Raddoppio Imu su canoni concordati, i sindacati insorgono

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26 aprile 2013

Dai segretari provinciali di Sunia, Sicet e Uniat – cioè da Sergio Schiaroli, Claudio Blasi e Roberto Pierelli – riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:

Sergio Schiaroli

PESARO – Leggiamo oggi sulla stampa dell’incredibile attacco dell’assessore Delle Noci ai contratti di locazione a canone concordato che hanno finora rappresentato uno dei pochi strumenti validi per calmierare gli affitti. Il problema abitativo rappresenta una delle massime emergenze del Paese e del nostro territorio a causa dell’aumento degli sfratti, soprattutto per “morosità incolpevole”, del caro affitti, della stasi dell’edilizia residenziale pubblica, della mancanza di una politica incisiva dell’abitare. Tale decisione con un aumento proposto dell’IMU di quasi il 100% appare tanto più incredibile per il fatto che su iniziativa dello stesso Comune di Pesaro, proprio nei giorni scorsi (in data 15 aprile) l’assessore Catalano aveva convocato una riunione con le Associazioni dei proprietari e inquilini per una revisione degli accordi al fine di ridurre gli affitti “concordati” anche in funzione delle agevolazioni fiscali in essere, nella considerazione di favorire ulteriormente tale tipologia contrattuale. La proposta era stata condivisa anche dalle rappresentanze dei proprietari e per il 30 aprile sarebbe in programma una riunione operativa al fine di definire i nuovi importi. Tale linea era stata condivisa anche dalla Prefettura che ha attivato un tavolo apposito. Per cui di fatto il Comune di Pesaro ha intrapreso due strade diametralmente opposte. Per quanto concerne le obiezioni dell’assessore che una percentuale dei contratti concordati sarebbero tra parenti a scopo elusivo, sia la percentuale indicata che l’interpretazione non sono da noi riscontrate in termini quantitativi né condivisibili nel merito. Eventuali contratti tra familiari a canone limitato non possono peraltro  essere considerati “speculativi” ma al contrario una forma di sostegno all’indipendenza abitativa dei giovani anche di chi è in crisi occupazionale tanto che la tassazione dovrebbe essere equiparata a quella sulla prima casa. Ricordiamo che lo stesso Comune aveva seguito questa linea in vigenza dell’ICI per favorire chi ha sacrificato una vita per garantire un’ abitazione ai figli o ai genitori. Il numero di contratti concordati vigenti a Pesaro ci risulta poi di gran lunga superiore a quello indicato dall’assessore. Ne conseguirà che migliaia di famiglie, molte delle quali lavoratori dipendenti o pensionati con anche la seconda casa, avranno aumenti da tassazione di centinaia di euro, con conseguente crollo del potere d’acquisto e dei consumi. Dunque un nuovo attacco alle politiche abitative che di fatto renderà difficile una revisione degli accordi per la riduzione dei canoni ed incentiverà il mercato libero già favorito dall’applicazione della cedolare secca con nuova spinta all’incremento degli affitti. Di fatto una pesante tartassata perfino ingannevole verso chi nello scorso anno aveva consentito affitti inferiori al mercato per una decisione fatta passare come virtuosa, che genererà pesanti ripercussioni sugli inquilini.

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