Primarie locali: quattro domande a Marchetti da Belfiori

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11 dicembre 2012

Partito Democratico

di Giovanni Belfiori*

PESARO – E’ stato finora generoso il segretario provinciale del Pd Marco Marchetti, nel raccontare l’utilità delle primarie che designeranno i candidati a Camera e Senato della provincia di Pesaro e Urbino, ma forse una ulteriore riflessione non farebbe male. Sappiamo bene che non c’è stato accordo tra le forze politiche nazionali e probabilmente andremo a votare con il “Porcellum”. Le primarie sarebbero state il miglior modo per correggere un sistema elettorale con liste boccate e senza preferenze; eppure messe in piedi in fretta e furia e in una sola provincia, rischiano di diventare un fattore che peggiora il Porcellum anziché migliorarlo.

Marchetti dovrebbe chiedersi se esistano – oltre alle primarie – altri meccanismi che garantiscano trasparenza nella scelta dei candidati, meccanismi di consultazione che favoriscano comunque la partecipazione e il confronto.

Le notizie che arrivano da Roma indicano il 17 o il 24 febbraio come data probabile in cui svolgere le elezioni politiche che daranno all’Italia un nuovo governo. Se così fosse, le liste con i candidati andranno presentate i primi di gennaio. C’è, quindi, un problema di tempi: quando si svolgeranno le primarie provinciali, a Natale? O all’alba del primo gennaio con i seggi allestiti a fianco dei fornai che sfornano brioche? O pensiamo anche noi di organizzare primarie sul web riservate a pochi fortunati?

Non metto in dubbio la capacità organizzativa del coordinamento provinciale, tutt’altro: è stata eccezionale in ogni festa e in ogni consultazione. Ma che primarie sarebbero? Quanta gente avrebbero la capacità di mobilitare, dopo i voti ravvicinati del 25 novembre e dell’8 dicembre per le primarie nazionali? I referendum sono un grande strumento di democrazia, ma sappiamo bene che a forza di indire referendum per qualsiasi argomento, quell’istituto è stato svuotato di partecipazione e valore e – esclusa l’ultima consultazione – abbiamo avuto una sfilza di quorum non raggiunti.

Ecco la prima domanda: come pensa Marchetti di rendere effettiva la partecipazione, fugando ogni dubbio che queste si trasformino in primarie burletta dove a votare ci andranno soltanto i ‘soliti noti’?

C’è poi la questione delle cosiddette “quote rosa”: il Pd può rivendicare orgogliosamente di aver fatto molto – ma mai abbastanza – per rendere effettiva quella parità uomo-donna che, in fondo, altro non è che democrazia delle opportunità. Quali meccanismi intende adottare Marchetti per evitare che i candidati vincenti siano tutti e soli uomini?

La terza domanda riguarda il concetto di partito. Se non ho capito male, il segretario afferma che le primarie in provincia si svolgeranno anche se nel resto delle Marche non si dovessero indire. A Marchetti voglio ricordare che la teoria del socialismo in un paese solo non ha avuto esiti felicissimi. E mi viene anche il dubbio che per qualcuno non esiste più un partito nazionale, e forse neanche un Pd del Nord o un Pd del Centro, e nemmeno un Pd delle Marche, ma esiste il Pd di Pesaro e Urbino, il Pd di Ancona e così via. Ma se il nostro è un grande partito nazionale e popolare, come possiamo affermare che a noi non riguarda quel che farà il Pd attraversato il Cesano? Non pensa Marchetti che questa sua posizione disgreghi piuttosto che unisca?

La quarta domanda riguarda il destino dei vincitori delle primarie di Pesaro-Urbino. Il più votato nel pesarese, considerato che avremo liste bloccate, in che punto sarà della lista regionale? Rivendicherà il primo posto? E in forza di che cosa? Di primarie decise e gestite in modo autonomo da una sola provincia?

Se la politica è uno strumento alto di condivisione e partecipazione, occorre rendere concreto questo strumento, e forse, oggi, le primarie locali non sono il modo migliore per farlo.

*iscritto Pd Mombaroccio

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