Salvato sul Nerone sotto neve e pioggia. LE FOTO

APECCHIO – Filippo Venturini, archeologo e speleologo urbinate di 40 anni, molto noto nella città ducale e in tutta la provincia di Pesaro e Urbino, è stato protagonista di una preoccupante disavventura conclusa per fortuna felicemente grazie all’intervento dei soccorritori composti dal Soccorso Alpino dai Vigili del Fuoco.

Una sequenza del salvataggio sul Nerone

Poco prima delle ore 16 di domenica il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è stato allertato per un incidente in una forra sul monte Nerone. Purtroppo, sia per le incerte condizioni del tempo sia per il brevissimo tempo di luce a disposizione per il volo dell’elicottero, il pilota ha ritenuto impossibile decollare. Pertanto è stata allertata la squadra forre del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico delle Marche che a sua volta ha avvertito anche la componente umbra del CNSAS. La squadra forre si è messa in contatto con chi aveva lanciato l’allarme per guadagnare tempo in vista dell’intervento. In questi casi, le informazioni più dettagliate possibile possono accorciare i tempi di intervento, consentendo di raggiungere prima chi ha necessità di essere soccorso. Sfortunatamente i membri della comitiva bloccata, composta da quattro urbinati (compreso Venturini) e due romagnoli erano privi di teli termici, fonti di calore e, a parte uno, di illuminazione.

Il Fosso dei Tilli, nella selvaggia Valle di Carda, ha un portata di circa 20-25 litri al secondo, mentre s’annunciava un netto peggioramento delle condizioni meteorologiche, con neve in arrivo e calo della temperatura. Inoltre si temeva un veloce peggioramento dello stato clinico del ferito, non solo per lo choc e i sospetti traumi, ma anche per l’ipotermia inevitabile in condizioni così critiche, soprattutto se l’abbigliamento non è idoneo per affrontare una forra con acqua nel periodo invernale. Venturini avrebbe perso il controllo della corda durante la calata precipitando sulle rocce da un’altezza di almeno 6 metri.

La squadra del soccorso alpino di Pesaro si è recata subito sul posto per allestire un presidio fisso in supporto della squadra forre al lavoro all’interno dell’orrido. Alle 18,30 erano in azione tre contingenti del soccorso alpino: Squadra forre Marche con la mansione di raggiungere nel tempo più breve possibile il gruppo in difficoltà; Squadra forre Marche ed Umbria con sanitario al seguito e barella stagna. Terza squadra alpina in supporto all’esterno della forra, per un totale di più di 30 tecnici.

La prima squadra ha raggiunto il ferito alle ore 19 e confermato l’esigenza di immobilizzarlo, evacuandolo con la barella stagna.

Alle ore 21 è iniziata l’evacuazione degli altri componenti il gruppo, in difficoltà per il freddo e l’umidità. I cinque sono stati assistiti da tecnici del Soccorso Alpino.

Un altro momento dello straordinario salvataggio sul Nerone

La barella con Venturini, assistito dal medico e dall’infermiere del Soccorso Alpino e Speleologico, ha cominciato la discesa alle 22.15, percorrendo sette salti verticali di cui uno di 16 ed un altro di 28 metri. Il percorso verso l’uscita della forra ha necessitato anche del lavoro di circa 15 tecnici specializzati che hanno operato in acqua ininterrottamente fino alle ore una di notte. Durante la discesa sotto l’acqua e la neve è stato monitorato lo stato di salute del ferito

Grazie ai nuovi presidi medici in dotazione al CNSAS Venturini è stato riscaldato durante il percorso e affidato al personale del 118 in condizioni di temperatura compatibili con la sopravvivenza.

“Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico a fronte dell’episodio appena descritto ritiene opportuno fare alcune considerazioni: il gruppo portato in salvo la notte scorsa ha per certo commesso alcune imprudenze. Il non avere con sé in forra acqua e i normali presidi per un eventuale bivacco non previsto porta al rischio reale di ipotermia se non addirittura di morte per congelamento. Telo termico e fonti di illuminazione possono salvare la vita, hanno un costo ridottissimo e non hanno peso. La situazione meteo, già prevista dai normali bollettini, dava in previsione abbassamenti delle temperature e nevicate in Appennino anche a quote non alte. Ci si chiede quindi come mai si sia deciso comunque di affrontare una forra con questi presupposti, mettendo a rischio non solo la propria vita ma anche, purtroppo, quella dei soccorritori”.

Si è trattato di un salvataggio difficile, di un’impresa ardua conclusa positivamente grazie agli operatori intervenuti in una zona difficile da individuale al buio e con scarsa copertura telefonica. E se è vero che tutto è bene quel che finisce bene, sarebbe meglio non accadesse.

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  1. Incidente presso la Forra della Trilla del 2 Dicembre 2012.

