I sindacati inquilini: “Il Comune di Pesaro è contro la riduzione degli affitti”

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3 maggio 2013

Dai segretari provinciali Sunia, Sicet e Uniat Sergio Schiaroli, Claudio Blasi e Roberto Pierelli riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

Sergio Schiaroli

PESARO – Il comunicato regionale tra organizzazioni sindacali e rappresentanze degli inquilini evidenzia che il 15,9% delle famiglie marchigiane è in affitto e una su nove non è più in grado di pagare il canone. Su sollecitazione del Comune di Pesaro ci siamo attivati nei giorni scorsi insieme alle associazioni dei proprietari per rivedere al ribasso i canoni concordati con un obiettivo pressoché condiviso da tutti di una riduzione di almeno il 10% corrispondente ad una riduzione di circa una mensilità all’anno. Una misura molto consistente ed importante per le politiche abitative in quanto il canale del canone agevolato già costituiva una delle misure più incisive in favore degli inquilini, tanto che avevamo dato atto all’Amministrazione di una scelta virtuosa che ne consentiva i presupposti. La manovra attuata ora dall’assessore al bilancio Delle Noci approvata in consiglio comunale che ha raddoppiato rispetto al 2012 l’IMU sulle abitazioni locate con tali contratti (e di fatto aumentata di oltre il 600% rispetto alla previgente ICI del 2011), ha fatto registrare, come primo effetto immediato, il venir meno della disponibilità da parte delle associazioni dei proprietari a concordare una riduzione dei canoni. Tale aumento dell’IMU già assorbe infatti circa un 6% di un canone medio annuo. Le motivazioni addotte dall’assessore a difesa del provvedimento appaiono del tutto risibili in quanto non si comprende perché in presenza di una irrilevante percentuale di canoni ritenuti elusivi perché eccessivamente bassi debba essere portato un così duro attacco a tale tipologia contrattuale unico strumento valido in favore degli inquilini rispetto ad una mancanza pressoché totale di politiche abitative. Ci risulta peraltro che i contratti concordati in vigore siano ben al di sopra dei 1.500 indicati dall’amministrazione. Ci meravigliamo altresì che in Comune ci fosse una apprezzata linea dell’assessore alle politiche sociali in favore di tale tipologia contrattuale con l’obiettivo di migliorarla ma poi si siano trovati tutti d’accordo nel boicottarla. Ne conseguirà un aumento degli affitti a canone libero e un’applicazione metodica da parte dei proprietari di tutti gli aumenti, quali l’Istat, calcolabili annualmente, con un’ulteriore pesantissima tartassata per gli inquilini. Di fatto la possibile riduzione del canone finisce “in tasca” al Comune.

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