIONE TELEFONICA SUI CITTADINI

E’ stato interpellato un campione di 1.104 cittadini rappresentativo dei residenti in Provincia di Pesaro e Urbino d’età compresa fra 18 e 54 anni. Le interviste, condotte sulla base di un questionario strutturato, sono state somministrate da intervistatori professionisti sotto il diretto controllo di un responsabile di field. La rilevazione si è avvalsa della metodologia CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing). Il campione di cittadini risulta rappresentativo rispetto al sesso, alla fascia d’età, al titolo di studio e alla zona di residenza.

 

FASE QUANTITATIVA 2 – RILEVAZIONE VIA WEB SULLE IMPRESE

E’ stato interpellato un campione di 801 imprese della Provincia di Pesaro e Urbino contattate attraverso le mailing list delle principali associazioni di categoria e mediante invito telefonico. Le interviste sono state condotte con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).

 

Gli obiettivi dello studio possono essere ricompresi in 7 macroambiti:

1. Il pensiero locale sui nuovi media e i Social Network
Ricostruire e descrivere qualitativamente la vision dei principali stakeholder provinciali sul tema dei Social Media.

2. Diffusione e modalità di utilizzo dei Social Network da parte dei cittadini
Misurare la penetrazione dei Social Network sul territorio provinciale e descrivere approcci e modalità di utilizzo da parte dei cittadini.

3. Social network e Pubblica Amministrazione: la partecipazione dei cittadini
Valutare l’attuale interesse e il coinvolgimento dei cittadini verso i processi di interazione e partecipazione attiva con la PA.

4. Politica e consenso via Social network
Analizzare l’approccio dei cittadini verso l’espressione del consenso politico attraverso i Social Network.

5. Imprese e Cittadini: le potenzialità dei Social Network in chiave commerciale
Indagare sulla propensione dei cittadini verso interazioni di tipo commerciale con aziende e brand via Social Network.
6. Social Media e Imprese: approccio e modalità d’impiego
Analizzare come le imprese del territorio stanno affrontando il tema strategico della propria presenza sui Social Media.

7. Social Media e Imprese: fabbisogni formativi e di professionalità
Esplorare quali sono e saranno i principali fabbisogni di formazione e professionalità.

Questa parte della ricerca riporta le risultanze della fase qualitativa condotta sugli stakeholder provinciali. Attraverso una serie di colloqui in profondità, si è tentato di rilevare e descrivere la vision di esponenti e rappresentanti di ambiti provinciali quali la pubblica amministrazione, il mondo delle imprese e la politica.

Le interviste, condotte nei mesi di giugno e luglio 2012, si sono basate su una traccia d’intervista composta da domande incentrate su: – il rapporto personale/istituzionale con Facebook e le altre piattaforme sociali, – l’evoluzione dei modi d’utilizzo nell’ultimo triennio, – le eventuali carenze di professionalità in grado di gestire i nuovi strumenti e mezzi,

– le modalità di comunicazione più frequenti, – le prospettive di ulteriore sviluppo dei social network nei prossimi anni.

Nel seguito vengono presentate in forma sintetica le risultanze di questa fase di ascolto, suddivise in quattro macro-aree:

1. ambito istituzionale e della Pubblica Amministrazione
2. associazioni di categoria
3. mondo economico ed imprenditoriale
4. esponenti locali della politica.

In premessa alla lettura di questa parte della ricerca, ci preme sottolineare la natura qualitativa dell’esposizione che, data la natura fortemente eterogenea degli interpellati, ha seguito il criterio delle “principali affermazioni”. Eventuali approfondimenti sulle singole interviste sono comunque possibili.

 

Ma i Social Media sono una cosa seria ed è necessario essere preparati

Secondo gli interpellati, comunque, la vera priorità è rappresentata dalla necessità di raggiungere un’adeguata preparazione nell’avvicinarsi ai Social Media per l’esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Tutti gli intervistati, infatti, concordano con l’idea che ormai non sia più possibile sottovalutare le implicazioni delle nuove forme di comunicazione/interazione, nonché le possibili minacce rappresentate sia dalle residue resistenze alla cultura della trasparenza, sia dalle nuove forme di digital divide.