    Essendo una delle persone coinvolte nell’incidente mi urgono alcune precisazioni atte a fugare ogni dubbio o illazione su quanto accaduto domenica.
    Eravamo in sei e stavamo affrontando l’ottavo salto da 15 metri. Eravamo già scesi in tre e Filippo era il quarto. Mentre scendeva ha perso aderenza con la parete viscida finendo in ginocchio contro di essa, nel tentativo di rimettersi perpendicolare al pendio è scivolato nuovamente e, anche a detta sua,non si sà come e non si sà perché gli è sfuggita la corda di mano rovinando alla base della parete sulle ginocchia da circa sei-otto metri. Nell’impatto su alcuni massi si è procurato una frattura scomposta del femore destro e danneggiato seriamente il ginocchio oltre ad una serie minore e collaterale di lesioni. Vi lascio immaginare il suo dolore e lo sgomento nostro nel vederlo in quello stato. A parte qualche secondo a bocca aperta abbiamo prontamente reagito per metterlo il prima possibile in posizione comoda e sicura. Francesco Michelacci è partito immediatamente ad allertare il Soccorso Alpino e Speleologico e Manlio Magnoni che lo stava giustamente per seguire è stato però da noi stoppato( e non da Michelacci come ha scritto lui sul forum AIC) perchè era , come poi dimostrato dai fatti che seguono, più utile sul ferito. A quel punto ,dopo un’ ispezione corporea atta ad escludere lesioni vertebrali,ci siamo subito occupati di approntare un rialzo per isolarlo dall’acqua spostando ,io e Matteo,le uniche due lastre di pietra da più di cento chili l’una a ridosso di una parete laterale dove la roccia concedeva una nicchia dalla pioggia che ci tediava non poco.Messi due sacchi sotto di lui per isolarlo dalla fredda roccia lo abbiamo spostato con tutte le cure possibili su questo giaciglio di fortuna. A questo punto però ci mancava una cosa : il telo termico ! Si è vero nessuno di noi aveva in quella giornata ciò che aveva sempre dietro. Vi dico subito che abbiamo ovviato squarciando tutti i sacchi che avevamo supplendo forse anche meglio la funzionalità di quello che poi non è altro che un semplice foglio di cellophane dorato.Essendo in quattro poi, ci siamo mossi a turno come segue : uno di noi si stendeva accanto al ferito abbracciandolo per trasmettere il proprio calore coperti entrambi da tutti i sacchi squarciati uniti tra loro. Un’altro stava di spalle alla cascata d’acqua per ripararli dall’ aria fredda sparata dall’acqua che cadeva e gli altri due cercavano di non congelare muovendosi a mo’ di ballo della mattonella nei due soli punti restanti fuori dell’acqua.Dalle 14 e 45 circa (momento della caduta) alle 19 e 45 circa ( momento dell’arrivo dei primi due soccorritori) abbiamo ininterrottamente fatto questo evitando in tutti i modi, anche a ceffoni, che Filippo si addormentasse o che smettesse di muovere le braccia sù e giù per contribuire a scaldarsi.Abbiamo parlato di cose spesso anche stupide pur di distoglierlo dai dolori lancinanti che non hanno mai smesso di tediarlo.Abbiamo avuto paura ? Si, tanta. Confesso , e non sono il solo, di aver temuto più di una volta che non ce la facesse ma abbiamo lottato come i leoni affinchè ciò non accadesse. Se qualcuno deve essere considerato un grande, non siamo certo noi ma sicuramente Filippo che raramente ha perso la calma ed ha collaborato al massimo delle sue possibilità con noi sopportando alla grande lo sgomento della situazione e un dolore che neanche lontanamente noi possiamo immaginare. Quando Giacomo e sua moglie Paola (membri del soccorso alpino e speleologico) sono arrivati con un primo conforto, le cose sono decisamente migliorate permettendo di steccare le gambe e la schiena e di scaldare Filippo con teli chimici che si attivano a contatto dell’aria. Dopo altre due ore è arrivato il team con la barella che ha evacuato Filippo preceduto da noi. I giornali ci hanno fatto passare per un gruppo di sprovveduti alle prime armi.Ci hanno accusato negli articoli perfino di non avere con noi acqua da bere dimenticandosi di aver poi scritto alcune righe sopra che il regime idrico del torrente era rilevante.Potevamo bere acqua fino a scoppiare !!! Visto che comunque non dovevamo muoverci da lì,la luce delle due lampade che avevamo era più che sufficiente avendo un’autonomia di almeno 160 ore !!! Vero è che Filippo fosse alla sua prima forra, peraltro moto facile, ma nessuno ha scritto che è uno speleologo abituato all’altezza e all’uso di attrezzature e tecniche come quelle usate domenica. Noi peraltro in tre siamo istruttori :uno di torrentismo e due di speleologia e uno è aiuto istruttore di speleologia e vantiamo un’esperienza almeno decennale non solo di tecnica ma anche di come reagire in situazioni atipiche. E lo abbiamo dimostrato alla grande !!! Si perchè Filippo è stato salvato dal soccorso abituato ad agire di notte per parecchie volte all’anno e che ringraziamo infinitamente anche a nome di Filippo, ma noi cinque abbiamo fatto in modo di farglielo trovare vivo, stabile e non stretto nella morsa dell’ipotermia che dopo sette ore bagnato fradicio non è riuscita a pervadere lui ed anche noi che siamo usciti sulle nostre gambe nello stesso modo in cui siamo arrivati fin lì. Dispiace vedere giornali locali che non fanno neanche lo sforzo di chiedere agli interessati la loro versione dei fatti limitandosi ad un copia-incolla di articoli strampalati e pieni di grosse inesattezze che li fanno apparire più come dei giornalai che come giornalisti.
    In conclusione desidero esprimere credo anche a nome degli altri compagni il nostro rammarico per quanto successo anche se non direttamente responsabili. Fare torrentismo è rischioso in ogni stagione e se lasci la corda ti fai male,c’è poco da fare. Vedere un amico ferito gravemente ti segna e tira fuori da te una forza che normalmente non pensi di avere. Ora Filippo è stato operato e già da subito reagisce egregiamente a ciò che gli è successo. Noi del gruppo gli siamo e gli staremo sempre vicini per fare in modo che guarisca nel migliore dei modi e torni un giorno a praticare con noi queste attività piene di soddisfazioni di cui andiamo fieri.
    Buone forre a tutti……….

