Circolo della stampa, premi tra passione e nostalgia

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24 aprile 2013

PESARO – Una festa, fra amici, che magari si incontrano per la prima volta, ma è come si conoscessero da sempre. Pesaresi che si sono distinti particolarmente nei campi dell’imprenditoria, del sociale, della cultura e dello sport. E sono premiato dal Circolo della Stampa. Quattro pesaresi, con maggioranza assoluta per l’altra metà del cielo.

I premiati del Circolo della Stampa di Pesaro 2013

L’edizione 2013 che ha visto l’epilogo martedì sera nel consueto auditorium di Palazzo Montani Antaldi, messo a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, gremito come sempre, ha raccontato storie di pesaresi che si sono fatti onore lasciando la città dove sono nati e cresciuti e regalato momenti davvero gustosi, perché Elio Giuliani, presidente del Circolo della Stampa, ama le sorprese, gli scherzi, il piacere di sorridere. Prima, molto seriamente, Giuliani ha raccontato la storia del premio e salutato le autorità cittadine al gran completo. Autorità finite nel mirino di un altro burlone… Paolo Cevoli, il mitico “Assessore di Roncofritto” della trasmissione Zelig.

Premiazioni in rigoroso ordine alfabetico: Enzo Biagini, Rosetta Cucchi, Maria Cristina Meriggiola e Paola Valentini.

Beppe, Enzo, la mela e l’Inter-perdente

A raccontare il “Signor Apple”, Enzo Biagini, (Country manager Apple Italia e Spagna) ci hanno pensato prima un filmato che ne ha descritto una storia personale fatta di viaggi, trasferimenti e incarichi in tutto il mondo, ma anche il “Think different” della “mela” più amata al mondo, poi le parole del suo amico Beppe Severgnini, scrittore e giornalista del Corriere della Sera.

Questo video mi è molto piaciuto. Provo per Enzo un’ammirazione che non immaginate: io sono da sempre un appassionato di Apple, ma la nostra amicizia è figlia di un’altra passione: l’Inter…”. Caro Beppe, ognuno ha i suoi difetti e martedì sera eravate in buona compagnia: tu, Enzo, Elio e Nestore Morosini… “Enzo – ha aggiunto Beppe – credo che tu sia anche un uomo fortunato. Pensa se invece di Apple dovevi occuparti dei computer Olivetti!”. Un colto affabulatore come Severgnini ha raccontato i primi incontri con Biagini, il pesarese partito da Pantano, le difficoltà – del giornalista – di capire le novità (porta Usb, wi-fi) che arrivavano da Cupertino, in California, e le serate tristi dopo i derby in Champions League. Poi la conclusione, memore degli anni trascorsi all’Economist, dove si era divisi “tra rounheads (teste rotonde) e cavaliers (cavalieri). “Quando mi presentai, dopo poche parole, mi misero nei cavaliers. Lasciatemi dire che il nostro paese, oggi più che mai, ha bisogno di roundheads, di gente come Enzo, non di cavaliers come me”.

Cevoli, sorpresa e risate

Poi la sorpresa, il messaggio filmato di Paolo Cevoli a Biagini. Sono amici, perché tanti anni fa il comico aprì un Internet Caffè, dove “dopo pochi minuti tutti gli schermi dei computer mostravano donne nude”. Cevoli ha salutato, a modo suo, l’amico, ma anche le autorità “tanto possono stare qui, non fanno un cavolo”. Un saluto particolare lo ha rivolto all’arcivescovo Coccia. Il premio è stato consegnato dall’attore Carlo Pagnini, che in pesarese ha raccontato gli anni di Enzo che studiava con il figlio.

Se gli altri non hanno lesinato le parole, Biagini è stato molto sobrio, ma non ha trattenuto i sentimenti: “Per una testa rotonda supposta razionale, sto vivendo emozioni che mi mettono a dura prova. Provo orgoglio per questo riconoscimento. Ringrazio il Circolo della Stampa, la mia famiglia, mia madre, gli amici della squadra di calcio, le mie professoresse del Liceo Scientifico che mi hanno aiutato a formarmi. Al di là di carriera, sono felice di avare visto tanto e imparato tanto. Tutto è partito da Pesaro, dove ho imparato ad amare la natura, il cielo, il mare. Credo che oggi gioisca anche una persona che non è più con noi: mio padre”.

Luigi Ferrari e l’aria di… Rosetta

Il maestro Luigi Ferrari, già direttore artistico del Rossini Opera Festival, ha illustrato le qualità di Rosetta Cucchi, musicista e regista. Più che una relazione, sembra l’aria di un’opera lirica. L’aria di… Rosetta.

