Mattia Gabrielli, il piccolo Toni si ispira a Thiago Silva

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19 marzo 2013

PESARO – C’è un altro ragazzo pesarese che si sta facendo onore nel panorama calcistico giovanile nazionale. Si chiama Mattia Gabrielli, è nato a Pesaro il 26 gennaio del 1996, è alto 1 metro e 87 centimetri, è un difensore centrale, ha una forte somiglianza con Luca Toni attuale centravanti della Fiorentina, è di Pantano e si è formato alla scuola dell’Usav (Unione Sportiva Adriatica Victoria) che ha allevato tantissimi ragazzi, il più famoso dei quali è certamente Massimo Ambrosini, attuale capitano del Milan. Frequenta l’Istituto tecnico per geometri.

Come il suo inseparabile compagno Tommaso Costantini, gioca nel Cesena ed è il capitano della squadra Allievi, un ruolo importante, che lui vive con molta semplicità e senza sbandierarlo ai quattro venti. Ho conosciuto Mattia la scorsa estate al Memorial “Manlio Fabbro”, torneo di calcio a 5 organizzato in occasione della Festa della Parrocchia di San Pietro in Calibano, assieme a suo padre Michele (che lavora per una famosa ditta di latticini bolognese) e la madre Daniela, impiegata. E’ loro, come in parecchi casi succede, che Mattia deve ringraziare se è potuto arrivare a questo punto, pronto a spiccare il volo, si spera verso mete importanti e prestigiose.

Vorrei innanzitutto partire dal fondo, dalla cronaca recente, dalle emozioni della partita che avete giocato sabato scorso al Vismara contro il Milan.
“Nelle ultime due settimane, abbiamo affrontato due squadre lombarde. Il Varese, che abbiamo battuto in casa per 2-0 e poi il Milan, affrontato in trasferta, che ci ha sconfitto con l’identico punteggio. Abbiamo giocato abbastanza bene ma a sprazzi ed essendo il loro tasso tecnico e fisico decisamente superiore, non abbiamo avuto scampo. Gli errori sono già stati però analizzati assieme allo staff tecnico e la sconfitta è già stata dimenticata in quanto siamo già con la testa alla prossima partita contro l’Hellas Verona. In classifica siamo in lotta per il quinto posto con il Padova che ci ha distanziato di 5 punti avendo battuto 1-0 l’Atalanta. Ma noi siamo ancora molto fiduciosi in quanto abbiamo lo scontro diretto e poi altre 5 partite”.

Hai incontrato Pippo Inzaghi, un mito rossonero.
“A Pippo Inzaghi l’unica cosa che ho potuto fare è stato stringergli la mano anche perché finita la partita doveva correre a fare le interviste. Sicuramente giocare contro il Milan (squadra che reputo la migliore d’Italia nella nostra annata) è un’emozione unica e l’importanza della partita si sente già dal martedì dove assieme a tutto lo staff eravamo concentrati al massimo”.

Veniamo invece agli inizi del Mattia calciatore.
“Ho iniziato la mia “carriera” calcistica all’età di 5 anni nell’U.S.A.V (Unione Sportiva Adriatica Victoria ) il mio primo allenatore e’ stato il “mitico” Tamboli. All’U.S.A.V ho avuto vari allenatori tra i quali Oscar Lisi, Oscar Donati, Vito Mancino e altri che però non ricordo”.

Poi, molto presto, il salto nel mondo del calcio “vero”, nei professionisti.
“All’età di 10 anni, durante un torneo, sono stato visto da Roberto Biondi, osservatore del Cesena che gira tutta l’Italia, il quale mi ha fatto fare un provino e sono stato selezionato”.

Racconta qualcosa della tua carriera nel Cesena.
“Con la maglia cesenate ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile che parte dagli  Esordienti A e B , Giovanissimi regionali (dove abbiamo vinto il campionato), Giovanissimi nazionali, Allievi regionali e quest’anno gli Allievi nazionali di cui sono anche il capitano. Non è la fascia che fa il capitano, ma è certamente una bella soddisfazione ed un impegno in più quando la porti verso tutti i compagni. In questi sette anni vissuti nel settore giovanile del Cesena ho avuto la possibilità di essere allenato da mister come Filippo Ghinassi, Daniele Abbondanza (per due anni), Filippo Masolini, Filippo Medri, Domenico Ricci Petitoni, dai quali ho avuto e sto avendo molti preziosi  insegnamenti”.

