Borse di studio, Tar accoglie istanze cautelari. Ricci: «Volontà d’accordo amichevole rafforzato»

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17 dicembre 2012

PESARO – Il Tar accoglie le istanze cautelari dei borsisti finiti sotto inchiesta per truffa  con l’accusa di avere dichiarato, nel 2003, un «reddito non corrispondente alla realtà» per accedere al bando dell’epoca della Provincia. Una vicenda che parte da molto lontano (poi conclusasi con decreto di archiviazione in sede penale, ndr) e che, nei giorni scorsi, ha visto una altra tappa significativa sul lato amministrativo. Il Tar ha ritenuto infatti sussistente il «periculum in mora», senza esprimersi sul «fumus».

«L’esito dell’udienza? Ci aiuta nella nostra volontà di favorire la mediazione amichevole». Così Matteo Ricci, dopo il pronunciamento. «Non abbiamo mai pensato che qualcuno, tra quei borsisti, facesse il furbo – va avanti il presidente -. Da tempo, come giunta, ci eravamo espressi con la struttura e i dirigenti in favore di una risoluzione amichevole». L’obiettivo: «Raggiungere un accordo che eviti di recuperare per forza le risorse a scapito di precari. Tanto più in un momento difficile e di crisi come questo». L’opinione del presidente è che «se qualcuno ha sbagliato, all’epoca, lo ha fatto in buona fede. E probabilmente ci possono essere stati anche alcuni elementi di confusione nel bando. Nessuno ci ha marciato». Per cui, conclude Ricci, «la prossima settimana porteremo in giunta una delibera per facilitare il percorso verso l’accordo. Lo avremmo fatto a prescindere: ora l’esito dell’udienza del Tar ci aiuta ancora di più in questo senso».

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