Haiti, ricostruzione e trasparenza: la situazione tre anni dopo il terremoto

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16 febbraio 2013

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PESARO – Sono state migliaia le vittime del terribile terremoto che nel gennaio del 2010 ha colpito Haiti. Ancora oggi, centinaia di migliaia di persone non hanno una casa dove vivere. ActionAid e altre organizzazioni della società civile si sono riunite per spingere il governo a destinare terreni per la costruzione di case, con particolare attenzione alla corretta gestione dei fondi destinati alla ricostruzione. Gestione che ActionAid vuole trasparente e responsabile. Infatti, ad oggi, gli interessi delle persone più vulnerabili non sono stati presi in considerazione dai politici: da subito i piani del governo per la ripresa sembravano essere fatti dai e per i più ricchi.

Nel 2011 è nata la campagna “Je nan Je” (un modo di dire Creolo traducibile in italiano come “Guardiamoci negli occhi”) che ha offerto l’opportunità alle persone colpite dal terremoto di incontrarsi, condividere esperienze e per far sentire la loro voce. L’obiettivo della campagna è l’ottenimento di titoli di proprietà della terra e la partecipazione alle decisioni di ricostruzione. ‘Je nan Je’ è diventato un movimento popolare forte con oltre 800.000 haitiani, coinvolti in numerose manifestazioni pacifiche e la presentazione di una carta di richieste al governo nel gennaio 2012.

ActionAid ha contribuito a rafforzare le competenze degli attivisti nel raccogliere e presentare dati precisi per mostrare il problema.

Dopo diverse audizioni pubbliche, il governo ha risposto. Una commissione parlamentare è stata incaricata di creare leggi per garantire i diritti alla terra e agli alloggi e dovrà pubblicare una relazione sui progressi compiuti entro il mese di febbraio 2013.

Un grande successo nella lotta dei cittadini per un governo responsabile.

