Luciano Pedullà: “La pallavolo italiana non può perdere Pesaro”

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29 maggio 2013

Scavolini Pesaro-Bergamo, Luciano Pedullà

Luciano Pedullà

PESARO – Luciano Pedullà, il Professore. Non solo per l’impegno didattico. L’ex coach della Scavolini nella stagione 2011/12 è uno dei massimi esperti di pallavolo femminile, un prezioso punto di riferimento soprattutto quando la navicella deve navigare – come accade oggi – in acque tempestose. Ancora una volta, per capire meglio i problemi e apprendere ulteriori lezioni dal Professore, abbiamo telefonato a Luciano Pedullà da Novara mentre si accingeva a partire per Montreux, in Svizzera, dove si disputa un importante torneo internazionale che registra l’esordio dell’Italvolley di Marco Mencarelli.

Professore, partiamo da un aspetto positivo: mentre tante società chiudono o minacciano di farlo, Modena riparte grazie ai fratelli Marchi e al loro marchio Liu•Jo.
“Sicuramente è un aspetto molto positivo che ci siano persone che vogliono investire sul volley, nel volley. Anche se ogni tanto non riesco a capire bene quali sono i progetti. Secondo me, si potrebbe cogliere l’occasione che propone l’attuale situazione, la sorta di momento zero che stiamo vivendo, per dare una svolta dal punto di vista tecnico. Che poi è quanto hanno iniziato a fare alcune società. Non sarà facile aprire una nuova era, ma intanto si privilegia l’aspetto tecnico investendo in giocatrici giovani che hanno fatto tanto bene a livello juniores nel recente passato. Purtroppo, non tutti colgono l’importanza di questo modo di lavorare, preferendo cercare all’estero giocatrici, magari anche interessanti tecnicamente, ma dello stesso valore delle nostre ragazze”.

E’ un discorso che abbiamo proposto anche al basket, dove invece si preferisce tutto (?) e subito, senza programmi di ampio respiro, senza progetti tecnici. Ci conforta l’opinione del Professor Pedullà.
“Siamo più poveri, è vero, ma se ricordiamo bene, anni fa, prima che ci fosse il boom della pallavolo femminile, l’aspetto tecnico non era di grandissimo livello. Eppure è partendo da lì che abbiamo iniziato a crescere”.

Modena ha voglia di rinascere, ma deve farlo sulle ceneri di Villa Cortese, una società che sembrava avere un progetto a lunga scadenza. Sono bastate alcune sconfitte?
“E’ proprio questo l’aspetto che mi preoccupa. Investimenti che sembrano fini a se stessi. Per fortuna, ci sono club come Busto Arsizio o come Bergamo che stanno operando bene. Alle due lombarde aggiungo anche Pesaro. E’ loro l’impostazione più corretta per dare un futuro al volley nazionale. Invece, mi sembra che ci si continui ad affidare a procuratori che danno le indicazioni più importanti. Non dico che Busto Arsizio o Bergamo o Pesaro siano svincolate dai procuratori, ma mi sembra che siano società in cui i dirigenti hanno la giusta competenza tecnica per scegliere le giocatrici, al contrario di chi si affida a certi personaggi”.

La pallavolo è lo sport di squadra femminile per eccellenza. Un ambiente pulito, senza i veleni e la violenza (esterna) di altre discipline. Qui, le famiglie trovano ruolo e spazio, eppure le crisi economica sembra colpire particolarmente questo mondo, se è vero che – al momento – non è certa la partecipazione della Robursport Pesaro al prossimo campionato di serie A1.
“Mi auguro che Pesaro ci sarà. Lo penso e soprattutto lo spero, perché nutro amicizia, affetto e stima per i dirigenti pesaresi, con i quali ho lavorato molto bene, anche se uno – Otello Pedini – è andato a Modena. Ritengo che Pesaro possa impostare un lavoro simile a quello della scorsa stagione, anche se – da quel che ho capito – le spese che ha dovuto affrontare la società sono state più elevate di quanto preventivato. La pallavolo non può perdere società come Pesaro. L’altro giorno leggevo un’intervista a Suor Giovanna Saporiti (se ci è consentito, la deus ex machina che ha portato in passato e riportato oggi il volley femminile novarese ai più alti livelli; ndr), in cui raccontava che l’unica società rimasta, dai tempi in cui facevano l’A1 noi di Novara, è Bergamo. Pesaro stava arrivando dalla serie A2. Un po’ triste… Rispetto a quegli anni lì, sono rimaste solo Bergamo e Pesaro, perché la Novara ritornata in serie A1 è comunque una società diversa dall’Asystel. La pallavolo non può perdere le radici, che sono fondamentali”.

