Scudetto ’88, il tricolore del grande chierichetto

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18 febbraio 2013

Terza e ultima puntata del racconto dello scrittore pesarese trapiantato a Milano, innamoratissimo della pallacanestro e soprattutto della Victoria Libertas. L’appuntamento con il ricordo dei 25 anni del primo storico scudetto pesarese proseguirà comunque con altri racconti e personaggi nei prossimi giorni.

di CARLO ALBERTO CORSI

Partita_scudetto_1987-88_rullo_195_ftg_23 Daye Pittis foto Manna

Un momento della partita scudetto, Pittis e Daye. Foto Manna

In preparazione della partita riesco ad assistere ad un allenamento e vedo come viene organizzata la marcatura di McAdoo: Bianchini l’affida a Daye che però, essendo di almeno 10 cm più basso, lo marca di spalle, come avevo visto, tanti anni prima, fare a Calebotta contro il gigantesco orso russo Krumine. Non ricordo lo svolgimento di quella partita ma so solo che abbiamo vinto conquistandoci così il match ball. No, stavolta non l’abbiamo sprecato, stavolta la finale è stata un tripudio con Magnifico che, vedendo D’Antoni a terra ai limiti della sua area, gli punta un dito contro e chissà cosa non gli abbia urlato e con Costa che, a pochi secondi dalla fine, azzecca addirittura un canestro da tre lui che sbagliava spesso e volentieri quelli da sotto. Non sto a dirvi di Cook e di Daye, né del grande, purtroppo solo in attacco, Magnifico, ma piuttosto di chierichetto Gracis (la guardia italiana preferita da D’Antoni) il quale, si fosse ricordato più spesso di avere un tiro da tre che spaccava, sarebbe molto più famoso di quanto in realtà non sia ma che, in compenso, in difesa, in coppia con Cook, era un mastino senza neppure ricorrere mai al fallo.

Poi c’è stata la solita invasione, col sottoscritto che riesce a sgattaiolare sulla scala che porta agli spogliatoi e che sente con queste stesse orecchie il patron Scavolini, esultante, ma questo è scontato, dire a Bianchini: “Ma allora è proprio vero che sei un mago”.

Io, francamente, non la penso così su Bianchini ma è sacrosanto che senza Cook e Daye, scelti proprio dal Vate, il primo scudetto lo staremmo ancora aspettando.

Non dico niente né del dopo partita, coi caroselli etc. né ancor meno della famosa tavolata perché io, lì, non c’ero.

(terza puntata)

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