Alla Imab si lavora il 25 aprile. Insorgono i sindacati

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24 aprile 2013

Bandiere sindacati Cgil Cisl e Uil

FERMIGNANO – Il 25 aprile, festa nazionale della Liberazione, la Imab di Fermignano (azienda del settore legno) ha chiesto ai propri dipendenti di lavorare.  Una vicenda che ha spinto i segretari generali della Cgil Simona Ricci e della Cisl Sauro Rossi ad intervenire, attraverso una nota, per sollevare pubblicamente il caso.

“Ci sono diversi segnali preoccupanti dal territorio – scrivono –  che ci indicano che alcuni stanno intraprendendo una strada sbagliata. Una strada lungo la quale anziché piantare solide radici dalle quali far rinascere un nuovo modo di produrre e lavorare si rischia di creare vuoti e ostacoli lungo il cammino impervio di uscita da questa crisi. Una crisi che rischia pure di contaminare una serie di valori che non dovrebbero mai essere messi in discussione”.

“La liberalizzazione selvaggia delle domeniche e delle festività lavorative nel commercio – continuano – ha già costituito un passaggio per noi e per i lavoratori che rappresentiamo del tutto negativo. Un passaggio che mette in gioco un sistema di valori, un sistema di servizi, un modello di sviluppo e di consumi. Oggi ci troviamo a dover segnalare il caso della Imab di Fermignamo, grande industria del settore del legno della Val Metauro che ha deciso di far lavorare i propri dipendenti in occasione del 25 aprile. Pur avendo formalmente salvaguardato il carattere volontario del lavoro per quella giornata, l’azienda, attraverso un proprio comunicato, minimizza il carattere di quella ricorrenza che, lo vogliamo ricordare con forza, ha per noi e per il Paese un valore fondativo, dicendo ai lavoratori che in fondo il 25 aprile è un giovedì come un altro. Questo approccio è inaccettabile”.

“Per questo – concludono Cgil e Cisl – già nei giorni scorsi come Fillea Cgil e Filca Cisl, abbiamo condannato questa scelta. Per il sindacato confederale, la censura della scelta effettuata dall’azienda, non è solo un obbligo, un dovere ma è soprattutto il nostro modo per dire che una comunità, un paese possono e devono riconoscersi attorno ad un sistema di valori, molti dei quali trovano le loro radici nella nostra storia repubblicana, nella Resistenza. . Valori come quelli di libertà, giustizia e democrazia che celebreremo in occasione del primo maggio, a Pesaro anche con l’Anpi. Per questo ci sentiamo in dovere di segnalare a tutta la comunità provinciale quello che per noi rischia di costituire un preoccupante precedente. Per questo vorremmo che restasse un caso isolato, l’unico, l’ultimo”.

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