“Il 60% delle imprese pesaresi è in difficoltà”

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17 aprile 2013

PESARO Ventidue assemblee congressuali in tutta la provincia,  oltre 5mila imprese coinvolte. Quella che prenderà il via lunedì 22 aprile sotto il titolo “Insieme, Oltre la Crisi” sarà la XX° Campagna congressuale della CNA di Pesaro e Urbino che si concluderà il 9 giugno prossimo con l’Assemblea elettiva dell’associazione.

Giorgio Aguzzi e Moreno Bordoni durante la conferenza stampa della Cna

Giorgio Aguzzi e Moreno Bordoni durante la conferenza stampa della Cna

Oltre un mese e mezzo nel quale la CNA incontrerà gli imprenditori di tutti i settori e nei quali ascolterà problemi, richieste, urgenze. Un’iniziativa che non vuole essere meramente istituzionale ed autoreferenziale (dovranno essere rinnovati gli organismi dell’associazione), ma che vuole diventare una straordinaria occasione per raccogliere le istanze delle imprese sul territorio ed indicare le linee strategiche sulle quali l’associazione si muoverà nei prossimi mesi.

Una serie di incontri che faranno emergere anche i problemi locali e che sarà utile all’azione della CNA nei confronti delle istituzioni (Comuni, Provincia, Regione). Una campagna che segue una precedente serie di iniziative che l’associazione aveva avviato due anni fa con altrettanti incontri nella provincia dal titolo “Sos Crisi, Salvare l’Italia per Salvare le imprese”.

Tutto questo in un quadro economico drammatico, dove anche i dati relativi alla provincia di Pesaro e Urbino ci forniscono la percezione di questa fase di recessione. Basti pensare che in soli 5 anni siamo passati da 13.991 imprese artigiane attive nel 2007 a 12.417 nel 2012 (-1.574) e che probabilmente arriveremo a 2mila imprese in meno entro il 2.013. I tassi di decrescita più pesanti hanno riguardato un po’ tutti i settori: edilizia, mobile, meccanica, trasporti, manifattura. Ma i dati più interessanti (e preoccupanti) riguardano le previsioni per il futuro. Secondo l’Ebam, l’Ente Bilaterale delle Marche, le imprese in difficoltà sono quasi il 60% del totale, quelle in miglioramento meno del 9%, per il restante 32% l’attività è stagnante.

In base ai dati a disposizione elaborati dal Centro Studi della CNA, le imprese artigiane della provincia di Pesaro e Urbino prevedono per questo primo semestre del 2013 condizioni di attività decrescente per il 38% delle imprese, stazionaria per il 56% dei casi, in aumento solo per il 6% delle imprese.

Le previsioni sono peggiori per l’artigianato manifatturiero che per quello dei servizi: le imprese artigiane delle manifatture pesaresi che si attendono attività produttiva in calo sono il 41%, stazionaria il 53% e in aumento il 7%. Per il terziario, invece, la situazione prevista è calo dell’attività per il 33% delle imprese, stazionarietà per il 64% e crescita per il 3%.

Tra le imprese artigiane manifatturiere della provincia, il settore del legno mobile conferma la situazione di gravissima difficoltà: le imprese del settore che prevedono una diminuzione della produzione sono oltre il 60%, solo il 4% prevedono una crescita. L’artigianato pesarese della meccanica prevede invece il 33% delle imprese in diminuzione produttiva e l’11% in crescita; nel tessile abbigliamento si prevede soprattutto stagnazione (82% si attende infatti stabilità: però la stabilità si configura ormai come stagnazione).

Preoccupanti risultano le previsioni anche sotto il profilo della configurazione geografica della domanda: tra le imprese intervistate che operano anche sui mercati stranieri si attende un aumento del fatturato estero solo nel 12 % dei casi; tra le imprese che operano sui mercati locali la quota di imprese che prevede un aumento del fatturato cade all’8%.

Dunque, se per le imprese pesaresi che hanno accesso ai mercati esteri le attese sono meno sfavorevoli, tuttavia la differenza resta troppo esigua.

Le previsioni di investimento per le imprese artigiane della provincia sono ancora più basse che per il complesso dell’artigianato regionale: solo il 4,5% delle imprese artigiane pesaresi prevede di investire e tale quota risulta inferiore al 4 % per le imprese manifatturiere con l’artigianato del legno mobile che prevede investimenti solo nel 2% dei casi.

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