Cereali e falsi certificati “bio”, truffa da 135 milioni di euro

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8 giugno 2013

PESARO – Sedici ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e dodici ai domiciliari) e otto provvedimenti di interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, nei confronti di altrettanti responsabili del giro di false certificazioni “bio” e di fatture per operazioni inesistenti, sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Cagliari, in collaborazione con altri Reparti del Corpo del Lazio, delle Marche, dell’Emilia Romagna, del Veneto e della Puglia.

Lo rende noto il sito web dell’emittente sarda Videolina, che rivela come i provvedimenti sono stati emessi, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari Paolo De Angelis, dal Gip Giampaolo Casula.

Le indagini hanno preso il via da una verifica fiscale condotta nei confronti di un’azienda di Capoterra, che lavora nel settore dell’intermediazione di cereali di coltivazione biologica ed hanno consentito di individuare e delineare un’associazione a delinquere capace di “sfornare” un giro di fatture false per oltre 135 milioni di euro.

L’organizzazione aveva ingegnosamente architettato un sistema di frode “piramidale” basato sulla costituzione, in varie regioni italiane, di numerose “società fantasma” nel settore dell’intermediazione di prodotti cerealicoli derivanti da agricoltura biologica, con al vertice un’azienda sarda, amministrata da un “prestanome” ultrasettantenne di Imola.

Lo scopo era quello di realizzare, attraverso la creazione di certificazioni e di documenti fiscali falsi, ottenuti da una serie di vere e proprie “scatole cinesi” posizionate lungo tutta la filiera del biologico, un redditizio business illecito, “piazzando” sul mercato nazionale ed europeo, a prezzi elevati, prodotti in realtà non biologici e lucrando sulla notevole differenza di prezzo esistente tra i prodotti “bio” e quelli “convenzionali”.

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Cagliari, passando al setaccio le voluminose carte dell’inchiesta, hanno accertato che la vorticosa fatturazione era “a copertura” di oltre 100 mila tonnellate di falso prodotto biologico (tra grano, mais, soia e girasole) commercializzato da un network imperniato su 7 società “cartiera” per un’evasione all’Iva di oltre 5 milioni di euro.

Fonte Videolina

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