A Urbino Movimenti di luce, opere cinetiche interattive di Alberto Marangoni

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28 novembre 2012

Movimenti di luce a Urbino

URBINO – Movimenti di luce, opere cinetiche interattive di Alberto Marangoni. L’appuntamento è a Urbino, nella sala del Castellare di palazzo Ducale, dal 30novembre all’8 dicembre, dalle 9 alle 19.

Le opere presentate in questa mostra ripropongono, attraverso nuove tecnologie, le ricerche espresse dal Gruppo MID (Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca, Alberto Marangoni) all’interno della tendenza dell’arte cinetica e programmata degli anni Sessanta.

La ricerca del gruppo si esprimeva attraverso due principi fondamentali: il metodo e la sperimentazione. L’elemento focale della ricerca era costituito dalla luce artificiale. Agendo e variando le frequenze luminose, sia nell’impiego di lampade a luce ‘fredda’ (neon, vapori di mercurio, vapori di sodio) sia intervenendo sulle frequenze (stroboscopia) si riusciva a perseguire il principio fondamentale sul quale si basava la ricerca artistica: l’interattività, cioè la possibilità che il fruitore diventasse, attraverso il proprio intervento, parte integrante ed attiva dell’opera stessa.

Nell’ambito dell’attuale attenzione critica verso la tendenza dell’arte cinetica, come movimento anticipatore degli attuali processi multimediali, Alberto Marangoni, con la collaborazione di Rocco De Gennaro e di Andrea Favoni, presenta la riedizione dei risultati di quelle lontane ricerche, con nuove opere inedite realizzate con criteri e tecnologie attuali.

All’Isia di Urbino invece Fotorilevamenti, corso di fotografia tenuto dalla docente Paola Binante. Il progetto fotografico che l’Isia presenta in questa mostra è stato realizzato dagli studenti del corso di secondo livello in Grafica delle Immagini, indirizzo Fotografia dei Beni Culturali, Luca Di Salvo, Carlotta Marchioni, Maria Paolini e Giacomo Streliotto. Le immagini vogliono rappresentare da un lato la “documentazione” di alcuni elaborati artistici di Alberto Marangoni, dall’altro una personale interpretazione degli stessi, ribadendo così la coerenza dell’insegnamento foto-grafico che intende la fotografia come un mezzo per comunicare in continuo dialogo con gli altri media.

Gli studenti hanno adottato un metodo di lavoro e un modello operativo che nasce dalla metodologia della ricerca e lo studio del soggetto, perché non si tratta soltanto di produrre immagini, bensì di ideare dispositivi grafici che consentano di visualizzare e riflettere criticamente in una forma strutturata di comunicazione.

Il tempo dello scatto fotografico, variato in forma costante, ha permesso di “rilevare” immagini diverse dello stesso soggetto ricreando figure autonome di visione; questa esperienza didattica in ideale continuità con la storia dell’Isia, scuola di “progettazione grafica e editoriale” è un momento di riflessione sulla portata metodologica dello studio del progetto dove fotografare significa, infatti, progettare; è, anzi, una forma di progettazione dell’immagine.

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