Cinghiali Furlo, Porto: «Rispettiamo in modo puntale le indicazioni del ministero»

di 

4 febbraio 2013

PESARO – «Al Furlo non si spara ai cinghiali. Il controllo diretto dell’animale attraverso le tecniche proposte dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, organismo vigilato dal ministero dell’Ambiente, non si può definire caccia». L’assessore Tarcisio Porto interviene sulle polemiche sollevate da Italia Nostra sul caso cinghiali al Furlo: «Siamo disponibili al confronto con gli ambientalisti. Nella consulta al momento non ci sono le rappresentanze delle associazioni ambientali solo perché ancora non sono state nominate dal ministero. Per questo, compensiamo convocando con loro un tavolo ad hoc».

 

L'assessore Tarcisio Porto

Dopo la premessa, l’assessore ricostruisce i fatti: «Nel decreto istitutivo della Riserva si stabilisce che fino all’entrata in vigore del piano di gestione sono vietati la cattura, l’uccisione, il danneggiamento, il disturbo della fauna selvatica. Il regolamento definisce le possibili deroghe ai divieti, prevedendo eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall’ente parco». Va avanti Porto: «Gli eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi sono subordinati all’approvazione del piano di gestione da parte del ministero. Lo scorso agosto la Provincia di Pesaro e Urbino ha inviato i due documenti a Roma. In attesa dell’adozione da parte del ministero, l’organismo di gestione della Riserva ha elaborato il piano di gestione quinquennale del cinghiale nella Riserva e il regolamento relativo».

 

Entrambi redatti, chiarisce l’assessore, sulla base delle “Linee guida per la gestione del cinghiale nelle aree protette”, pubblicate dal Ministero e dall’Ispra e inviati allo stesso istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per recepire il relativo parere tecnico. La Provincia ha già ottenuto parere favorevole, dopo esauriente approfondimento, e dovrà ora elaborare il piano annuale per la gestione del cinghiale nella Riserva». Una garanzia ulteriore, «anche perché secondo l’Ispra il parere è diventato prassi, ma non è obbligatorio».

 

Secondo le linee guida dell’ Ispra, «per impedire o mitigare l’impatto che il cinghiale esercita sulle colture agricole si possono adottare sia metodi preventivi che di controllo diretto della specie. I metodi preventivi, che non comportano l’uccisione, sono recinzioni fisse, recinzioni elettrificate, colture “a perdere”, foraggiamento dissuasivo. Il controllo diretto si attua invece attraverso la cattura o l’abbattimento, nel rispetto del piano di prelievo. Ma precisiamo che il piano esclude l’uso della “girata” (utilizzata in altri parchi italiani), ovvero l’abbattimento in forma collettiva. Gli operatori abilitati alla realizzazione degli interventi di controllo diretto tramite sparo potranno essere annualmente autorizzati all’attività previo superamento di specifica prova, secondo i parametri determinati dagli specifici regolamenti». Ma non è tutto: «Il piano quinquennale di gestione è finalizzato alla conoscenza degli elementi che descrivono la popolazione del cinghiale, le caratterizzazioni ecologiche, le conseguenze determinate dalla presenza della specie, i risvolti a carattere sociale, all’interno e nelle aree limitrofe della Riserva. L’obiettivo è il mantenimento della popolazione del cinghiale della Riserva, in equilibrio con le componenti ecologiche, affinché i danni siano sostenibili sotto il profilo economico, ecologico e rispetto ai conflitti sociali. Nel caso di prelievo, il piano annuale determina le quantità ammissibili, nonché le proporzioni relative delle differenti classi di sesso ed età». Ulteriore puntualizzazione: «Il piano di gestione sarà attuato attraverso la conoscenza dei parametri di popolazione, il monitoraggio e la gestione dei danni alle colture ed alle produzioni, mediante prevenzione e risarcimento. Il regolamento prende in considerazione le azioni di prevenzione dei danni alle produzioni agricole e alle attività antropiche con le relative modalità di erogazione di contributi, oltre alle attività e produzioni soggette al risarcimento o indennizzo dei danni a carico della Riserva e le procedure di istruttoria delle richieste. Senza il regolamento, peraltro, non avremmo potuto neanche risarcire i danni».

 

Su bracconaggio e problemi della circolazione di mezzi motorizzati in aree vietate: «Il decreto istitutivo della Riserva assegna la sorveglianza al Corpo forestale, con cui la Provincia collabora attivamente, attraverso la polizia provinciale e le guardie ecologiche volontarie. Ma ragionando per assurdo, anche decuplicando le forze in campo impegnate nella sorveglianza non sarà mai possibile controllare giorno e notte ogni angolo della Riserva. La drastica riduzione del bracconaggio si può ottenere anche e soprattutto con la collaborazione di tutti i cittadini e con il consenso diffuso nei confronti della Riserva. E con il contrasto della maleducazione e di un mentalità predatoria purtroppo ancora presente in una parte minoritaria della popolazione. Ma questi sappiano che dovranno rendere conto dei loro reati».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>