 

E sulle competenze c’è ritardo

Rispetto al tema della professionalità nell’ambito dei Social Media, i soggetti dell’amministrazione pubblica denunciano un ritardo nell’acquisizione di competenze e nell’utilizzo delle piene potenzialità offerte dalla rete. Ciò comporta la presenza di numerosi casi in cui l’uso improprio dei nuovi mezzi trasforma le potenzialità del mezzo in vere e proprie trappole, in particolar modo per ciò che concerne l’immagine percepita all’esterno. I Social Network sembrano essere gli strumenti che maggiormente incarnano il dualismo e la contrapposizione tra vantaggi e rischi della presenza istituzionale in rete.

 

Rapporti paritari e processi d’inclusione. La consapevolezza c’è

Tra i punti a favore di questa presenza vi è sicuramente l’opportunità offerta ai cittadini di raggiungere una vera e propria parità nella relazione con gli organi istituzionali, con la possibilità di avere un ruolo attivo nella produzione di contenuti e nell’interazione. Oltre che consapevoli di questo aspetto, gli interpellati sono consci del fatto che per le stesse amministrazioni si presenta l’occasione di sperimentare nuove modalità di autorappresentazione e trasparenza e di incrementare notevolmente la propria visibilità in un inedito contesto pubblico, monitorando in tempo reale le reazioni degli utenti e i cambiamenti di tendenze ed opinioni. Tutto questo, però, implica il superamento dei tradizionali strumenti di marketing e di comunicazione e l’acquisizione di competenze per attingere alle potenzialità delle nuove tecnologie. Molti intervistati poi, riconoscono che i Social Media sono un fattore importantissimo nello sviluppo di processi inclusivi e partecipativi dei cittadini alla vita pubblica. Processi che, salvo esigue eccezioni, non riescono ancora a trovare il dovuto spazio né a conquistare la rilevanza che meriterebbero, nonostante gli sforzi profusi.

 

Il problema della credibilità: presenza costante e risposte certe

Alcuni interpellati hanno poi evidenziato la necessità di una riflessione su alcune criticità legate all’utilizzo del web 2.0. Se, come detto in precedenza, la distanza tra cittadini e pubbliche amministrazioni può ridursi notevolmente e il rapporto tra questi due soggetti tendere ad una notevole “orizzontalizzazione”, diventa di fondamentale importanza la questione della credibilità.

Le istituzioni e gli attori che gestiscono i nuovi media si trovano a dover garantire ascolto, trasparenza ed un elevato grado di rispondenza alle aspettative (innate o indotte) dei cittadini, anche in quei “backstage” che un tempo costituivano contesti privati e che la tecnologia ha di fatto reso pubblici. Questa linea di condotta è il prezzo da pagare per conquistare la fiducia dei propri interlocutori, una fiducia che è molto facile da “tradire” ed estremamente faticosa da riconquistare. Non si può pertanto sottovalutare l’aumento delle conseguenze negative legate alla disillusione di queste aspettative, così come alla mancata disponibilità nel mantenere gli impegni o all’assenza di risposta ad un qualsiasi tipo di richiesta.

Su questo aspetto, la denuncia di un ritardo professionale è pressochè unanime.

 

IMPORTANTE
Priorità 2012-2013: formazione, formazione, formazione

Dalle interviste emerge che alcune associazioni di categoria sono già molto avanti nella gestione del tema dei Social Media (alcune di esse ammettono di avere già da alcuni mesi un flusso crescente di richieste in merito alle soluzioni migliori da adottare per potenziare il proprio brand attraverso Facebook e gli altri canali), mentre altre, pur conferendo a livello teorico un certo grado di importanza al tema dei Social Network, non hanno ancora iniziato una programmazione strutturata.

Tutti gli interlocutori intervistati hanno comunque dichiarato di avere già messo in agenda due obiettivi da perseguire già dall’autunno/inverno 2012: il primo riguarda la formazione del personale interno con alcuni corsi qualificati, il secondo la messa in opera di progetti di formazione verso i propri associati, per fidelizzarli e aiutarli a sfruttare a costo zero – soprattutto vista la fase di crisi – tutti i canali social a disposizione.

