Valter Scavolini a Palazzetti: “Non possiamo soffrire così”

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24 maggio 2013

Jo Pace vola in... cielo (Foto Manna) Scavolini basket

Jo Pace vola in… cielo (Foto Manna)

PESARO – Prosegue il viaggio nella memoria della pallacanestro pesarese. La prima puntata si era conclusa con la retrocessione nella seconda serie, nei fatti in serie B. La seconda con l’arrivo dello sponsor che avrebbe cambiato la storia della Pesaro cestistica: la Scavolini Cucine.

Eppure la prima volta della Scavolini era iniziata in serie A2. Come a dire che l’azienda del cuochino, come era identificata allora nell’immaginario collettivo, non ebbe timori a partire dal basso per dare la scalata alla vetta del basket nazionale, e non solo nazionale.

Ribadito che la prima stagione andò in archivio con il nono posto (su 12 squadre) nella stagione regolare, con 9 successi e 13 ko e il quinto in uno dei due gironi di classificazione, l’archivio di Legabasket racconta che in quel girone di classificazione c’era anche la Cinzano Milano. Sì, l’Olimpia, che piazzandosi terza retrocesse in A2 a spese della Jollycolombani Forlì e del Brill Cagliari. Credete che se Giorgio Armani dovesse rompersi le scatole di versare soldi all’Olimpia il futuro del basket milanese sarebbe diverso? Almeno a Pesaro c’è la passione di (quasi) tutta la città. A Milano l’amore per il basket è solo una goccia nell’oceano calcistico…

Nella stagione 1976/77, la Scavolini, che aveva sostituito Brady con Gary Brewster, eccellente giocatore con gravi problemi alla schiena, e ingaggiato l’oriundo sammarinese Thomas Riccardi, fu addirittura nona dopo la stagione regolare e quarta in quello di classicazione.

Nel 1977/78 sarà ricordata per il doppio straniero. Pesaro, che  scelse Thomas Scheffler e Jim Thomas, chiuse la stagione regolare all’ottavo posto e fu terza in uno dei due gironi di classificazione. Un risultato che valse la promozione alla serie A1 che passava da 12 a 14 squadre. Fu il primo importante risultato (non possiamo definirlo successo) firmato Scavolini.

La stagione 1978/79 prevedeva quattro retrocessioni. La Scavolini chiuse decima, ultimo posto utile per garantirsi la serie A1, grazie alla vittoria nello spareggio contro la Canon Venezia allenata da Tonino Zorzi. Si giocò a Bologna, nel palasport di Piazza Azzarita gremito di tifosi pesaresi. Il grande protagonista del successo è Vito Amato, general manager della Vuelle. Perché? Ho raccontato l’episodio nel libro “Dietro i canestri” (Minerva Edizioni)…

“Si gioca il 21 aprile 1979, nel palasport di Bologna. Sulla panchina pesarese siede Franco Bertini, che ha sostituito Marco Marchionetti a campionato in corso. Di fronte due rivali storiche. Un tifo infuocato può fare la differenza. Piazza Azzarita è omologato per settemila posti. Tremila a ognuna delle contendenti, mille in vendita a Bologna. Il dirigente escogita un blitz: gruppi di tifosi vanno a Venezia e fanno incetta di biglietti. Un cospicuo pacchetto è preso in Emilia con una telefonata del general manager al custode bolognese Costantino Andalò. Gli arbitri alzano la palla a due, sugli spalti quasi cinquemila marchigiani, poco meno di duemila veneti. Duello rovente. Piovono oggetti. Un panino colpisce Zorzi. La V.L. vince (86-71), ma gli sconfitti fanno ricorso. Venezia pretende la vittoria a tavolino per punire il lancio di oggetti. Amato, solo davanti al giudice sportivo, invita alla verifica del borderò SIAE, il registro della vendita dei biglietti. Che certifica: tremila pesaresi, altrettanti veneziani, mille neutrali. E’ possibile stabilire da che settore hanno scagliato il panino? Il giudice dà ragione ad Amato, il risultato viene omologato, Pesaro è salva”.

E’ spareggio anche l’anno dopo (1979/80). La Scavolini, allenata da Carlo Rinaldi conquista 18 punti, come la Superga Mestre. Veneti e pesaresi sono obbligati allo spareggio, che si gioca nel grande palazzo dello sport di San Siro, a Milano. E’ lo spareggio del caso Pace, del giocatore americano tanto amato dai tifosi quanto detestato da coach Rinaldi, che a stagione in corso viene sostituito dal duo Giorgio Secondini – Pero Skansi. Pesaro si mobilita: 77 pullman e centinaia di auto private portano a Milano l’intera città. La salvezza è da infarto, con l’ultimo tiro mestrino che rimbalza sul ferro ed esce. A fine partita, Valter Scavolini dice a Eligio Palazzetti: “Non si può soffrire così!”. La frase mette le basi per i trionfi successivi.

Fine terza puntata – continua

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