Muse, i marziani del Rock fanno decollare l’Astronave

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18 novembre 2012

PESARO –  Il primo boato consistente? L’Adriatic Arena lo ha regalato quando sul palco, solo apparentemente total black, gli inservienti hanno sfilato il velo agli strumenti della band. La gente ha applaudito come a uno spogliarello atteso da anni.

Il palco con la piramide capovolta dei Muse a Pesaro

L’Astronave pesarese ha trovato i suoi naturali padroni: i Muse, marziani inglesi del rock, che ieri sera sono stati capaci di far decollare alla velocità del suono oltre 10 mila persone arrivate nella città di Giochino Rossini da ogni parte d’Italia. Musica, coreografia spaziale, tecnica, cuore, chitarra e voce, effetti speciali: due ore senza nessun risparmio che, per la teoria della relatività, sono trascorse con la consistenza di 20 minuti.

Fuori dall’Adriatic Arena, alle 19.45, a ridosso dei parcheggi più estremi e lontani, dove trovavano spazio pullman provenienti da tutto lo stivale, c’era ancora chi cercava disperatamente biglietti. All’interno dell’astronave, set ideale per il palco semicircolare ultratecnologico della band inglese, si sono via via occupati tutti i posti disponibili. Anche quelli all’apparenza più improbabili, dietro la ribalta tutta led e schermi al plasma di Bellamy e compagni.

Visione dal terzo anello: le teste, sul parterre, hanno composto una tappeto dalle maglie finissime, ricordando gli eventi più riusciti degli ultimi anni. Da Clapton agli Oasis passando Ligabue. In pochi, qui, sono riusciti a sfondare il muro delle 10 mila presenze. Per i Muse, che hanno scelto Pesaro per le due uniche date italiane (l’altra, venerdì, sempre sold out, è stata Bologna), è stata addirittura una prevendita record: biglietti esauriti poche ore dopo l’annuncio. Per chi non ha trovato posto, ci sarà modo di ritentare in estate: venerdì 28 giugno allo stadio Olimpico di Torino e il 6 luglio allo Stadio Olimpico di Roma. In entrambe, come per Pesaro e Bologna, l’organizzazione sarà di Vivo Concerti. Per chi non se la sentirà comunque di spendere (i biglietti avranno prezzi più bassi: dai 30 ai 50 euro, più diritti di prevendita), si potrà accontentare di vedere stasera i tre ragazzacci inglesi da Fazio, su Rai Tre, a Che tempo che fa. Durante la trasmissione si esibiranno con due singoli: Madness e Follow Me.

I Muse all'inizio dello show

Le luci, dopo lo show apripista dei Everything Everything, si sono spente alle 21.01. Da lì in poi è avvenuto lo sbarco degli extraterrestri: tra flash e lampi rossi, il palco ha svelato la propria realtà trasformandosi in un grande schermo al plasma, tra annunci del tg e decine e decine di laser che dall’alto sono partiti per fendere l’aria sopra le teste degli spettatori. Dopo l’apertura strumentale di The 2nd law unsustainable, Supremacy è stata un bomba di luci azzurre e arancioni, con la chitarra malinconica di Bellamy che ha subito ipnotizzato tutti. Il palco è diventata un’area nell’area. Il basso luminoso di Chris Wolstenholme, al buio, come la spada di Luke Skywalker mentre la scena ha rivelato uno spazio dove anche la batteria di Dominic Howard ruotava su se stessa. Della serie: il palco che viene vissuto nella sua interezza, con passerelle che ha di continuo portato la band a contatto con tutti e quattro i lati del pubblico. Sorpresa: con Bliss, dal cielo, è calata una gigantesca piramide al contrario fatta di tante Tv.

Matthew Bellamy, che con l’italiano se la cava da quando viveva sul Lago di Como, ha salutato: “Grazie Pesaro, Fano, Riccione… come state ragazzi? Avete fame?”. Macché fame… E tutta l’Adriatic Arena a saltare in piedi.

E se salle “segrete” emerge un pianoforte a coda, ovviamente tempestato di led, Bellamy se ne impossessa subito. Qui, i Queen di Freddy Mercury tornano in vita in uno spettacolo che vivrà sui cellulari, condiviso sui social network, ripostato e ripostato e ripostato…

Atmosfera e adrenalina, banchi di nebbia come in Twilight. E il momento degli occhiali con le parole di Madness, che proiettando sullo schermo il testo dell’ultima hit della band inglese dà il via a una sorta di karaoke del terzo millennio. Bellamy, allora, scende dal palco per toccare con mano il suo pubblico.

E’ il via ai pezzi dei primissimi album, quelli forse più taglienti, che fanno esplodere il palazzetto in un diapason di suoni e colori spaziali. Una roulette gigantesca decide che è arrivato il turno di Stockolm. La piramide, poi, si apre e si trasforma come in Stargate calando sulla band fino a imprigionarli. E’ la prima falsa fine in attesa dei bis.

Il palco del Muse visto dall'alto

Sono le 22.38 e subito dopo i tre escono (il batterista indossando una tutina gialla che fa molto Kill Bill) dalla stessa piramide che nel frattempo è diventata un enorme televisore: Starlight è cantata all’unisono, dall’attacco alla fine, dai 10 mila dell’Adriatic Arena. Così come Knights of Cydonia, con l’intro di Man with the Harmonica di C’era una volta il west. Un omaggio, forse, all’Italia. 

 

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