“Gioco con energia, vi farò divertire”

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2 novembre 2012

PESARO – Denis Clemente è un giocatore della Scavolini Banca Marche, è stato tesserato e domenica, nella trasferta di Reggio Emilia, sarà a disposizione di coach Ticchi.

La Vuelle ha presentato il nuovo playmaker in una sala dell’Hotel Savoy, dove il giocatore alloggia.

Sembra un bambino impaurito, ha il volto triste. Non potrebbe essere altrimenti, visto quel che ha passato nel tempo trascorso a Napoli, dove di soldi ne ha visti pochissimi e non poteva neppure allenarsi. Così, per tenersi in forma, correva tutti i giorni.

Franco Del Moro con Denis Clemente

Franco Del Moro con Denis Clemente

“Dobbiamo fare sparire la tristezza dalla sua faccia…”, è l’impegno preso dal presidente Franco Del Moro, che in compagnia del direttore sportivo John Ebeling è andato a prendere Denis. Si sono incontrati a Teramo, poi di corsa a Gradara, dove il play ha conosciuto coach Ticchi, lo staff tecnico e quello medico e i suoi nuovi compagni.

“Mi è sembrata una buona squadra, ho visto talento. Devo abituarmi a giocare con loro, devo adattarmi agli altri, ma confido di migliorare l’intesa giorno dopo giorno”.

Chi la letto il nostro articolo di ieri ricorderà quanto abbiamo scritto: Clemente è un cognome famoso, non solo a Portorico. E’ un mito negli Usa, nel Caribe e nei paesi del Centro America, in tutto il mondo del “batti e corri”. E’ una storia collegata a Roberto Clemente, mito dei Pittsburgh Pirates, squadra di baseball con cui ha giocato 18 stagioni, dal 1955 al 1972 vincendo due volte le World Series, la finale della Mlb, il campionato dei professionisti. Giocava esterno destro, ma a dispetto del soprannome per chi copre quel ruolo, “Sunshine corner”, nel senso che ci si abbronza perché di palle giocabili ne arrivano poche, ha giocato 15 volte l’All Star Game ed è stato Most Valuable Player (MVP) nel 1966. Per 12 volte ha vinto il Golden Glove, il guanto d’oro.

Un mito, anche per la sua tragica morte, in un incidente aereo accaduto al largo di San Juan, mentre a bordo di un Douglas DC-7 si recava a portare soccorsi alla popolazione di Managua rasa al suolo da un terremoto di rara intensità. Era il 31 dicembre 1972. Roberto Clemente è nella Hall of Fame del baseball e fra le innumerevoli onorificenze in sua memoria The Sporting News lo ha inserito al 20° posto dei 100 migliori giocatori di sempre, il numero uno dei latino-americani. Portorico gli ha dedicato il Coliseum, i Pirates hanno ritirato la sua maglia, il suo numero non potrà essere utilizzato mai più da un giocatore di Pittsburgh. Roberto Clemente giocava con la maglia numero 21…

E Denis che numero ha scelto?
“Il numero 21, è il numero di Roberto…”.

Per caso, siete parenti?
“Sì, siamo parenti di primo grado”. Caspita! Anche se attraverso un’altra persona, gli appassionati di baseball, che a Pesaro sono numerosi, possono emozionarsi.

“Però – interviene il ds Ebeling – domenica giocherà con la numero 7, perché la 21 non è disponibile al momento”. Magari Denis aggiungerà – con un pennarello – 3x …

Con quali propositi è arrivato a Pesaro?
“Sono qui solo da un giorno, spero di crescere passo dopo passo e di accedere ai playoff, poi si vedrà”.

Denis è parente del mito del baseball, ma anche dell’ex biancorosso Guillermo Diaz. Vi siete parlati?
“Non ancora da quando sono a Pesaro. Cercherò di mettermi in contatto con lui stanotte. Ci eravamo parlati la scorsa settimana e quando lui ha saputo che avevo questa opportunità, mi ha detto che non dovevo perderla…”. Denis racconta candidamente, ma è evidente che se il contatto risale alla scorsa settimane è prima dell’infortunio di Traini. A meno che in Largo Ascoli Piceno non siano veggenti, in casa Vuelle preparavano un taglio. Ovviamente, il più indiziato è Hamilton. Ormai, però, è andata così. Denis Clemente è soddisfatto.

“C’erano altre squadre interessate a me (sicuramente Biella e Caserta; ndr), ma volevo la migliore situazione”.

Cosa sa della serie A?
“Che è una delle prime tre leghe al mondo, perciò devo lavorare tanto”.

Lei ha giocato a Kansas State, in coppia con l’ex biellese Pullen. Vi siete parlati?
“Sì, la scorsa settimana. Jacob mi ha detto che è un campionato ricco di talento e non è per niente facile, soprattutto che il modo di giocare è diverso”.

Da Napoli a Pesaro in 72 ore andrà in campo…
“Proverò a fare di tutto per aiutare la squadra a vincere la partita”.

Che tipo di giocatore è?
“Penso che sarà divertente vedermi giocare, perché il mio modo di giocare è divertente, mi piace dare energia alla squadra”.

Come ha vissuto quanto accaduto a Napoli?
“Ero molto dispiaciuto. Non è stato serio quanto mi è accaduto. Con questo lavoro faccio mangiare la mia famiglia (Denis è diventato padre di un maschietto da sei settimane; ndr). Ma per fortuna sono qui a Pesaro”.

Qui si vive per il basket…
“A Napoli pensano solo al calcio, parlano ancora di Maradona…”.

Le piace il calcio?
“Sì, certo e sono andato a vedere il Napoli. Mi piace Cavani. Sapete come sta?”.

Altri sport?
“Come si può capire mi piace molto il baseball… Ah, vedo che lei ha la felpa degli Yankees: ha saputo dell’ex pitcher di New York, Pascual Perez, ucciso a Santo Domingo? Mi piace molto anche il volley… Conosce Áurea Cruz?”.

Lei sì?
“E’ mia amica, so che gioca in un paese che non conosco”. Áurea “Aury” Cruz è una giocatrice portoricana, nata a Bayamón, città natale di Denis. E’ stata grande rivale della Robur Pesaro. Giocava a Villa Cortese, adesso è nella Rabita Baku, portata in Azerbaigian da Marcello Abbondanza, a sua volta ex allenatore di Pesaro. Sarà anche un luogo comune, ma quanto è piccolo il mondo, soprattutto quello dello sport.

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