L’Imu sulla prima casa? Per la Cgil un falso problema

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15 febbraio 2013

PESARO – In questi giorni di campagna elettorale, si parla molto dell’Imu sull’abitazione principale e sull’ipotesi di una sua restituzione (4 miliardi di euro a livello nazionale). Ma quanto hanno pagato effettivamente di Imu i lavoratori dipendenti ed i pensionati della provincia di Pesaro-Urbino?

L’Ires Cgil Marche ha elaborato i dati provenienti dal Caaf della Cgil delle Marche, che riguardano un numero altissimo di dichiarazione dei redditi, 41.537 in totale, ampiamente rappresentativo di tutti i lavoratori dipendenti e dei pensionati della provincia.

Da questi dati emerge che 18.781 contribuenti non possiedono un’abitazione e quindi non pagano l’IMU (45,22%).

Fra chi possiede un’abitazione, altri 4.902 sono i contribuenti che, collocandosi al di sotto della soglia di esenzione, non pagano l’IMU (11,8%).

Quindi, l’IMU è corrisposta solo dai restanti 17.854 contribuenti (42,98%).

Tra i contribuenti possessori di abitazione sopra la soglia di esenzione, il 37,07% paga meno di 200 euro e solo lo 0,33% paga più di 500 euro.

“Questi dati dimostrano quanto sia fuorviante la propaganda alimentata sull’Imu, portata avanti in questi ultimi tempi da alcune forze politiche” dichiara la segreteria provinciale Cgil. “La verità – continua – è che i veri beneficiari sarebbero le categorie più agiate ed i proprietari di immobili di pregio. Alla Cgil, l’attuale Imu non piace perché non è progressiva e non tiene conto della ricchezza complessiva della persona. Per questo chiediamo di sostituirla con una imposta sulle grandi ricchezze. Ma se vi fossero delle risorse da ridistribuire sarebbe opportuno partire da una riduzione delle tasse sulle buste paga e sulle pensioni, in particolare per i redditi medi e bassi, e non dai proprietari degli immobili di pregio”.

 

Val.ass.

Comp. %

% aggregate

Contribuenti non proprietari di abitazione

18.781

45,22%

94,09%

Contribuenti proprietari esenti per reddito

4.902

11,80%

Contribuenti che pagano meno di 100 euro

10.698

25,76%

Contribuenti che pagano tra 100 e 200 euro

4.698

11,31%

Contribuenti che pagano tra 200 e 300 euro

1.577

3,80%

5,59%

Contribuenti che pagano tra 300 e 400 euro

540

1,30%

Contribuenti che pagano tra 400 e 500 euro

203

0,49%

ontribuenti che pagano tra 500 e 600 euro

61

0,15%

0,33%

Contribuenti che pagano tra 600 e 700 euro

39

0,09%

Contribuenti che pagano tra 700 e 800 euro

15

0,04%

Contribuenti che pagano tra 800 e 900 euro

6

0,01%

Contribuenti che pagano tra 900 e 1.000 euro

8

0,02%

Contribuenti che pagano più di 1.000 euro

9

0,02%

Totale numero contribuenti

41.537

100%

100%

LA PROPOSTA DI CONFESERCENTI

Sull’argomento Imu interviene anche Roberto Borgiani, direttore provinciale Confesercenti Pesaro e Urbino. “In questi giorni sono stati pubblicati alcuni dati di analisi della composizione del gettito IMU 2012 – scrive Borgiani – Se ne evince, per esempio, che la eventuale restituzione dell’IMU versata sulla prima casa vale appena un sesto del gettito complessivo (4 miliardi su 24). La sua restituzione premierebbe il gruppo dei contribuenti più benestanti rendendo al 20% più ricco oltre 1,7 miliardi ed al 20% meno ricco solo 203 milioni. E’ evidente che le forze politiche che parlano di riformare l’IMU per il 2013 abolendo l’imposizione sulla prima casa perlopiù non sanno di cosa parlano o, se lo sanno, fanno solo propaganda demagogica pensando che si possano considerare allo stesso modo tutti i possessori di prima casa, indipendentemente dal loro reddito. Cosa che l’Europa ci ha già contestato. Ma c’è un altro aspetto singolare in questa vicenda dell’IMU. Mentre tutti si affannano a parlare dell’importanza di rivedere l’IMU sulla prima casa che, lo ripeto è un solo un sesto della raccolta complessiva, nessuno si occupa degli immobili che sono sede di una attività produttiva (agricola, commerciale, artigianale, industriale) per capire come in un momento di così grande difficoltà economica si potrebbe alleviare la situazione di tante piccole imprese il cui immobile è un bene strumentale dell’impresa almeno riducendone l’aliquota relativa. L’imposta in questione vale 6 miliardi ed una riduzione di 2 miliardi per aiutare le piccole imprese non è un obiettivo irrealistico. Anzi, potrebbe essere una buona manovra a favore di chi sta facendo i conti con bilanci già in sofferenza, schiacciati dal calo dei consumi e da una crescente imposizione fiscale. Ma delle imprese, in questa campagna elettorale, interessa qualcosa a qualcuno?”.

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