Quale cerealicoltura in provincia? Rispondono Cia, Confagricoltura e Copagri

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19 febbraio 2013

Giuseppe Mariotti (Confagricoltura), Claudio Nasoni (Copagri) e Gianfranco Santi (Cia)

Giuseppe Mariotti (Confagricoltura), Claudio Nasoni (Copagri) e Gianfranco Santi (Cia)

PESARO – Le associazioni provinciali di Cia, Copagri e Confagricoltura hanno mostrato in un recente convegno con Camera di Commercio i risultati emersi da una loro indagine condotta sulla cerealicoltura per aiutare gli agricoltori a trovare soluzioni redditizie (troppo povero il mercato del grano locale). In questo settore strategico per la nostra provincia (con il 90% delle produzioni agricolte destinate ai cereali) stanno emergendo nuove opportunità anti-crisi nell’orzo e nel farro.

“Tutti i vantaggi di orzo e farro”, il titolo del comunicato congiunto. “Se la crisi persiste – scrivono – gli agricoltori rispondono. L’interesse dei produttori è sempre più puntato sui nuovi cereali, come l’orzo maltato e il farro. È una delle novità emerse dall’indagine “Quale cerealicoltura nella provincia di Pesaro e Urbino?“, realizzata da Cia, Confagricoltura e Copagri e presentata in un partecipato convegno alla Camera di Commercio. Alle domande della ricerca hanno risposto circa 350 aziende presenti nel territorio.

Gianfranco Santi, presidente provinciale Cia, ha definito “strategico il settore dei cereali per la nostra provincia, anche alla luce delle nuove tendenze che caratterizzano il consumo, con diete e regimi alimentari attenti alla salute”. E se si pensa che il 90% dei produttori agricoli coltiva cereali, non si fatica a capire che in ballo c’è l’esistenza di tutto il comparto provinciale.

Anche per questo le tre associazioni di categoria hanno voluto porre una lente di ingrandimento sull’argomento: “abbiamo alcuni chiari obiettivi: vogliamo aiutare i produttori agricoli a trovare fonti di reddito più proficue rispetto al grano, e quindi offrire loro le conoscenze necessarie per sviluppare nuove tipologie cerealicole, come farro e orzo; infine garantire il rispetto di condizioni giuste di mercato”. E proseguono: “Parallelamente dobbiamo evitare il proliferare di varietà. Ad oggi sono troppe e questo gioca a sfavore del mercato: è fondamentale che si riducano a 5 o 6”.

Fra i relatori anche alcuni illustri personaggi del mondo scientifici come la dottoressa Antonella Petrini del CERMIS, Centro Ricerche e Sperimentazione per il Miglioramento Vegetale, che ha illustrato i vari tipi di cereali e le potenzialità produttive in riferimento al nostro territorio.

Il responsabile regionale della Cia, Carlo Carletti, ha quindi sottolineato le due nuove tendenze: “Non solo si registra l’incremento della produzione di orzo da malto, che alimenta la produzione di birra nella nostra provincia, ma anche il farro si sta ritagliando uno spazio importante”. Un alimento questo consigliato dalle diete.

Interessanti anche gli interventi di Giuseppe Mariotti, presidente provinciale di Confagricoltura, che ha auspicato soluzioni per i problemi degli agricoltori che oggi con il grano vedono svanire ogni margine a causa di un mercato fortemente squilibrato, dove fra l’altro devono competere con il grano proveniente dall’estero. E proprio qui si assiste a uno sconcertante paradosso: nonostante la superiore qualità del nostro grano (italiano, come della provincia di Pesaro e Urbino) i grandi attori sul mercato acquistano da Paesi stranieri partite meno pregiate e oltretutto a costi relativamente superiori.

Anche Claudio Nasoni, presidente provinciale di Copagri, afferma che “solo un aumento della redditività della coltivazione dei cereali può consentire il superamento dell’annoso problema del ricambio generazionale in agricoltura” e sottolinea l’importanza di fare sistema per sviluppare nuove strade più redditizie nel settore della cerealicoltura, fra i più importanti per i nostri imprenditori agricoli.  A supportare gli orientamenti comuni anche il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi, che ha insistito sul concetto di “lavoro di gruppo, per creare una vera e propria rete di impresa degli agricoltori provinciali”.

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