Ricci ai Comuni: “Avanti solo se ci si mette insieme”

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8 febbraio 2013

PESARO – Bisogni crescenti contro risorse calanti. Nel mezzo c’è la volontà di incidere ancora, in senso amministrativo e territoriale. Un rebus per gli enti locali che, tra tagli e novità normative, secondo Matteo Ricci potranno fare “massa critica” e sopravvivere solo “mettendosi insieme”. Anche “senza rinunciare al campanile e al gonfalone”, intanto nella gestione dei servizi. Il processo pare ormai ineludibile. Indietro non si torna, ed è quello che il presidente fa capire ai sindaci, riuniti nella Conferenza delle autonomie locali: “Stringiamo i tempi. Anche alla luce della nuova normativa regionale, che fa scattare sotto i 5.000 abitanti le Unioni di Comuni entro la fine dell’anno, bisogna presentare ad Ancona entro marzo un documento con la definizione dei nostri bacini omogenei e ottimali”. L’approvazione definitiva nella prossima seduta delle autonomie locali. Ma il dibattito è già caldo.

 

Matteo Ricci alla conferenza delle Autonomie locali

Matteo Ricci alla conferenza delle Autonomie locali

“Rafforzare i Comuni”

Se alle porte c’è la nuova stagione degli assetti, Matteo Ricci fa il traghettatore: “Dedicherò il resto della mia legislatura a supportare questo percorso, bisogna uscirne con lungimiranza”. Poi l’inciso: “Le Province? Avviate a diventare enti di secondo livello. Con funzioni di area vasta, ma limitate: saranno meno forti sia economicamente che politicamente. Perciò, se non vogliamo indebolire il territorio, dobbiamo responsabilizzare ulteriormente i Comuni”. La conseguenza immediata è che “i sindaci non dovranno solo pensare al loro territorio ma anche a buona parte del coordinamento provinciale”. La Regione, contemporaneamente, “dovrà mettere in campo un progetto organico di riforma”. Il riferimento è agli incentivi nelle diverse forme di associazionismo.

 

Le ipotesi

La visione del presidente poggia su alcuni punti fermi: “Sbagliato associarsi per omogeneità politica e non territoriale. Le Comunità montane? Sono già ambiti ottimali, possono diventare unioni di Comuni con funzioni montane. Partiamo da quello che si ipotizza resterà alla Provincia (strade, scuole, ambiente, pianificazione territoriale, trasporti) e per il resto individuiamo gli ambiti idelai per la gestione dei servizi”. Quindi le proposte: “Ragioniamo utilizzando due basi: i bacini omogenei individuati nel piano strategico a livello urbanistico (Pesaro, Fano, Pian del Bruscolo, Bassa Val Cesano, Alta Val Cesano, Bassa Val Metauro, Catria e Nerone, Alta Val Metauro, Montefeltro) e la suddivisione dei 7 ambiti sociali. Nel mezzo, ci sono anche realtà a cavallo tra aree differenti: per loro, presenteremo alla Regione un ventaglio di soluzioni”.

 

Associazionismo a tre velocità

Quello che è certo, è che “le strade sul tavolo sono tre: convenzioni, unioni, fusioni. Ne parlavo con il governatore dell’Emilia Romagna Errani: secondo lui scompariranno tutte le realtà sotto i 25.000 abitanti, perché non conteranno più nulla. Ovviamente alcuni Comuni sono più avanti di altri. E ci sono esempi di Unioni già efficaci nella nostra provincia. Altrove, invece, la riflessione parte adesso e le sensibilità sono diverse”. La conseguenza: “Le modalità non dovranno sicuramente essere univoche. Intanto definiamo gli ambiti, poi la Regione specificherà su incentivi e disincentivi”.

La conferenza delle Autonomie locali con Ricci e i sindaci della provincia

La conferenza delle Autonomie locali con Ricci e i sindaci della provincia

Strada obbligata

In sala c’è chi sposa le convenzioni, chi si spende più per le Unioni. Ma si avverte tra chi interviene (tra gli altri Settimio Bravi, Margherita Pedinelli, Daniele Tagliolini, Franco Corbucci, Settimio Bravi, Michele Maiani) la consapevolezza della situazione. Ora la riflessione dei primi cittadini per le osservazioni da presentare nel frattempo alla Provincia. Perché al termine della prossima assemblea (entro il 28 marzo), si uscirà con la delibera dei bacini omogenei. Che la giunta regionale dovrà recepire.

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