Per approfondire la conoscenza della situazione attuale ad Haiti Stefano Sorcinelli, referente provinciale ActionAid, vuol divulgare quanto riferisce Jean-Claude Fignole, direttore di ActionAid Haiti: “Il terremoto di magnitudo 7.0 che ha colpito Haiti il 12 gennaio 2010 ha rappresentato un disastro per il mio popolo, che già viveva in condizioni di drammatica fragilità. 220.000 persone sono morte e 250.000 hanno riportato ferite di diversa gravità. Oltre 1milione di Haitiani hanno perso la casa. Centinaia di migliaia di sopravvissuti hanno abbandonato le città, per cercare una speranza di vita nelle campagne circostanti, dove le risorse erano già molto scarse.
La risposta di ActionAid è stata immediata. Lavoriamo qui dal 1997 e possiamo contare su un forte e ampio network di organizzazioni partner, che ci consentono di essere al fianco delle comunità più povere.
Ricordo l’intensità e la fatica dei primi tre mesi dopo il terremoto. Colleghi e attivisti sono subito accorsi al fianco dei superstiti e hanno dedicato tutte le energie disponibili per distribuire cibo, utensili per cucinare, kit igienicosanitari, tende e teloni. Servivano supporto sanitario e psicologico. I superstiti dovevano sapere di non essere soli ad affrontare una tragedia così immane. Abbiamo aiutato decine di migliaia di persone. Quando penso alla piccola Cherlandine, che all’epoca aveva tre anni, ancora mi commuovo.
Terminata la prima fase di emergenza, ci siamo dedicati alle famiglie che avevano perso ogni mezzo. Capire come prevenire disastri come quello in futuro è stata un’altra nostra priorità. Abbiamo così fatto in modo di distribuire un salario minimo a tutte le persone impegnate nei progetti di ricostruzione. E rafforzato la capacità della popolazione di affrontare tempeste tropicali e forti piogge che spesso imperversano su Haiti.
Insieme alle comunità abbiamo completato progetti importanti per proteggere popolazione, case e raccolti da allagamenti e frane. A Thiotte, ad esempio, abbiamo fatto dei terrazzamenti. A Philippeaux abbiamo realizzato dei terrapieni, per consolidare il terreno a rischio di erosione.
Siamo stati fianco a fianco di oltre 200.000 persone tra le più vulnerabili, per aiutarle a ricostruire la loro vita. Tra le tante cose fatte, mi piace ricordare la costruzione di due scuole con metodi antisismici e l’organizzazione di corsi di formazione per gli insegnanti. In questo modo abbiamo assicurato a 660 bambini un’educazione di qualità, in un ambiente sicuro.
Sono davvero tanti i piccoli e grandi successi che abbiamo ottenuto nel processo di ricostruzione qui ad Haiti. Altrettante sono le sfide che dobbiamo affrontare. Una delle più difficili è la mancanza di terra per costruire case. Sono 390.000 i sopravvissuti che ancora vivono in tende e rifugi di fortuna perché non hanno alcun diritto di proprietà sulla loro terra. In risposta alla crisi abitativa, abbiamo partecipato attivamente al lancio della campagna “Je nan Je”, un modo di dire Creolo che in italiano potreste tradurre come “Guardiamoci negli occhi”.
Dal lancio della campagna nel 2011, le organizzazione di base e migliaia di persone colpite dal terremoto si sono unite, per chiedere al governo haitiano di assegnare terreni edificabili a chi ha perso la casa e più trasparenza nella gestione dei fondi destinati alla ricostruzione.
Dopo numerosi incontri pubblici e manifestazioni pacifiche, il nostro governo ha istituito una Commissione parlamentare, con il compito di creare leggi a tutela del diritto alla casa e alla terra per le persone più vulnerabili di Haiti. In questi giorni siamo in attesa di conoscere i risultati del lavoro della Commissione. E’ un passaggio fondamentale nella nostra lotta per un’amministrazione trasparente e responsabile.
Grazie alla campagna “Je nan Je”, ci sono già stati dei risultati pratici nell’assicurare la terra per costruire le case. Marie-Charles Juste Luce, una attivista della campagna che vive nel campo di Mariani, è riuscita a ottenere dal sindaco della vicina città di Gressier un’area di terreno edificabile.
In collaborazione con autorità locali, organizzazioni e comunità, abbiamo così potuto iniziare a costruire 160 abitazioni temporanee, che già nei prossimi giorni saranno messe a disposizione delle famiglie più vulnerabili. Come dice Marie-Charles, ognuno ha il diritto di vivere in un posto sicuro.
Qui ad Haiti la combinazione di povertà e disastri naturali di varia natura è una barriera difficilissima da superare nel processo di sviluppo del Paese. Pensate che solo negli ultimi sei mesi abbiamo dovuto affrontare due uragani (Isaac e Sandy) e fortissime piogge che hanno provocato allagamenti nel Nord dell’isola. E l’epidemia di colera scoppiata ad Agosto 2010 non è ancora finita.
Per questo motivo stiamo investendo tempo e risorse, per essere pronti – noi di ActionAid insieme alle comunità con le quali collaboriamo -, a rispondere in modo veloce e efficace quando si presenterà la prossima emergenza. Stiamo, ad esempio, creando riserve di articoli vitali – come i kit igienicosanitari -, il più vicino possibile alle comunità più vulnerabili. In questo modo in caso di necessità la distribuzione avvenire in tempi ancora più rapidi.
Quando l’uragano Sandy ha colpito Haiti a Ottobre, distruggendo oltre 18.000 abitazioni e uccidendo 54 persone, siamo stati in grado di fornire generi di prima necessità alle comunità colpite nel giro di poche ore. In questo modo abbiamo evitato epidemie di colera e offerto cibo essenziale.
Un altro disastro incombe sull’isola: la minaccia di una crisi alimentare catastrofica. Il comparto agricolo ad Haiti, che da solo genera un quarto del prodotto interno lordo, è stato devastato dall’uragano Sandy. Tanti contadini come Siliane Médé e Nessilo Dorestant hanno perso il 90% dei raccolti.
Chiediamo un intervento urgente della comunità internazionale e intanto ci impegniamo per mettere l’agricoltura sostenibile al centro del nostro lavoro nell’isola. Crediamo che favorire l’agricoltura contadina sia un passaggio cruciale per assicurare il diritto al cibo degli Haitiani. Continueremo a promuovere un sistema agricolo che rafforzi l’ecosistema – proteggendo le risorse come acqua e terra – e aiuteremo i contadini a diversificare le loro fonti di guadagno. Sosterremo i produttori aiutandoli a organizzarsi, a ottenere uguali diritti di accesso ai mercati e difenderemo con energia i diritti delle donne contadine.
Come vedete, ci sono tanti alti e bassi sulla strada della ricostruzione aqui ad Haiti. Una cosa però è certa: quando la popolazione è coinvolta nei processi decisionali che riguardano le loro vite e può svolgere un ruolo attivo nel dare forma al proprio futuro, il progresso è possibile. Noi continueremo a lavorare perché questo avvenga. A tre anni dal terremoto, voglio ringraziare tutti i donatori che hanno sostenuto i nostri progetti. “Mesye Dam, chapo ba”, che in Creolo significa, “Mi tolgo il cappello davanti a voi”.
Senza il vostro sostegno, il lavoro di ActionAid al fianco di oltre 200.000 tra le persone più povere di Haiti non sarebbe stato possibile. Grazie per esserci stati vicini dopo il terremoto, e ogni volta che una tempesta tropicale ha colpito la nostra terra. Continuiamo a contare su singoli individui, donatori privati e istituzionali, per rafforzare la catena di mobilitazione e solidarietà che costruirà la nuova Haiti. Insieme possiamo cambiare le cose, rafforzando la capacità di fare fronte ai disastri e cambiando le politiche che generano esclusione sociale.
Sono passati tre anni dal terremoto e noi continueremo il nostro lavoro al fianco dei più poveri di Haiti, per il diritto a un futuro migliore. Oggi siamo più forti, ma la strada per la ricostruzione è ancora lunga”.

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