Volley senza sponsor, Sorbini: “Ci stiamo allertando per fare l’A1 ma anche la B1 è un’ipotesi”

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6 giugno 2013

Un momento della cena

Un momento della cena

PESARO – La dichiarazione che tira su il morale dei tifosi che hanno partecipato alla pizza in compagnia della pallavolo pesarese arriva con il caffè e il limoncello. Una serata piacevole, con i Balusch e gli altri appassionati riuniti da Mauro Filippini, presidente della tifoseria organizzata. Al Giardino dei Tigli, presenti anche il presidente Sorbini, il vice Sardella e il direttore sportivo Babbi, si è parlato di volley, tra speranze e timori.

 

“Ci stiamo allertando per fare il campionato di serie A”. Parole di Giancarlo Sorbini. Ed è già qualcosa degna di menzione, dopo che giornalisti e tifosi avevano sperato in affermazioni forti, certezze sul futuro. Che non concede.

 

“Senza i soldi necessari, non iscriveremo la squadra alla serie A1”. La frase non concede dubbi o spazio e equivoci. Quegli equivoci che circondano il recente passato, il presente e il futuro dello sport italiano. Perché – la verità è amara solo per che non fa ginnastica con il cervello – senza i soldi delle televisioni private, di Sky e Mediaset, neppure le squadre di calcio potrebbero iscriversi ai campionati…

 

Magari non sarebbe male se i tifosi di altri sport, a iniziare dal basket e dalla pallavolo, mandassero messaggi alle emittenti che finanziano solo Sua Maestà il pallone, ma la sensazione – con tutto l’amore possibile per la pallacanestro e per il volley – è che a farsi sentire sarebbe una piccolissima minoranza.

 

Dunque, per ammirare ancora le campionesse di pallavolo, una disciplina che tanto lustro ha dato a Pesaro, sarà necessario trovare altre strade. Che poi sarebbero le solite… quelle che portano agli sponsor. Solo che con gli attuali chiari di luna…

 

Meglio, allora, fermarsi ai fatti concreti… La Robursport si è iscritta?

 

“No, ancora no. Abbiamo tempo fino al 28 giugno. Siamo in regola con le nuove norme per l’ammissione alla serie A1: bilancio e pagamento del 70 per cento. Mancano gli sponsor che ci aiutino. Sponsor che – grazie alla Robursport – avrebbero una grande visibilità”.

 

A quanto ammonta il budget necessario per affrontare una nuova stagione in serie A1.

 

“700.000 euro! Per tutta la struttura. E’ poco, ma si può migliorare in altri modi, ad esempio riducendo i costi. Una voce pesante è rappresentata dal costo delle palestre… Il Comune vuole dare una mano? Ci faccia risparmiare nelle spese per il palazzo dello sport di Campanara”.

 

E l’ipotesi di allenarvi sotto lo stesso tetto, di avere una casa in comune con il basket?

 

“La Carlina aveva una casa comune… Tre-quattro anni fa è iniziato un discorso. Si sono pese solo parole. Forse non se ne sentiva il bisogno, così ognuno ha fatto gli affari propri. Adesso se ne torna a parlare… Sorbini c’è… E il basket? Credo si possa parlare con Costa, visto che sua figlia ha giocato a pallavolo con noi. Allenarsi insieme a Campanara è un falso problema. Noi ci alleniamo già lì. Forse potrebbe servire al basket per risparmiare qualcosa. Non a noi. A meno che non intervenga il Comune per farci pagare di meno”.

 

La Kgs?

 

Robur Volley Pesaro Cena

Un altro momento della cena con tifosi, staff e simpatizzanti della Robur

“Chi?”. La domanda è già una risposta. I rapporti – creati dal Comune – tra la Robursport e le cooperative – non sono mai decollati.

 

A proposito: è vero che dovete ricevere ancora il contributo dello sponsor?

 

“Non lo sappiamo, non posso parlare, questione politica”.

 

Come si sente un personaggio come lei, dichiaratamente di sinistra, in questa situazione?

 

“Uno è comunista nel sangue. Io sono nato a Villa Fastiggi, dove il Partito Comunista prendeva il 98 per cento dei voti. Quindi…”.

 

Cambiamo la domanda: si sente deluso dall’Amministrazione comunale di centrosinistra?

