Ricci: “Addio accorpamenti, massacro per le Province”

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11 dicembre 2012

Matteo Ricci

Il presidente Matteo Ricci

PESARO – “Ora è caos istituzionale”. Matteo Ricci aveva lanciato l’allarme da giorni. Adesso il concetto, se possibile, è ancora più evidente. Tanto più dopo lo stop ufficiale alla conversione del decreto legge sul riordino delle Province, arrivato nelle ultime ore dalla commissione Affari costituzionali del Senato.

 

LO SCENARIO

Il presidente chiarisce e sgombra subito il campo da equivoci: “Questa accelerazione porta solo notizie negative per una Provincia come la nostra, che si era salvata dall’accorpamento”. Nel dettaglio: “Stando così le cose, per un anno si è discusso del nulla. Siamo tornati esattamente a 12 mesi fa, dopo l’approvazione del decreto Salva Italia. E’ chiaro: il mancato riordino evita tutti gli accorpamenti. Ma massacra, nei fatti, l’ente Provincia. Il risultato? E’ rimasta la parte peggiore della riforma”.

 

RICCI SULLA SITUAZIONE ATTUALE

Poche le certezze nel momento presente. Primo: “Con il Salva Italia, le Province sono enti di secondo livello, con organi non più eleggibili dai cittadini”. Non solo: “Dal primo gennaio 2013 tutte le funzioni passano alle Regioni. Per cui, saltano quelle competenze che la riforma confermava alle amministrazioni provinciali (scuole, ambiente, strade, trasporti e pianificazione territoriale, ndr). Resta solo il coordinamento”. Ancora: “Con la conversione del decreto legge, la questione sarebbe stata chiusa, almeno dal punto di vista dell’assetto istituzionale. Ora, invece, non abbiamo neanche più forza contrattuale per trattare sulle risorse e i trasferimenti azzerati. Anche perché il governo cambierà e non ci sarà più l’interlocutore. Ma tutti i tagli sul 2013 rimarranno. E per noi sono circa 10 milioni di euro”. Il rischio? “E’ il dissesto di tutte le Province. Per cui, lo scenario che si profila all’orizzonte è davvero preoccupante”.

 

INTERVENTO SULLA LEGGE DI STABILITA’?

Il presidente sull’immediato futuro: “Per il momento è caos istituzionale. Ora l’Upi sta spingendo per recuperare almeno il discorso delle funzioni, inserendolo nella partita della legge di stabilità”. Che resta l’ultimo atto del governo Monti. Un tentativo in extremis, in uno scenario paradossale: “L’unica notizia positiva è che le giunte non decadranno e continueranno a lavorare con il presidente. Ma su cosa, se ci tolgono le funzioni? Se non cambieranno le cose, in campagna elettorale il tema predominante sarà quello dell’abolizione totale. Senza avere riformato l’organizzazione territoriale dello Stato”. Per cui, “nella prossima legislatura servirà una riforma organica complessiva”. Ma intanto, il presidente ribadisce: “Per una Provincia come la nostra, che era dentro i criteri del riordino, ora la situazione è addirittura peggiorata”.

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