Da Siena a Sassari, le emozioni di Markovski

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21 febbraio 2013

PESARO – Uno dei giovedì più belli della stagione, perché battere Siena migliora l’umore, aumenta l’autostima. Cresce anche il livello degli avversari della Scavolini. Da Siena, terza, affrontata in casa, a Sassari, seconda, da esaminare in trasferta.

Markovski durante la conferenza stampa di oggi

Il Banco di Sardegna ha sommerso l’Umana sotto 108 punti segnati. Salvo che nel 2° parziale, con 22, mai il Banco è sceso a meno di 26 punti per quarto, con il top di 32 nel 3°, quando ha tirato 8/10 da 3 punti.

Sassari è bella da guardare, gioca e fa giocare. Noi dovremo partire dalla difesa…”.

Ci sono diverse linee di pensiero quando si incontra Sassari: giocare al loro ritmo o fare tutto il contrario?

Penso non sia giusto fare il contrario. Loro dettano il ritmo quando hanno il possesso palla. I loro ritmi alti partono da questa condizione. E arrivano alle soluzioni velocemente. Tu non puoi rallentare più di tanto solo quando sei in possesso, devi farlo con la difesa che può rallentare la loro esecuzione”.

Sassari dovrà fare a meno di Thornton, un’assenza pesante.

Perdono esperienza, qualità, atipicità, pericolosità in post basso; è che lì che il giocatore americano fa la differenza, non solo da fuori… Però, attenzione, non è che senza Thornton Sassari giocherà in quattro…”. La migliore conferma alle parole di coach Markovski è il secondo tempo della partita con Venezia. Con l’americano ora infortunato, in campo 13 minuti, il Banco era avanti di 5 (48-43). Senza, ma con le triple di uno scatenato De Vecchi, è andato a più trenta.

Torniamo per un attimo a lunedì sera: Siena perde quasi sempre quando sta sotto i 70 punti (vedi Milano in casa, Venezia e Sassari in trasferta), se non ne concede meno (vedi a Reggio Emilia e con la Scavolini in casa). Voi dopo 30 minuti ne avevate concessi 41. Ok serata negativa al tiro per la Montepaschi, ma soprattutto molto della vostra difesa sul perimetro.

Sono contento di come abbiamo applicato sul campo le cose su cui abbiamo lavorato in allenamento, giorno dopo giorno. Il mio merito? Niente di speciale. Faccio il mio solito lavoro, parlando di concretezza e di pallacanestro. Con i ragazzi mi occupo di quanto accade sul 30×15, cercando di fare le cose necessarie per migliorare tecnicamente. Niente di speciale, sono solo il garante di quello che si dice e su cui si lavora”.

Dopo una prova così importante, una vittoria così preziosa, teme un rilassamento?

Mi auguro di no, ma solo a posteriori si saprà se avrò ragione. Dovesse succedere, lavoreremo per recuperare e tornare a posto mentalmente. Mi sento di dir che la squadra mi sembra più matura e sono contento, ma non sono una cartomante che prevede il futuro, penso solo al prossimo allenamento, alla prossima partita”.

La scorsa settimana vi siete allenati a ranghi ridotti. Questa?

Kinsey e Flamini hanno saltato mercoledì; Simone non lavorerà neppure oggi. Purtroppo, durante la partita con Siena il ginocchio si è gonfiato e allora dobbiamo essere cauti”.

Sacchetti ha dichiarato che non vorrebbe giocare la partita con la Scavolini. Pretattica?

No, la conferma della sincerità e della bravura di Meo, della sua onestà intellettuale. Noi stiamo migliorando, loro non avranno Thornton. E’ evidente si sentano meno tranquilli”.

Come sta vivendo l’attesa per il ritorno a Sassari?

Per me è una grandissima emozione…”. Trattiene il respiro, ferma la parola e poi, guardando le mani, aggiunge: “Non potete immaginare quanto sia emozionato di ritornare dopo più di 20 anni nella piazza che mi accolse, trentenne, che accolse la mia famiglia e diede un impulso alla mia carriera. Mi sento un Milia… (famiglia di famosi avvocati che hanno portato il grande basket a Sassari; ndr). Mi diedero fiducia anche se per due anni non potevo andare in panchina. Fu davvero un atto di grande fiducia. Avevo vinto la serie A2 in Jugoslavia, ma qui non potevo andare in panchina, non avevo il patentino, dovevo fare i corsi. L’avvocato Dino Milia mi fece allenare ugualmente. Non lo dimenticherò mai, gli sarò sempre riconoscente. Io allenavo in settimana, la domenica in panchina andava il mio assistente, Giampaolo Doro, una bravissima persona. Ora capite perché mi sento sassarese. Poi capita che mi dica che non devo innamorarmi più della squadra che alleno, perché dopo l’entusiasmo arrivano anche le delusioni. Non mi riferisco certo a Sassari. Adesso, però, l’entusiasmo sta tornando”. Magari fra vent’anni, quando tornerà, Zare Markovski si sentirà anche pesarese. E ci piacerebbe ascoltare l’opinione del signore che, subito dopo la sconfitta casalinga con la Cimberio Varese, urlò a Markovski: “Vattene, ci rubi lo stipendio!”.

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