Il vero problema è la scarsità di risorse da dedicare ai Social Media

Per molte aziende la principale criticità nella gestione dei Social Network riguarda la scarsità di risorse umane dedicate in relazione all’esigenza quotidiana di controllo dei mezzi. Spesso i vari profili vengono infatti curati ed aggiornati solamente su un orizzonte settimanale. E’ facile affermarlo: la scarsità di risorse umane fa il paio con quella di mezzi economici e fondi da destinare all’investimento in questo ambito.

 

ALMENO 143.000 INTERNAUTI IN PROVINCIA DI PESARO E URBINO

Stando alle stime della ricerca, il 78% dei cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino tra i 18 e i 54 anni si considera un utente Internet. Si tratta di almeno 143.000 individui*, dei quali circa 75.000 sono uomini e 68.000 donne: – 72.000 vivono nei grandi centri della Provincia mentre 71.000 nei restanti comuni, – circa 47.000 hanno tra i 18 e i 30 anni, 55.000 tra i 31 e i 42 anni e 41.000 tra i 43 e i 54 anni.

 

“CULTURAL & SOCIAL DIVIDE” PER 40.600 CITTADINI

Tuttavia, rimane ancora significativa la quota di individui non utilizzatori di Internet (il 22%), uno zoccolo duro di oltre 40.000 non utenti tra i 18 e i 54 anni, spesso consapevoli (“Internet non mi interessa!”), a volte informaticamente analfabeti (non possiedono un computer o, comunque, ammettono di non saperlo usare), in altri casi tecnologicamente esclusi (non sono raggiunti dalla connessione). Come si vedrà più avanti (cfr par. 2.2), anche questa ricerca, benchè dal carattere “locale”, conferma tutte le differenze già descritte a livello nazionale tra il profilo degli utilizzatori e quello dei non utilizzatori; una serie di diversità sempre meno strutturali (aumenta l’accesso alla connessione e il possesso del pc) ma ancora sociali, culturali e demografiche. Una sorta di passaggio dal “digital divide” al “cultural & social divide”.

 

PER 6 SU 10 L’ACCESSO A INTERNET E’ QUOTIDIANO

Quanto alle modalità di accesso alla rete, per oltre 6 cittadini su 10 nel target interpellato, la presenza sul web è un’attività almeno quotidiana:

– l’11% è “sempre connesso quando può”
il 52% si connette “una o più volte al giorno”
l’11% “almeno 1 volta a settimana”
il 4% “meno spesso”.

* considerando anche gli utenti giovanissimi tra gli 11 e i 17 anni e gli utenti con più di 55 anni (entrambi stimati sulla base di ipotesi “prudenziali”), il numero degli internauti della Provincia di Pesaro e Urbino supererebbe i 180.000 individui, mentre quello dei non utenti andrebbe moltiplicato per 3,6 volte (risulterebbero circa 148.000 soggetti che non utilizzano Internet).

 

100.000 GLI ISCRITTI AI SNs. IN MAGGIORANZA UOMINI E UNDER 30

A giugno 2012 i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino tra i 18 e i 54 anni con almeno 1 profilo attivo su un Social Network Site sono circa 100.000, pari al 54% del totale provinciale.

In termini assoluti, gli uomini sono più delle donne (rispettivamente 55.100 e 44.900), mentre gli utenti residenti nei piccoli comuni della Provincia superano di poco quelli residenti nei grandi comuni (50.400 contro 49.600). Le differenze più significative, come è lecito aspettarsi, si rilevano rispetto alle fasce d’età: – 42.200 sono gli utenti tra 18 e 30 anni, – 37.700 tra 31 e 42 anni, – 20.100 tra 43 e 54 anni (meno della metà degli utenti più giovani).

In termini relativi (cfr. par. 2.3), emergono differenze significative nella penetrazione delle reti sociali nei vari strati della popolazione.

 

OLTRE 250.000 I PROFILI ATTIVI

Considerando che, in media, ciascun utente è iscritto a 2,54 SNs, la stima del numero di profili attivi nella Provincia di Pesaro e Urbino supera i 250.000. Tale cifra, comunque, deve essere considerata una stima per difetto del reale numero di profili attivi (si pensi solamente al numero di profili doppi presenti su Facebook qui non conteggiati).

