“In Italia fare sport è davvero difficile”

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7 dicembre 2012

PESARO – Seconda e ultima parte dell’intervista a Blanca Ares, una delle grandi giocatrici del basket europeo, moglie di Sergio Scariolo, l’allenatore oggi all’EA7 Emporio Armani Milano, prossimo avversario della Scavolini, lunedì sera, ma in passato protagonista – da assistente di Bianchini prima e da responsabile tecnico poi – dei due scudetti conquistati dalla Vuelle.

Blanca, Sergio e il presidente della Federazione spagnola Saez (dal sito internet dell'Olimpia Milano)

Blanca, Sergio e il presidente della Federazione spagnola Saez (dal sito internet dell'Olimpia Milano)

A un’intenditrice come lei è lecito chiedere un giudizio sul basket italiano: cosa le piace e cosa no?
“Uhm uhm, non lo so, è molto difficile dare una risposta”. Che arriverà fra poco.

Raccontano che Alessandro, il vostro primogenito giochi bene a pallacanestro…
“Ha undici anni, a questa età non si può capire se è bravo o no. E’ vero che la voglia non gli manca e si allena tutti i giorni, che è già tanto per la sua età. Certo, geneticamente dovrebbe avere preso qualcosa di me e del padre. Vive nel basket da quando è nato e un po’ di talento lo mostra, ma conosco tanti bambini che erano bravi e crescendo non si sono confermati; meglio attendere prima di giudicarlo…”.

In verità, la mia era una domanda tendenziosa, rivolta a sapere se con Sergio vi è capitato di parlare del suo futuro, ipotizzando che un giorno potrebbe scegliere tra la Nazionale italiana e la Selezione spagnola…
“In questo momento, preferisce la Spagna, ma è anche ovvio: la nostra squadra è la più forte d’Europa, seconda solo agli Stati Uniti d’America, ai campioni della Nba. Magari, quando nostro figlio sarà grande, l’Italia avrà superato la Spagna e Alessandro potrebbe cambiare parere”.

La Spagna domina: campione d’Europa e del Mondo di calcio, campione continentale di pallacanestro e medaglia d’argento olimpica con Sergio in panchina, ma anche straordinari risultati nel motociclismo e nel tennis… Nel resto d’Europa domina la cultura dell’invidia, del sospetto: si dice che è tutto merito del doping e dei controlli che da voi mancano. Sergio mi ha detto più volte che i grandi risultati sono frutto della cultura sportiva, della pratica collettiva che produce campioni. E un mio caro amico, Jordi Robirosa, giornalista di Tv3, televisione catalana, racconta che in Catalogna, ogni fine settimana, si giocano tante partite di basket giovanile che forse non si disputano in tutta l’Italia.
“Sono d’accordo con Sergio e con Jordi. Tutto nasce dall’invidia dei francesi, dalle loro bugie sui nostri campioni. Non è doping, ma pratica sportiva di base. La verità è che in Spagna si cura tantissimo lo sport fin da quando i bambini sono piccoli. E ciò vale anche per la pallacanestro femminile. Io accompagno tutti i giorni Alessandro agli allenamenti e quando vedo certe strutture mi viene da piangere. In Spagna le palestre, di tutti gli sport, sono belle, comode, con tutto ciò che serve ai bambini, dal campo di gioco agli spogliatoi. Soprattutto sono raggiungibili facilmente. Qui, un giorno ci si allena in un posto e il giorno dopo in un altro, magari lontano. Così, molti genitori, già alle prese con problemi di lavoro, si arrendono e rinunciano all’attività dei figli, obbligati a lasciare lo sport che piaceva. In Spagna le società e le comunità fanno di tutto per agevolare la pratica sportiva e le famiglie sono contente. Oggi in Italia si parla molto della “cantera”, il settore giovanile delle squadre di calcio. La verità è che la “cantera” è la base di tutte le nostre società. Restando alla pallacanestro, tutte i club spagnoli, dal Real Madrid al Barcelona Regal, dall’Unicaja Malaga al Pamesa Valencia, hanno un’importante settore giovanile. Altro che doping, la nostra forza sono strutture e cultura del lavoro”. Detto da una ex giocatrice, anzi da una campionessa, la risposta vale anche per la domanda precedente sulla pallacanestro italiana, ed è estendibile all’intero panorama sportivo nazionale, dove la pratica di base è un’eccezione, figlia dell’impegno di dirigenti volontari, obbligati a operare in strutture fatiscenti, alle prese con mille problemi burocratici che inducono ad arrendersi. Qui, lo Stato non conosce la parola sport. Se ne è parlato, con amarezza, anche in un recente interessante convegno promosso dal Panathlon Pesaro e dal Coni provinciale e durante l’incontro promosso dalla Snoopy Pallavolo con Mauro Berruto e Josefa Idem. Ma continuiamo a farci male con l’invidia…

(2-fine)

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