Sette anni di sacrifici…
“Per fare quello che sto facendo ci vuole tanta passione, tantissimi sacrifici, come quello di svegliarsi alla mattina per andare a scuola, mangiare un piatto di pasta in macchina durante il viaggio verso Cesena, allenarsi e tornare a casa alle 19 con tutti i compiti da fare. L’importante è avere una famiglia che ti sostenga nei momenti difficili e ti faccia restare con i piedi per terra nei momenti di esaltazione. Anche per loro i sacrifici sono tanti come quello di andare a lavorare la mattina per poi accompagnarmi agli allenamenti il pomeriggio. Questi sacrifici sono un po’ meno pesanti in quanto condivisi con il mio compagno di squadra Costantini (di cui avevamo parlato in un precedente articolo n.d.r.) e anche i genitori si dividono i viaggi”.

In questi ultimi anni a Cesena, hai avuto sicuramente anche modo di incontrare “i grandi”?
“Certamente, mi è capitato due volte lo scorso anno di allenarmi con la prima squadra quando ero con  gli Allievi regionali. E’ stata una bellissima esperienza giocare contro elementi del calibro di Mutu, Iaquinta e Candreva”.

Come è il campionato Allievi nazionali?
“Il campionato è diviso in 3 gironi quello A è del nord-ovest, B del nord-est, C del centro-sud. Noi siamo nel girone B assieme a Inter (prima in classifica), Chievo Verona, Milan, Atalanta, Padova, Bologna, Cittadella, Sassuolo, Udinese, Hellas Verona, Varese, Brescia e Modena. Dopo la sconfitta contro il Milan, siamo sesti a cinque punti dal Padova che attualmente occupa la quinta posizione. Si qualificano le prime quattro di ogni girone più le due migliori quinte dei tre gironi. Ancora ce la possiamo fare anche se abbiamo 2 partite difficili (contro Inter e Atalanta) ed altre 3 sulla carta abbordabili con Cittadella, Varese ed Hellas Verona. Ma quella decisiva sarà lo scontro diretto con il Padova (che ci ha battuto in casa all’andata per 4-3 in una partita rocambolesca), prevista in Veneto il 21 aprile. Una squadra che mi ha fatto molta impressione è stata il Milan sia come singoli che come squadra. Ha degli elementi di cui sentiremo certamente parlare nel futuro”.

 

E’ cambiato qualcosa nella politica del Cesena in questi ultimi anni con i giovani?
“Sicuramente con la crisi di questi ultimi anni, le squadre italiane compresi i club più titolati, non pensano più ad andare ad acquistare giocatori all’estero ma cercano di far crescere e maturare i ragazzi dei propri settori giovanili e penso proprio che sia la politica che il Cesena sta attuando e che attuerà. In foresteria la società ha comunque parecchi ragazzi che vengono da fuori il nostro distretto e che dormono, studiano e vivono a Cesena”.

Per che squadra fai il tifo tu?
“Io tifo Inter”.

Che cosa pensi dell’attuale situazione dell’Inter e del suo allenatore Stramaccioni?
“Per quanto riguarda l’Inter penso che dopo il triplete si sia chiuso un ciclo e che devono riaprirlo affidandosi ai giovani e anche a Stramaccioni. Al momento la squadra è un po’ ibrida e sicuramente a giugno occorrerà comprare qualche altro giocatore per completarla e proseguire nel progetto. Speriamo di arrivare in zona Champions league. Questo faciliterebbe molte cose”.

Un modello di giocatore a cui ti ispiri?
“Il mio giocatore preferito e a cui mi ispiro è Thiago Silva”.

Vorrei sottolineare questa ultima risposta di Mattia che evidenzia come i giocatori di oggi fanno il tifo per la loro squadra del cuore, ma quando si parla di valori assoluti vanno al di là dello steccato a scegliere anche nell’orto dei vicini. Senza steccati e fedi incrollabili, sarà certamente un mondo migliore.

 

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