Seguendo, grazie all’impagabile laola1.tv, i campionati europei cadette in Serbia e Montenegro, abbiamo visto azzurre interessanti. Negli anni più difficili, la pallavolo italiana può contare su una formidabile scuola allenatori, di cui lei è un rappresentante importantissimo. Un patrimonio tecnico che altre realtà, pure piene di soldi, non hanno.
“Il Centro Pavesi di Milano è operativo al 100 per 100 e tutte le Nazionali sono al lavoro lì. E’ stato bello, lunedì, vedere all’opera le diverse selezioni, tre gruppi che si scambiavano i compiti. Ha iniziato la Nazionale juniores di Davide Mazzanti, poi a fare pesi è arrivata la Seniores di Mencarelli. Infine si sono aggregate le ragazze del Club Italia. Un interscambio piacevole da vedere, che significa programmazione, continuità di lavoro che i tecnici italiani portano avanti da tanti anni…”.

Ascoltare Luciano Pedullà che parla di pallavolo è un grande piacere…
“Vorrei raccontarvi un altro episodio: ho visto la finale Under 14 lombarda tra Orago e Pro Patria ed è stato interessante vedere come le due squadre, che hanno investito su due tecnici di assoluto valore come Beppe Bosetti e Federico Di Toma, hanno messo in mostra non solo tanti talenti, ma un gioco di squadra davvero molto bello, tanto che Orago, che ha dominato la stagione ha faticato solo con la Pro Patria, un’altra squadra lombarda”.

Non ci sono altre strada da seguire. Se Turchia, Azerbaigian e Russia possono acquistare, il volley italiano deve produrre…
“Dobbiamo proseguire in questa ottica e appassionare il nostro pubblico, non tanto con giocatrici straniere, ma con le nostre ragazze. La conferma della giustezza di questa linea arriva da Conegliano, dalla finale per lo scudetto contro Piacenza. Le venete – con in campo sei ragazze italiane – hanno portato al palasport di Treviso poco meno di seimila spettatori”.

Però Caterina Bosetti va a giocare in Brasile.
“Ed è positivo! Una volta erano le giovani straniere a venire in Italia, per qualificarsi maggiormente nel nostro campionato. Un caso per tutti, lo possiamo dire, è quello di Alix Klineman. Adesso sono le nostre che vanno all’estero. Ho fatto analoga considerazione quando Francesca Piccinini andò a giocare in Brasile: per crescere, meglio che le nostre migliori giocatrici vadano all’estero piuttosto che tante ragazze straniere vengano da noi, con tutte le spese che ciò ha comportato per le nostre società. Anche se è allo stesso tempo vero che l’arrivo di straniere di alto livello ha aiutato a fare crescere tecnicamente i nostri allenatori, e quindi il nostro campionato. Per contro, il livello tecnico delle nostre ragazze cresce quando sono loro a giocare in campionati di alto livello. Quello brasiliano, non ci sono dubbi, è uno dei migliori, da sempre. Caterina andrà a giocare con Luizomar, uno dei coach più bravi. In passato, tante ragazze mi hanno detto che il torneo numero uno è il brasiliano, e subito dopo veniva quello italiano. Ora stanno crescendo anche in Turchia, grazie ai nostri allenatori”.

Se Caterina Bosetti va in Brasile, Martina Guiggi sembra diretta in Cina, da dove sono tornate Carolina Costagrande (alla Vakifbank Istanbul) e Kasia Skowronska (Rabita Baku)…
“Lunedì, al Centro Pavesi, ho visto Carolina Costagrande allenarsi con la Nazionale. E’ stato davvero simpatico seguirla mentre lavorava con la stessa umiltà di giocatrici molto più giovani, come per esempio Martina Balboni, alla prima convocazione”.

Parlando di ex pesaresi, lungi da polemizzare con il dt Mencarelli, ma la lingua batte dove il dente duole: è possibile che in Nazionale non ci sia posto per Francesca Ferretti, che ha vinto il suo quarto scudetto?
“Non voglio essere polemico neppure io, ma ritengo che per Francesca ci debba essere posto in azzurro. Ha fatto un campionato a luci alterne, ma se questo l’ha portata a essere artefice, con le compagne, del primo scudetto di Piacenza… Se posso fare un paragone irriverente, il suo caso mi sembra lo stesso di Vullo, anni fa. Le polemiche fatte allora, potrebbero starci oggi per Ferretti. Mi sembra anche strano che nessuno le tiri fuori. Credo che troppe volte si è parlato di una ragazza difficile da gestire. Lo nego assolutamente. Francesca è fantastica. Troppe volte, in passato, per le sue esclusioni si è fatto riferimento al libro (“Un angelo biondo Francy Ferretti” scritto con Camilla Cataldo; ndr). Considerazioni risibili, visto che ho letto il libro. E la prefazione era di coach Barbolini. Diciamoci la verità: nello sport sono sempre esistiti, e sempre esisteranno, i grandi torti. La risposta migliore che Francesca può dare è sul campo. Come ha fatto vincendo il quarto scudetto!”.

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