Lasciata Bologna per Pesaro, conobbi Rosetta, che era una profuga dell’Orchestra Rai di Roma, azzerata dai vertici di allora. Mi chiese una mano per continuare nel mondo. Pensai che era un ottimo maestro collaboratore e magari accompagnatore. Il Rof 1995 ha vissuto un grande momento. Stavano emergendo i Pertusi, le Barcelona, i Praticò, che prendevano il posto delle grande voci protagoniste della Renaissance Rossiniana… A poche settimane dal Festival, il tenore Bruce Ford credette di avere perso la voce. Era solo un ascesso, ma la mattina dopo, quando andai a trovarlo, scoprii che era sparito, andato via, fuggito. Mancavano Mancava una figura: a scoprirla, un ascesso dentale. Una sera Bruce Ford teme di avere perso la voce, la mattina dopo scomparso. Proposi a Mariotti di puntare su un giovane cantante che aveva una piccola parte in un’altra opera. Gli dissi: questa è la partitura, studiala stanotte e domani dammi una risposta. Lui disse sì, senza alcun indugio. Ma la notte aveva dormito anziché studiare la partitura. Lo affidai alle cure di Rosetta Cucchi e il debutto di Matilde di Shabran fu un clamoroso successo. Quel tenore è Juan Diego Florez. Portai Rosetta a Wexford, in Irlanda. Io sono andato via, lei è ancora lì. Si dice che un pubblico per garantire il successo di un’opera deve essere intelligente, vergine come sostiene Rosetta e bevuto. Il pubblico irlandese ha tutti queste qualità. A Wexford, ho scoperto un’artista eclettica. Tanto eclettica da non accontentarsi di accompagnare le voci più importanti del panorama mondiale. Adesso aspetto solo che Rosetta abbia la possibilità di curare la regia di un’opera al Rof”.

I saluti di Mariella Devia

La sorpresa per Rosetta Cucchi sono i saluti, in video, di Mariella Devia, una delle più grandi interpreti della lirica mondiale: “Questo premio deve essere un incentivo per continuare a lavorare con la passione e la capacità che hai. So che sarai emozionata perché non sempre il proprio valore è riconosciuto dove si è nati”.

Il ringraziamento di Rosetta Cucchi è intriso di grande emozione, ma è anche un esempio per tanti giovani.

Grazie, soprattutto a Pesaro, la mia città, che amo molto. Gli spagnoli hanno un bel termine per dire ritornare: volver. Ma per tornare si deve andare, e io ritorno con gioia come con gioia sono andata. Nel 1998, accompagnai al pianoforte Mariella Devia nel concerto alla Scala. C’era da tremare, ma andò benissimo. E alla fine telefonai a mia madre, raccontandole che era stato tutto fantastico, e notevole il successo ottenuto. Lei ascoltò, poi chiuse la telefonata con queste parole: sono contenta, ma non sarebbe meglio un posticino fisso a casa. La ringrazio ancora, tanto. E ringrazio tutti voi”.

Maria Cristina: studio, passione, rigore e altruismo

La dottoressa Maria Cristina Meriggiola, (ricercatrice) è stata raccontata dall’amico Marco Andreani: “Ho privilegio di conoscerla, ma non vi parlerò del suo curriculum così lungo come è alto l’Empire State Building. Ci siamo conosciuti a Seattle, dove studiavamo entrambi. Lei è famosa nel mondo per gli studi sulla contraccezione maschile. Si potrebbe definire “la mamma del pillolo”. La contraddistinguono rigore scientifico e passione, ma anche disattenzione. Nel senso che ti invitava a cena, ma quando ti presentavi a casa sua, alle 9 di sera, la vedevi uscire: dimenticato l’invito, andava a studiare ancora in laboratorio. A Seattle girava con un’improponibile Ford Capri rossa senza la prima marcia. Una donna ricca di umanità, come dimostrano i frequenti viaggi per aiutare le popolazioni in Colombia e Perù impegno mostrato nel filmato di presentazione; ndr). L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha cooptata per il progetto sterilità e fertilità”.

L’omaggio del professor Flamigni

La sorpresa per Maria Cristina Meriggiola è un filmato con il professor Carlo Flamigni, “padre della procreazione assistita”: “La conobbi nel 1986, quando ero docente di fisiopatologia della riproduzione. Era intelligente, capace, determinata, decisamente più brava di tanti allievi maschi. Poi andò a studiare a Seattle. Al suo ritorno mi appassionò alle sue ricerche. Fummo boicottati dall’industria farmaceutica, che pensa ai soldi, non agli uomini, al loro destino, alla loro salute, alla loro contentezza, ma lei è molto tenace, ed è leader in questa ricerca”.

La dottoressa Meriggiola, dopo avere ringraziato per averle concesso l’onore di essere qui”, si dichiara “orgogliosa per tanti motivi, soprattutto perché è un premio dato da Pesaro, dalla mia comunità. Sono andata negli Usa grazie a una borsa di studio di un’associazione pesarese. Sono medico ginecologo, ma associo l’attività di ricerca per la riproduzione…”. La dottoressa conclude con un appello che è anche un’accusa per l’insensibilità nei confronti della ricerca… “Che è un investimento sociale, oneroso. Ma la società deve assumerselo per migliorare la vita delle generazioni future”.

