Congo, una guerra che non fa notizia

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25 novembre 2012

FANO – In questi giorni vengono celebrate la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia (20 novembre) e la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre) e proprio in questo contesto Stefano Sorcinelli, referente provinciale ActionAid, vuol sottolineare ciò che sta attualmente accadendo nel Congo, tra Goma e Kinshasa, dove si sta consumando una guerra spietata nell’apparente indifferenza degli organi d’informazione.

“Purtroppo, si intensifica il conflitto nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc) tra i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23 acronimo di 23 marzo, data in cui fu siglato un accordo nel 2009 tra i ribelli e il governo congolese, secondo i primi mai rispettato) e l’esercito governativo ed assume l’aspetto di una vera e propria catastrofe umanitaria. I ribelli del movimento M23, i militari disertori, sono entrati a Goma, capitale della ricca regione mineraria del Nord Kivu nell’est del Congo (Rdc) e al loro passaggio, senza peraltro incontrare particolare resistenza da parte dell’esercito regolare (soldati male equipaggiati, mal nutriti e che raramente ricevono lo stipendio), hanno rapito donne e bambini e distrutto ciò che si trovavano davanti. Violenze sessuali sulle donne ed esecuzioni sommarie sono all’ordine del giorno. Era dal 2003 che Goma, distante mille miglia dalla capitale Kinshasa, non veniva invasa dalle milizie ribelli; lo stesso anno dell’ultima grande guerra per la conquista del Kivu, uno dei territori più fertili e ricco di materie prime della regione e, quindi, tra quelli più desiderati da altri Stati e multinazionali. In questo contesto, è evidente che un governo congolese in grado di controllare le frontiere orientali non piaccia a quanti negli ultimi 20 anni hanno lucrato sull’instabilità della regione e che hanno contribuito ad alimentare ad arte impunemente visto che solo di recente l’ONU ha puntato il dito contro Museveni e Kagame, fino a ieri alleati portati in palmo di mano dall’Occidente al punto da essere ignorati da quel Tribunale Penale internazionale che pure ha incriminato alcuni dei loro concorrenti decisamente meno compromessi, anche perché è abbastanza chiaro che al potere siano giunti quelli che hanno eccelso in mezzo al terribile bagno di sangue. Intanto, Gli insorti hanno minacciato di marciare su Kinshasa mentre proseguono i colloqui tra Uganda, Ruanda e Repubblica democratica del Congo, che chiedono all’Unione Africana di sollecitare l’Onu per una forza neutrale. Va detto però che il contingente militare delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO), presente a Goma con 1500 unità, non è potuto intervenire perché questo tipo di azioni non rientrano nelle regole di ingaggio contenute nel mandato dell’Onu. Secondo quanto riportato dal corrispondente di Al Jazeera la popolazione è rimasta indignata per il ruolo passivo del contingente Onu. Si sono verificate manifestazioni durante le quali sono state lanciate pietre verso i soldati MONUSCO. Gli operatori di pace sono in allerta e il personale delle Nazioni Unite si è trasferito in luoghi sicuri come misura precauzionale. Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Kabila, si è immediatamente recato a Kampala, in Uganda, dove ha incontrato il presidente Yoweri Museveni e Paul Kagame, presidente del Ruanda. Sia l’Uganda che il Ruanda sono accusati di fornire sostegno ai ribelli dell’M23, che sono da considerare un’evoluzione del gruppo paramilitare di etnia Tutsi denominato “Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo” che era di stanza dal 2006 nel Congo orientale. In Ruanda, contro cui il Congo ha combattuto dal ’98 al 2003 in quella che è passata alla storia come la più grande guerra africana, i Tutsi subirono un genocidio ad opera degli Hutu ma negli anni hanno riconquistato lentamente le posizioni di potere che possedevano durante l’era coloniale. Durante il genocidio e le persecuzioni degli anni ’90 però molti Hutu si rifugiarono in Congo, proprio il quella zona orientale che ora rivendicano e che il movimento M23 si è impegnato ad occupare militarmente. Intanto, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso una nuova condanna per le “gravi” violazioni dei diritti umani mentre il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare una risoluzione di condanna con nuove sanzioni contro le forze di M23. I caschi blu delle Nazioni Unite hanno attualmente il controllo dell’aeroporto internazionale della città di Goma e continuano ad effettuare pattuglie nella città, nonostante l’arrivo dei ribelli. Su istruzioni del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, a seguito dell’intensificazione degli scontri alla periferia di Goma, l’ambasciata d’Italia a Kinshasa, in raccordo con l’Unità di Crisi della Farnesina, è rimasta in stretto contatto con i connazionali presenti nell’area, per la maggior parte religiosi. Altri italiani, in gran parte cooperanti, seguendo le indicazioni dell’Ambasciata si erano allontanati dalla zona nei giorni scorsi. E’ quanto si apprende da fonti del ministero. L’Ambasciata ha allo stesso tempo richiesto l’intervento diretto dei mezzi della Forza di Pace delle Nazioni Unite presenti nell’area, per procedere al recupero dei connazionali più esposti. Al momento sono quindici, su un totale di circa 50 tra laici e religiosi, i connazionali che hanno chiesto ed ottenuto assistenza. L’Ambasciata continua una serrata azione di monitoraggio per individuare la presenza di possibili connazionali che non si siano segnalati alle nostre autorità diplomatiche. La situazione dentro e attorno a Goma ha raggiunto un punto critico”.

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