 

FACEBOOK IL SNs PIU’ UTILIZZATO: ALMENO 94.000 I CITTADINI ISCRITTI

Come si vedrà meglio nel seguito, Facebook rappresenta il SNs più diffuso; vi è iscritto (con almeno un profilo) il 51% dei cittadini tra i 18 e 54 anni, pari a circa 94.000 residenti della Provincia di Pesaro e Urbino. Seguono con percentuali molto inferiori Skype (20%), Twitter (13%) e molti altri. Considerata quindi la quasi corrispondenza tra il numero di utenti Facebook (94.000) e il numero di utenti iscritti ad almeno un SNs (100.000), si conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, il ruolo centrale del Social Network ideato da Mark Zuckerberg nello scenario globale dei SNs. Oggi chi accede a reti di utenti lo fa in gran parte attraverso Facebook.

 

LA PENETRAZIONE DI INTERNET VARIA DA STRATO A STRATO

Che le differenze tra chi accede a Internet e chi non lo fa, siano soprattutto di carattere sociale e culturale è ampiamente dimostrato anche dai dati di questa ricerca. Basti considerare che, rispetto ad una media provinciale di utenti Internet del 78%, emergono strati di popolazione nei quali le percentuali di utilizzatori della rete sono significativamente inferiori:

– il 74% tra le donne;
– il 72% tra chi vive fuori dai grandi centri urbani;
– il 62% tra chi ha più di 43 anni;
– il 56% tra gli individui con licenza media (appena l’8% tra quelli con licenza elementare);
– il 40% tra le casalinghe;
– il 35% tra i pensionati.

 

L’OBIETTIVO FINALE: GOVERNARE “CON” I CITTADINI

L’implementazione dei Social Media nella Pubblica Amministrazione rappresenta il primo passo verso meccanismi e dinamiche di e- partecipation, cioè il coinvolgimento dei cittadini nei processi politici e amministrativi attraverso il supporto delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione.

Le opportunità aperte da questo nuovo approccio vanno nella duplice direzione di un beneficio per la PA e il cittadino; aumento dell’efficacia di comunicazione, razionalizzazione dei costi, monitoraggio delle attività, ascolto, dialogo, fiducia, trasparenza e collaborazione sono solo alcuni dei possibili vantaggi per gli attori in scena. Lo sviluppo di questo nuovo modo di intendere il rapporto tra PA e cittadino rientra quindi nel più ampio tema della democrazia partecipativa, intesa come passaggio dal governare “per” i cittadini al governare “con” i cittadini.

 

I COMMENTI DEI PARTECIPANTI ALLA PRESENTAZIONE

“L’avvento dei social media e la crescita degli smartphone – ha spiegato Matteo Ricci – sta cambiando il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, così come quello tra aziende e possibili acquirenti. Abbiamo commissionato l’indagine per capire, a livello locale, quali ripercussioni ha il fenomeno ed offrire uno strumento utile anche per le imprese. E’ evidente che c’è una richiesta nuova da parte dei cittadini, che va soddisfatta offrendo servizi attraverso questi nuovi mezzi. E ciò rientra nella sburocratizzazione della pubblica amministrazione che stiamo già perseguendo. Molto resta ancora da fare, soprattutto nella formazione del personale che dovrà avere competenze sempre più mirate”.

“E’ interessante – ha commentato Giovanni Boccia Artieri – aver messo in connessione l’uso dei social media con il territorio. Per le sue caratteristiche, quella di Pesaro e Urbino potrebbe essere una provincia campione in Italia. Quello che emerge è una sorta di passaggio dal digital divide al cultural & social divide, ma anche il basso utilizzo dei social network per fini lavorativi, mentre invece è un aspetto importante. Riguardo alla pubblica amministrazione, c’è troppo ‘volontariato digitale’, bisogna creare figure esperte e poi aprire forme di partecipazione vere e proprie dei cittadini e possibilità di condivisione. Quanto alle imprese, se internet e i social network vengono utilizzati solo come vetrina si perdono molte potenzialità, come ad esempio la vendita diretta dei propri prodotti”.

L’indagine è consultabile sul sito della Provincia www.provincia.pu.it.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>