Paola, una voce a 78 giri

Paola Valentini, attrice, doppiatrice e adattatrice, è la premiata numero 100 del Circolo della Stampa, che la presenta mostrando film e cartoni animati in cui la voce di Paola, che i vecchi pesaresi che ascoltavano Stereo Pesaro 103 non potranno non ricordare.

Non a caso, a presentarla al pubblico dell’auditorium è Paolo Pagnini…

Nel 1978, io e Francesco Coli le facemmo un provino per Stereo Pesaro 103. Vi racconto dodici cose che so di lei: 1) E’ stata una delle voci trainanti del successo del primo esperimento di radiofonia privata locale. 2) La sua canzone preferita era (e forse lo è ancora) “All by myself” di Eric Carmen. 3) Il suo tema di italiani all’esame di maturità era scritto benissimo, ma all’epoca pochi avrebbero immaginato che scrivere sarebbe diventato uno dei suoi mestieri. 4) Avendola subdolamente attratta nello scintillante mondo della radiofonia privata, sento la responsabilità di avere irrimediabilmente influenzato la sua vita. 5) Poi però un giorno lei è partita tutta sola, per andare a Roma a fare qualcosa di importante, di unico, di grande (e scusate se per dirlo cito una strofa di una celebre canzone di Lucio Dalla). 6) Dieci anni dopo si è vendicata, supportandomi moralmente e logisticamente in una incursione estemporanea e non autorizzata a casa di Renzo Arbore e influenzando così altrettanto pesantemente la mia vita. 7) Quando l’ho vista la prima volta sul palco del Teatro Valle di Roma con Salvo Randone sono rimasto a bocca aperta, e quando qualche tempo dopo l’ho rivista in scena allo stabile del Giallo (di cui è stata fondatrice e per tanti anni attrice protagonista) mi ha messo veramente paura! 8) Come ogni grande attrice sa piangere “a comando”, ma io so per certo e vi posso garantire che ogni tanto, al momento giusto, sa farlo anche senza bisogno di nessun “comando”. 9) Sono convinto che mi abbia perdonato, anzi mi sia proprio grata di non avere mantenuto una promessa che le avevo fatto di slancio, quando l’avevo sfidata “a trovarmi un lavoro a Roma che poi l’avrei sposata”. 10) Ha una pagina tutta sua su Wikipedia. 11) In tanti anni di carriera, di cose veramente “importanti, uniche e grandi” per il mondo del teatro, del cinema e della televisione, la mia amica Paola ne ha fatte veramente tante: da Salvo Randone ad Agata Christie, da Dallas a Dharma (& Greg), da E.R a Beautiful, da Minnie e Sissi, da Ariel a Peppa Pig… 12) ma la più importante di tutte però l’ha fatta nel 2002: si chiama Lorenzo, è suo figlio e a giudicare dalla già più che avviata carriera di attore e doppiatore ho gioco facile ad affermare che si tratta del più straordinario contributo che Paola Valentini dona al mondo dello spettacolo!”. Lorenzo è il bambino protagonista del la miniserie televisiva “Ultimo”, trasmessa da Canale 5 e dedicata all’omonimo capitano dei carabinieri.

La sorpresa per “Paolina”, Elio Giuliani l’ha proposta con un video di Roberto Chevalier, doppiatore di Tom Cruise.

Paola ha ringraziato con poche parole, lei che a fine anni Settanta, conducendo la trasmissioni a dedica, era una mitragliatrice vocale: “Vorrei tornare a Pesaro. Manco da trent’anni, ma ogni volta che ritorno, respiro”.

Il Premio Speciale all’Accademia Agraria per i 185 anni di attività l’ha ricevuto la presidente Franca Gambini.

Il giornalista Nestore Morosini, firma storica del Corriere della Sera, ora alla guida di Virgilio Auto Moto, ha ricevuto la Spilla d’Oro “Paolo Albini Riccioli”; lo ha premiato la signora Vittoria Albini Riccioli. “Ho seguito per tanti anni la Formula 1. Oggi è tutto un altro mondo: arrivano, corrono e partono con l’elicottero… La mia grande passione è la Victoria Libertas, più Victoria che Libertas, perché sono ancora legato al ricordo di Agide Fava…”. A salutare Nestore, anche Graziano Rossi. “Guarda, Graziano era più forte di Valentino, solo che non aveva la moto giusta..”.

Fra i tanti personaggi presenti, anche molti premiati in passato Fra tutti, Elio Giuliani ha sollecitato – giustamente – un caloroso applauso al maestro Mario Melani, 96 anni.

Le conclusioni, come da tradizione, del sindaco Ceriscioli, “tanto – caro Giuliani – se si vota presto, è l’ultima volta”. Il sindaco, ringraziando i pesaresi premiati, ha ricordato Lucia Annibali, l’avvocatessa aggredita con l’acido. L’ultimo applauso di una lunga bellissima serata.

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