  2. Ho letto con molta attenzione il commento di Francesco Mercantini e ritengo necessario precisare alcune cose. Lungi da me iniziare una interminabile serie di commenti. In realtà’ quello che il sig. Mercantini descrive come ” giornalaio ” sono proprio io perché’ dopo i primi articoli fantasiosi che descrivevano fatti non rispondenti al vero svolgersi dell’evento oggi sui giornali ho potuto leggere notizie che niente altro erano che un riassunto ( sostanzialmente corretto ) del comunicato stampa che il sottoscritto ha messo a disposizione delle varie testate.
    Il mio lavoro non è’ quello del giornalaio-giornalista. Ma in questa mansione non faccio altro che raccontare i fatti come realmente si sono svolti, poiché’ desunti dai rapporti ufficiali dei tecnici che hanno realmente eseguito l’intervento. Non entro nel merito della questione dell’acqua da bere, probabilmente il Mercantini non ha letto con attenzione i vari articoli. Preciso che il semplice pezzo di cellophane viene utilizzato in tutto il mondo da tutti i servizi sanitari ed è’ stato scelto dopo anni ed anni di sperimentazioni. Il doppio colore ( argento ed oro ) delle due parti non è’ per estetica natalizia, ma risponde ad esigenze di utilizzo che salvano la vita. Nulla e’ stato detto di falso, come non può essere considerato offensivo dire che in forra non si va senza i minimi presidi di sicurezza, presidi che il gruppo non aveva. Il dovere statutario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico non è’ solo quello di rischiare la vita e talvolta morire per salvare vite, ma anche quello di fare prevenzione. Proprio per l’esperienza del gruppo, ben specificata nel commento appena letto, avrei pensato più’ adeguato un pensiero più vicino alla diffusione dello sport in sicurezza più che ad un tentativo di accusare giornalai e giornalisti sperando di essere considerati come eroi. Quello che i compagni hanno fatto per l’amico e’ stato bellissimo, anche loro hanno collaborato alla salvaguarda della vita del ferito, ma questo non deve far dimenticare a chi legge che questi sport non sono per eroi, ma per persone umili, attente alle previsioni meteo ed organizzate per affrontare gli eventi inattesi. Bravi per aver rotto i propri sacchi, meglio sarebbe stato riportati a casa integri per aver usato un semplice pezzo di cellophane…… Buona forra a tutti, con attenzione, competenza ed umiltà’
    Paolo Cortelli Panini
    Addetto stampa Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico regione Marche

  3. Avevo sentito la notizia di un incidente in forra al Monte Nerone lunedì da un amico, e mi sono chiesto ‘come si fa ad andare in un posto così con le previsioni meteo che ci sono state?’
    Adesso leggo qui che non avevate neanche il telo termico….
    Non ho scritto niente su Scintilena perchè non ho ricevuto nessun comunicato dagli addetti stampa del CNSAS e ho preferito, non conoscendo i veri particolari della vicenda, non infierire o distribuire giudizi gratuiti e affrettati.
    Andrea Scatolini – Scintilena