Outlet di Marotta, i dubbi di Cgil e Filcams

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2 aprile 2013

outlet

di Simona Ricci e Simone Paolucci*

MONDOLFO – A distanza di quasi tre anni dall’unico incontro promosso dall’Amministrazione comunale con le organizzazioni sindacali sulla possibilità che in quel territorio potesse sorgere un Outlet, crediamo sia giusto interrogarsi sugli sviluppi di quella vicenda, che appare emblematica sotto almeno due profili, quello amministrativo e quello dello sviluppo e di una sua pianificazione e programmazione. In entrambi i casi le nostre perplessità sono molteplici.

Sul piano amministrativo questa vicenda, come del resto tante altre, ci dimostra come non sia più rinviabile un riordino delle competenze del sistema delle autonomie locali (comuni, provincia e regione) in materia di programmazione urbanistica e del territorio per evitare che su scelte, come quella dell’outlet piuttosto che quella di nuovi insediamenti artigianali o industriali, possa essere un singolo comune a poter decidere in campi che, è facile comprendere, hanno ricadute ben più ampie. In questo caso, l’impatto di una simile previsione urbanistica riguarda la rete distributiva e commerciale di un vasto territorio intercomunale limitrofo, la viabilità, l’ambiente ed il territorio. Una simile struttura, costruita a ridosso del centro abitato e in una zona già intensamente edificata e congestionata, potrebbe avere un impatto negativo, sotto diversi punti di vista. Non è un caso che in giro per il paese, strutture di quelle dimensioni nascano, tra l’altro dopo studi e approfondimenti condivisi con tutte le parti sociali e istituzionali coinvolte, in zone extraurbane.

In questa vicenda, come in altre, ad esempio la zona dell’ex zuccherificio di Fano,  gli aspetti cosiddetti “risarcitori” per le amministrazioni coinvolte, in particolare le opere previste a compensazione della nascita di simili strutture, in tempi in cui il territorio e l’ambiente  appaiono come beni comuni da preservare e tutelare, come beni comuni di una comunità ben piu vasta di quella amministrata, andrebbero radicalmente ripensati.

C’è poi una domanda che noi, come sindacato confederale e generale, non possiamo non porci e riguarda il modello di sviluppo di questo territorio provinciale, ancora attraversato da una crisi profondissima che ha già cambiato i connotati di un sistema produttivo che oggi appare debolissimo, frammentato, incapace di riprogettarsi e di ripensarsi. Con una disoccupazione a livello provinciale che ha ormai superato l’8% (quella giovanile al 25%) è scontato il nostro auspicio che i nuovi posti di lavoro dichiarati nel progetto possano essere davvero reali. Ci chiediamo, però, quale possa essere l’impatto sulla rete commerciale esistente, in un territorio ed in una regione che, numeri alla mano, ha già dato  tanto alla grande distribuzione. Ci chiediamo se, a poche centinaia di metri dal mare, in un territorio fortemente urbanizzato, sia giusto costruire una struttura di cosi grande impatto. Da sindacalisti accade frequentemente di imbattersi e contrastare nei centri commerciali contratti fittizi di associazione in partecipazione che nascondono vere e proprie situazioni di lavoro subordinato, uniti ad una diffusa situazione di precarietà. Non che nel resto del terziario la situazione sia migliore, oramai meno di un’assunzione su dieci è a tempo indeterminato, ma proprio per questo siamo fermamente convinti che qualsiasi intervento e progetto di sviluppo del territorio debba avere al centro, oltre alla sostenibilità anche la qualità dello sviluppo e dell’occupazione. Interventi e progetti per lo sviluppo di questo territorio che abbiano, infine, le caratteristiche della lungimiranza e della condivisione con tutti i soggetti sociali e istituzionali del territorio.

*Segretaria generale Cgil e segretario Generale Filcams Cgil

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