L’associazione “Centrale fotografia” a casa di Ferroni

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22 novembre 2012

Di Enrico Chiaretti

 

SENIGALLIA – Diciotto novembre, domenica mattina: un nutrito gruppo di fotoamatori si reca a Senigallia, a casa della signora Lidia, l’adorabile vedova di Ferruccio Ferroni, avvocato, meglio noto per il contributo che diede all’arte fotografica negli anni ’50 e ’60. L’incontro si colloca in seno al “Corso di Fotografia Fano-Pesaro-Senigallia-Corinaldo-Ancona-Fermo – nelle immagini, nei luoghi e nei racconti dei grandi fotografi delle Marche”, organizzato dall’associazione culturale fanese Centrale Fotografia.

 

L'incontro

La signora Lidia accoglie gli iscritti in una bella sala, dove c’è una raccolta dei migliori lavori del marito: a sinistra i paesaggi, al centro i ritratti, a destra le foto scattate dall’80 in poi, dopo 20 anni di inattività. È presente anche un signore riservato, Riccardo Gambelli, che insieme a Ferroni fece parte nel 1954 della leggendaria “Associazione fotografica Misa” fondata dal maestro Giusepee Cavalli, ma che rimase nell’ombra, dimenticato, per oltre 50 anni ed è stato riscoperto di recente in una mostra a Pesaro.

 

Veniamo al padrone di casa: Ferruccio Ferroni, nato a Mercatello sul Metauro nel 1920, si appassiona alla fotografia fin da giovane; acquista a Senigallia la sua prima macchina dal fotografo Tarini ma, ancora inesperto, prende una fregatura perché l’apparecchio manca di un pezzo. Non si dà per vinto e riesce a rimediare ingegnandosi con uno stecchino di legno. Poi l’incontro con Giuseppe Cavalli, già noto a livello nazionale fin dal primo dopoguerra, che a Senigallia sta raccogliendo un gruppo con l’intento di fare della fotografia un’arte. Sotto la sua guida, molti giovani fotografi crescono velocemente: Mario Giacomelli, Riccardo Gambelli, lo stesso Ferruccio Ferroni seguono le indicazioni del loro maestro. Dice Riccardo Gambelli: “Ci faceva rifare le foto finché non venivano come diceva lui”. E ancora: “Fece comperare a me e a Mario Giacomelli la macchina che voleva lui; spesi 35000 lire quando il mio stipendio di fattorino era di 4000-5000 lire al mese”.

 

Un’altra delle indicazioni di Cavalli prevede che i ragazzi scrivano su un cartoncino i dati di scatto per ogni fotogramma (tempo, diaframma, obiettivo, ora del giorno e titolo); su di esso dovevano poi incollare il provino. Le moderne fotocamere digitali fanno esattamente la stessa cosa, salvando i metadati all’interno del file.

 

Altre indicazioni da annotare sono i promemoria per la stampa: quello che oggi facciamo al computer, loro facevano in camera oscura, applicando filtri o correggendo l’esposizione.

 

Lidia, Casa Faroni

Marcello Sparaventi, presidente di Centrale Fotografia, dice che alcuni dei loro negativi sono correttamente esposti, mentre altri sono sottoesposti. Ferroni e Gambelli non sbagliano mai, producono negativi perfettamente incisi, mente Giacomelli trae alcune delle sue migliori stampe da negativi quasi trasparenti.

 

Dice Gambelli: “Ogni foto era un mal di pancia, perché il rullino da 12 costava 500 lire; prima di scattare, giravo tutto intorno al soggetto, o tornavo sul posto il giorno dopo ad un’ora diversa”. Pensare che oggi, con una modesta attrezzatura, abbiamo a disposizione 3000 scatti o anche di più prima di svuotare la scheda di memoria.

 

Anche Ferroni sbaglia raramente: è padrone della tecnica e, avendo meno difficoltà economiche, può disporre di una macchina Leica con un bel corredo di obiettivi; nel corso degli anni si cimenta in tutti i generi di fotografia, dal paesaggio al ritratto, dal reportage all’informale materico.

 

Sparaventi segnala due immagini in particolare: una foto in cui Ferroni rompe le regole imposte dal Cavalli, che da un latoraffrederà il rapporto tra i due, ma dall’altro lato convince il maestro che l’allievo è pronto per proporsi a livello nazionale, presentandolo a Paolo Monti per inserirlo nel Gruppo della Gondola di Venezia.

 

In seguito, si passa a visitare la camera oscura: sembra che sia stata usata fino a ieri, ci sono ancora tutte le attrezzature, barattoli con gli acidi per lo sviluppo, ingranditore e bacinelle per la stampa.

 

Lidia racconta alcuni aneddoti: “Un giorno, Ferruccio notò un manifesto strappato su un muro e decise di fermarsi per fotografarlo”. Mentre si preparava, passò il sindaco che gli chiede che cosa stesse facendo e Ferruccio rispose: “Il muro”. Il sindaco se ne andò scuotendo la testa, probabilmente pensando che l’avvocato fosse diventato matto.

 

Prosegue Lidia: “Mio marito era una brava persona: non accettava una causa solo per fare soldi, si informava. Se riteneva che il cliente avesse torto, rifiutava l’incarico dicendo che era inutile fare causa e gli conveniva pagare”.

 

Molte delle foto che si trovano ora in casa sono state esposte accanto a quelle di Riccardo Gambelli in una mostra terminata lo scorso 4 novembre a Rimini. Bisogna riconoscerlo: Ferruccio Ferroni è morto nel 2007, ma i suoi lavori sono assolutamente poetici ed attuali.

 

Per approfondire:

Giuseppe Cavalli è stato uno dei maestri dell’arte fotografica italiana, la sua presenza a Senigallia ha favorito il maturare di molti brillanti fotografi. È ricordato da tutti per la sua luce a toni alti, ovvero l’assenza di ombre scure.

http://www.centralefotografia.com/?p=1178

 

Ferruccio Ferroni ha iniziato a fotografare da solo ma presto si è unito al gruppo Misa, capitanato da Cavalli. Ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale.

http://mediateca.regione.marche.it/?p=1620

 

Mario Giacomelli ha sviluppato una luce profondamente diversa: la quasi totale assenza del grigio rende inconfondibili le sue immagini, caratterizzate da espressioni di bianco e nero.

http://www.mariogiacomelli.it/

 

Riccardo Gambelli è l’ultimo esponente del gruppo Misa; la sua attività è durata solo nove anni, ma le sue immagini hanno un innegabile valore artistico.

http://www.fotologie.it/gambelli.html

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