 

“No. Se uno si crea aspettative di un certo tipo, rimane deluso. Io non me ne sono create e non sono deluso… L’errore delle società sportive, quindi anche nostro, è di avere chiesto alla politica di occuparsi del marketing. Sono sincero, non faccio il ruffiano: non penso che in altri Comuni ci sia una persona come Franco Arceci così disponibile a dare una mano a trovare sponsor. E’ un lavoro che compete alle società sportive. Averlo chiesto al Comune non è il massimo della correttezza per noi, come per altre. Semmai l’attenzione del Comune dovrebbe essere distribuita. Da Piazza del Popolo garantiscono che lo stanno facendo. Io mi fido, conscio che il periodo è davvero difficile…”.

 

Una volta, in verità anche di recente, si diceva che le sorti di Pesaro erano decise a Villa Fastiggi, dal cartello di Villa Fastiggi che controllava la città…

 

“No, la situazione è cambiata…”.

 

Possibile che non abbiate fatto una “Villa Fastiggi connection” per aiutare il volley. Eppure è a Villa Fastiggi cha lei ha realizzato il PalaSnoopy, un vero gioiello.

 

“La definizione è sua, ma a me la parola connection non piace, perché fa rima con tante situazioni che non sono il massimo della pulizia. Io sono di Villa Fastiggi, come pure il sindaco Luca Ceriscioli, ma per me Luca è un amico, il padre di una ragazzina che gioca nella Snoopy… Quando devo telefonargli, lo chiamo Luca, ma se ho necessità del sindaco, passo dalla sua segreteria”.

 

Fusione con Urbino? Viene fuori qualcosa?

 

“Secondo me, no! Anche volendo, una delle due società dovrebbe chiudere. Loro hanno più tifosi, ma il nostro spirito di appartenenza? E dove si giocherebbe…”.

 

Magari a Montecchio?

 

“Impossibile, non è in regola con le norme!”.

 

Avete già il Piano B, nel caso saltasse il Piano A…1? Magari un Piano S… Piano Snoopy, quindi serie B1.

 

“Al momento, la lasciamo da parte, ma anche la Snoopy ha bisogno di uno sostegno, anche se ridotto rispetto alla Robursport. E’ una possibilità se non si dovesse fare la Serie A. Partire dalla B1 potrebbe essere la naturale conseguenza. Non è una minaccia. Eppure la Serie A1 fatta in un certo modo non costerebbe molto di più e ci consentirebbe di fare crescere le ragazze. E’ un progetto che ci piace molto”. Non a caso ha meritato l’elogio del Professor Luciano Pedullà.

 

Che tempi vi siete dati con tecnici, atlete e altri dirigenti sotto contratto. Glielo chiedo visto che è di queste pre la notizia dell’interessamento di una neopromossa per coach Andrea Pistola.

 

“Stanno aspettando di conoscere cosa faremo. Non è che mal comune sia mezzo gaudio, ma è vero che quasi tutte le altre società sono nelle nostre condizioni”.

 

Senza la sponsorizzazione Scavolini, lo sport pesarese annaspa.

 

“Noi abbiamo vissuto sempre contando su uno sponsor unico, che però non è positivo, perché si fa difficoltà a trovare altri che ti avvicinano. L’idea del Consorzio è anche simpatica, ma la visibilità”.

 

La verità – indiscutibile, salvo per chi ha il cervello annebbiato – è che la Famiglia Scavolini ha fatto vivere lo sport cittadino al di sopra delle proprie possibilità. Grazie ai loro soldi, abbiamo pasteggiato a caviale e champagne. Oggi si ritorna all’era a.S (prima degli Scavolini), al panino con la porchetta. E sarà festa mangiare…

 

“Oggi ci pensa il Comune… ma un’Amministrazione comunale che si impegna a cercare uno sponsor è un lusso. Ti può aiutare, indirizzare, ma…”.

 

Si è parlato anche di polisportiva, imitando le società spagnole, come F.C. Barcelona e Real Madrid, ma è fuorviante. Senza l’intervento della casa madre, che è sempre il calcio, le altre discipline non esisterebbero. Non a caso, quando il Barça ha chiuso i rubinetti, la squadra di baseball è sparita.

 

“Se ne è parlato una sera a una cena del Panathlon. L’unica cosa che si potrebbe fare è di rifornirsi dallo stesso sponsor tecnico. Ma è una semplice unità d’intenti. Perché fare una polisportiva tra società che hanno debiti dà vita a una club pieno di debiti”.

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