Savelli sulle elezioni: “Perdita dei sensori periferici: militanti sostituiti dai sondaggi”

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4 marzo 2013

Da Renzo Savelli, consigliere provinciale ,Capogruppo R.C., riceviamo e pubblichiamo:

 

PESARO – Il risultato delle recenti elezioni, che hanno sconvolto il panorama politico del nostro Paese, non poteva cogliere di sorpresa i dirigenti dei partiti anche se, ancora una volta, abbiamo costatato la perdita dei “sensori periferici”, che erano i militanti, sostituiti oramai dai sondaggi.

Renzo Savelli

Dopo il voto delle amministrative del 2009 ricordo di avere sottolineato nelle riunioni di partito e nelle conversazioni i tre elementi che lo caratterizzavano anche nella nostra regione e cioè riduzione costante del numero dei non votanti, presenza sempre più numerosa delle liste civiche e significative teste di ponte (3-5%) dei “grillino” a Fano, Pesaro, Senigallia, Ancona e così via.

Nel 2010 i tre elementi si verificarono, ampliati, anche nella regionali e di seguito in tutte le successive tornate amministrative. Alle politiche della scorsa settimana addirittura il 25% dei cittadini ha rinunciato a votare (+ 5%): in quanti sarebbero stati se non si fosse nel frattempo affermato il Movimento 5 Stelle? Certo, Grillo ha potuto utilizzare la difficoltà di vivere di milioni di persone, l’indignazione per le mancate risposte della politica, le richieste di un cambiamento profondo. Non è dunque a caso, né per caso che Grillo, comunicatore per eccellenza, ha preso voti da tutti e, purtroppo, ha più che dimezzato anche le legittime e giustificate aspettative di voto di Rivoluzione Civile, schiacciata fra il voto utile e la crescente influenza del M5S, sostenuto – va evidenziato – dai media che gli hanno tirato la volata. Il PD, che pensava ormai finita la parabola politica del Cavaliere (Berlusconi al 14%, rotta l’alleanza con la più che ammaccata Lega), ha rotto i rapporti con l’I.d.V., favorendone la spaccatura, e ha rifiutato ogni raccordo con Ingoia. La convinzione che le primarie, con grande copertura mediatica ed effetto trascinamento, sarebbero bastate a garantire una vittoria piena, si è dimostrata del tutto infondata, né poteva essere diversamente. Se infatti il primo turno è stato caratterizzato da una scelta libera, al secondo turno il voto è stato pilotato per far vincere Bersani contro Renzi, così come sono state pilotate le primarie per indicare i candidati da mettere in lista per il parlamento. Insomma le primarie, pensate per rimotivare iscritti e simpatizzanti e trasformarli in protagonisti, gestite in quel modo si sono rivelate un boomerang.

In quanto alla scelta anch’essa è stata sbagliata perché Bersani non è un comunicatore (e Renzi sì), perché nessuno ricorda quali grandi cose egli abbia fatto nei 7 anni che è stato al Governo, perché il rinnovamento riguardava le persone e l’arrabbiatura degli italiani riguardava il programma. E l’uno e l’altro erano davvero carenti.

Adesso si apre davvero una pagina nuova che avrà le sue conseguenze nel 2014 sia alle europee che alle amministrative. Certo, tutto dipenderà dalle future prossime mosse di Grillo, che può confermare e radicare il proprio consenso, ma può anche perderlo in rapporto alle potenzialità che gli si sono aperte di realizzare una parte significativa del suo programma.

Insomma queste elezioni fra i vari risultati ottenuti (fine del bipolarismo forzato, fine degli inciuci mascherati da “governo tecnico” ecc.) ci consegnano la possibilità di una svolta a sinistra nelle politiche concrete del nostro Paese mettendo fine al pensiero unico neo-liberista nel quale PD, PdL e UDC si sono sempre ritrovati.

 

 

 

 

 

Un commento to “Savelli sulle elezioni: “Perdita dei sensori periferici: militanti sostituiti dai sondaggi””

  1. Tonino scrive:

    Concordo con il contenuto dell’articolo; trovo l’analisi chiara e puntuale. Non mi convince però la conclusione sulla “svolta a sinistra”, se l’autore la intende al vecchio modo di inFausta Bertinottiana memoria.

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