Senza i soldi di Scavolini l’A1 è un sogno

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6 maggio 2013

PESARO – Dirlo dopo è troppo facile. Anni fa, quando la Victoria Libertas fu consegnata ad Amadio, chi scrive fu l’unico a contestare la scelta. Una critica che nasceva da una considerazione: non si poteva regalare il gioiello, se preferite uno dei gioielli di Pesaro, a un signore che come precedente aveva la cancellazione del basket rosetano.

 

Valter Scavolini

Valter Scavolini nella foto Marco Giardini

I fatti hanno mi hanno dato ragione. La storia, però, ha smentito che la Vuelle fosse uno dei gioielli di Pesaro. Una storia che si è ripetuta la scorsa estate.

 

Senza la famiglia Scavolini, senza l’intervento di Elvino e Valter, la Vuelle avrebbe vivacchiato come tante altre società, oggi in A1, domani in A2, sparendo e ricomparendo senza lasciare altri segni oltre quello della passione – questa sì – davvero unica. In poche altre città si respira lo stesso affetto per la pallacanestro.

 

Il problema è che nel momento in cui la Famiglia si è tirata fuori, non si è fatto avanti alcuno per sostituirla. Solo il passo indietro di Valter ha consentito di concludere la stagione 2012/13 con la salvezza. Senza il suo ennesimo intervento, forse la società e la squadra non sarebbero arrivate al 5 maggio.

 

Oggi siamo di nuovo a un anno fa.

 

Non ci piace utilizzare una conversazione privata per un articolo. E il colloquio avuto domenica sera, durante l’intervallo di Scavolini – Sidigas, presente l’ex coach Giancarlo Sacco, è stato privato. Eppure, dalle parole scambiate con Valter Scavolini abbiamo ricavato la convinzione (meglio evitare le certezza, non si sa mai) che la storia ha imboccato una strada senza ritorno…

 

“Non una sola persona si è fatta avanti per darmi una mano” ha esclamato, desolato, lo storico patròn. E’ la verità. Corroborata dalla raccolta di fondi avviata la scorsa estate da chi scrive. Circa 10.000 euro. Praticamente niente.

 

Ora, a poche settimane da scadenze vitali, a iniziare dall’iscrizione al prossimo campionato, pare che fra – annessi e connessi – ci siano a disposizione 1.100.000 euro. Con questi soldi non si può fare la serie A1.

 

E allora perché non avere l’umiltà di ricordare – chi scrive l’ha ribadito anche domenica sera a Valter Scavolini – che abbiamo vissuto 40 anni, pure fra alti e bassi, al di sopra delle nostre possibilità? Che solo la munificenza dello sponsor-proprietario ci ha regalato pagine indimenticabili? Che anziché mangiare i panini con la mortadella ci siamo cibati di aragoste e caviale?

 

E perché non ripartire da quello che eravamo, che era nel DNA della Vuelle? Lottare tra la serie A1 e la serie A2? Il basket è belo lo stesso.

 

Si può fare, ma con progetti mirati, con una programmazione vera, non con quella portata avanti finora, per cui – per colpe o solo perché tanto arrivava Papà Valter – si è pensato all’oggi e mai al domani.

 

Solo così si può salvare la Vuelle, garantendone un futuro dignitoso. Che poi è quello normale per lo sport di una città che vive ben altri problemi. A chi sogna playoff e finali, magari anche l’Eurolega, si può rispondere solo così: fai l’abbonamento ai Miami Heat!

 

Ma non si perda tempo confidando nello “Zio d’America”. Si può credere che qualcuno arrivi da fuori a portare soldi alla pallacanestro pesarese? E magari anche agli altri sport cittadini?

 

Il futuro della Vuelle può essere ancora garantito, grazie anche all’impegno – lodevole – dell’Amministrazione comunale, diventata ormai uno sponsor aggiunto.

 

Pesaro è una città del basket, come dimostra il ritorno (negli ultimi tre giorni di giugno) del clinic internazionale che si era trasferito a Rimini. Ritorna con Ettore Messina, allenatore del Cska Mosca, un grande coach Nba, ma anche Jasmin Repeša, che oggi allena l’Unicaja Malaga di Tarence Kinsey.

 

Pesaro è una città di basket, ma deve essere un basket a misura d’uomo. Dobbiamo renderci conto che senza i soldi della Famiglia non si possono fare altre scelte. O qualcuno ha la bacchetta magica?

 

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