Barbato, il pilone con la passione per la meta

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19 dicembre 2012

PESARO – “Volevo farmi nuovi amici e mi è sempre piaciuto fare sport. Però ero cicciottello e così un amico mi propose di giocare a rugby. Alla prima palla che ho preso ho ribaltato il ragazzino che avevo di fronte”. Nasce da qui probabilmente la propensione di Giovanni Barbato ad andare in meta. Quest’anno alla sua prima stagione con la Guidi Impianti Pesaro Rugby ne ha già realizzate cinque, al momento il metaman della squadra, cosa non comune per i piloni. “Ma io sono un po’ un centro pilone – racconta con la sua parlata a metà fra il napoletano e lo spagnolo – mi piace attaccare l’uomo che mi trovo di fronte e non è così semplice fermarmi. Il fatto è che credo molto in me stesso, in campo do tutto me steso e non ho paura di nessuno”.

Barbato in prima linea

Con i suoi 117 chili non ha faticato a inserirsi bene sia in mischia che in squadra, arrivato da Barcellona (Spagna), dove a 12 anni si era trasferito da Napoli con la sua famiglia scoprendo il rugby grazie al Rugby Club Sidges. “Sono arrivato con un po’ di paura, ma con una grane voglia di farmi valere. In realtà molto sul mio ruolo l’ho imparato a Pesaro. Quasi non sapevo fare una mischia e Santini e Galdelli mi hanno insegnato tutto della prima linea. Per me sono stati e sono ancora un libro aperto. E poi il capitano è il più forte di tutti in prima linea. E’ tutta tecnica e contro di lui faticano tutti. Poi io sono in grado di dire la mia sui giocatori di mischia, perchè fuori nei trequarti per me è un altro sport e non so giudicare”.
Non sapeva nulla della prima linea, ma sta mettendo in difficoltà tutte quelle avversarie: “E’ che sono un po’ animale. Io prima lavoravo solo di potenza e per nulla di tecnica. Le prime due mischie di ogni partita mi servono per prendere le misure agli avversari e poi mi adeguo al loro ingaggio”.

A differenza di tanti però, Giovanni ritiene che il punto di forza della squadra non sia la mischia: “Il vero punto di forza sono i nostri mediani. Il giovane Boccarossa o Tarini che è più fisico, quasi una terza linea per i suoi placcaggi, e la precisa apertura Mattia Martinelli. Nessun altra squadra secondo me ha una coppia di mediani forte quanto la nostra”.
Ma qual è la squadra più forte del campionato? “Noi non abbiamo paura di nessuno. Detto che ancora non ho visto Prato e Viterbo, per me la principale avversaria non è la capolista Perugia, ma il Noceto, che mi pare più squadra”.
Prima della pausa natalizia, sabato l’anticipo della penultima giornata di andata in trasferta contro il Prato Sesto. Dopo la vittoria sulla capolista non correte il rischio di rilassarvi? «E’ un rischio reale, ma il nostro allenatore Daniel Insaurralde, è bravo a farci stare con i piedi per terra. Non possiamo snobbare nessuno, ma allo stesso tempo non temiamo nessuno. E pensiamo ad una partita alla volta. Ora è il momento di pensare a Prato Sesto».
Pesaro, che domani sera festeggerà il momento con una cena prenatalizia, era partita con l’obiettivo salvezza. Oggi è giusto parlare di serie A? «Mi piace pensare ai playoff a cui accedono le prime due del girone. Poi la serie A sarebbe una conseguenza. Ma sarebbe già bello giocarsi i playoff, una esperienza nuova per me e per la squadra».
E chissà che dopo le feste la sua famiglia non venga a Pesaro per seguirne le gesta: «Lo spero, mi hanno detto che verranno a febbraio. Il problema è che i miei non hanno mai capito bene le regole del rugby. Ancora quando devo raccontare a mio padre che ho segnato una meta, gli dico che ho fatto goal».

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