Giusto fra le Nazioni: la storia di ieri, la manifestazione di oggi (e le foto)

di 

5 giugno 2013

URBINO – Italia, Seconda Guerra Mondiale, correva l’anno 1943. Noti a tutti sono gli atti, anche brutalmente efferati avvenuti in quel periodo storico. La storia che vi raccontiamo non inizia in Urbino ma coinvolge mezzo globo, partendo dalla Turchia. Una famiglia, i Saul, di origine ebraica. Due genitori: Mosè ed Ester. Due figli: Nissim e Susan. Dalla Turchia approdarono alla punta più a nord del ponte occidentale naturale verso est, Trieste.

Città “aperta” sin dall’origine (data la particolare conformazione geografica e geologica), raro e antico esempio cosmopolita visto il crocevia di migranti e dei vari imperi che l’hanno occupata e conquistata. Sloveno e tedesco il parlare che padroneggiava quella lingua di territorio. La famiglia Saul, costretta fuggire dal territorio dalmata nel 1943 dopo l’occupazione tedesca. Trieste non era annessa al Terzo Raich, ma era parte della Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico (suddivisione territoriale delle province del Friuli, Venezia Giulia, Fiume e Lubiana sottoposte all’amministrazione militare germanica).

La meta scelta dai Saul: Urbino, dove arrivarono l’8 dicembre 1943. Ad Urbino la comunità ebraica era florida e ben integrata (anche se confinata, in un dato periodo storico nella zona delle scalette del teatro, dove sorge una Sinagoga) da circa 500 anni. La famiglia, arrivata nel Montefeltro, in seguito all’occupazione tedesca e alle leggi e persecuzioni raziali, trovò rifugio nella frazione di Rancitella presso l’abitazione della famiglia Lobati.

I Lobati, italianizzarono subito i  nomi e offrirono loro rifugio per un mese. Margherita Lobati, rincasando dopo aver preso parte alla Santa Messa, provò per tutto il tragitto un sentimento di timore: il parroco durante le celebrazioni fece allussione a “persone sgradite” presenti nel territorio e avrebbe proceduto alla denuncia se questi non se ne fossero andati. Chi denunciava la presenza di persone “inferiori” avrebbe ricevuto un compenso. Nel caso di ebrei 5.000 lire per un adulto e 3.000 lire per un bambino. Somme ingenti per l’epoca.

Goffredo e Margherita incaricarono il figlio Adolfo, 23enne, di trovare un asilo sicuro per i Saul. Passando per la macchia del territorio ducale avvolta da un manto bianco, Adolfo bussò al casolare di Ivo Marcheggiani (in futuro sarebbe diventato uno dei primi fondarori di compagnie di trasporto pubblico nel territorio, succeduto alla guida, tra scalpore e coraggio dalla figlia) nella notte del 31 dicembre ’43. Da Marcheggiani trovarono conforto e protezione fino alla liberazione di Urbino avvenuta il 28 agosto 1944.

Non mancarono momenti di paura; i tedeschi andarono a perlustrare l’abitazione di Marcheggiani. Ivo li dissuase offrendo loro vino e cibo, raccomandandosi con la famiglia rifugiata di dire a chiunque di essere degli sfollati.

Il 4 giugno 2013, cioè oggi, nella sala Raffaello dell’omonimo collegio sono avvenute le celebrazioni di “Giusti fra le Nazioni”. Insigniti di medaglie, realizzate in una sola copia e custodite in uno scrigno d’ulivo, i discendenti dei Lobati e di Marcheggiani da parte della comunità ebraica.

Presenti i quattro figli di Alber Saul (dopo la liberazione trascorsero un breve periodo a Trieste per poi traferirsi in Argentina): Rita, Jose, Maurizio (nome italianizzato, dato al nonno dai Lobati) e Gabriel (residente a Parigi) che hanno donato una copia del memoriale agli eredi di quei genitori non biologici marchigiani che salvarono i nonni.

Nissim, deceduto nel 2003, scrisse il proprio memoriale che i discendenti fecero pervenire Yad Vaschem di Israele, nel frattempo i Marcheggiani cercavano di far riconoscere alla comunità ebraica italiana l’azione di protezione e salvataggio del padre Ivo, ma “mancava” la testimonianza dei salvati.

Il memoriale di Saul racconta i fatti con naturalezza, come un fatto di vita e non come vecenda triste con la funzione di monito per il futuro e non solo come testimonianza del passato.

Una cerimonia scandita da una naturale e sentita commozione, testimonianze e il ricongiungimento fraterno di tre famiglie, differenti e sconosciute tra loro, legato da un indissolubile cordone ombelicale ancorato nella campagna urbinate.

 

LE FOTO DELLA MATTINATA

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>