Hackett e Calvani si giocano lo scudetto: la finale del basket ai raggi X

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8 giugno 2013

PESARO – Tutto si potrà dire tranne che sono stati dei playoff noiosi finora, se è vero che per eleggere le due finaliste del basket si sono dovute disputare la bellezza di 40 partite con ben cinque serie su sei che sono arrivate a gara sette. A beneficiarne sono stati soprattutto gli spettatori neutrali che, praticamente ogni sera, si sono potuti gustare una partita sugli schermi della Rai che è riuscita a seguire questi playoff quasi per intero, anche se non sono mancati i consueti orari ballerini e i cambi di rete, per la gioia di chi deve programmare quotidianamente il suo MySky, ma non lamentiamoci troppo perché se i vertici federali gioiscono per aver superato l’1% di share, scavalcando la fatidica quota di trecentomila spettatori, vuol dire che il basket italiano si dovrà accontentare sempre delle briciole che gli lascerà sua maestà il calcio.

Hackett playoff

Daniel Hackett, in un’immagine tratta dalla pagina Fb di Montepaschi Sport

Non sono mancate le polemiche, con il caso Hackett e Brown che è una cartina di tornasole dello stato dilettantistico nel quale versa il basket italico. Per chi non ha seguito la complicata vicenda, facciamo un riassunto della situazione: al termine di gara 5 tra Varese e Siena avviene un battibecco tra i senesi Hackett e Brown e i varesini Polonara e Banks, gli arbitri intervengono per evitare il peggio e dopo aver preso visione del referto arbitrale, i giudici comminano in un primo momento a tutti e quattro gli atleti una giornata di squalifica per “comportamento reciprocamente offensivo nei confronti dei tesserati avversari”, sanzione tramutata in tremila euro di multa cadauno, ma i giudici non si accorgono che sia Brown che Hackett erano già stati squalificati in questa stagione e da regolamento non possono più pagare la pena pecuniaria per evitare la squalifica. Varese fa un tempestivo ricorso e nel giro di due ore la decisione viene modificata come da norme vigenti, tutto finito? Neanche per sogno, perché la Montepaschi a sua volta fa ricorso e i giudici incredibilmente le danno ragione, cancellando la squalifica per trasformarla in una semplice deplorazione, con la conseguenza che sia Hackett che Brown possono scendere regolarmente in campo per gara sei di semifinale, mentre Varese si vede sempre costretta a pagare i seimila euro di multa per far giocare i suoi due atleti, ma dopo le scuse ufficiali del presidente Fip Gianni Petrucci, che ammette che qualcosa non ha funzionato, la pallacanestro italiana può uscire a testa alta da questo casino!

Fortuna che il campo rimane il vero e unico giudice e il canestro allo scadere di Dusan Sakota che dà la vittoria alla Cimberio rimette le cose al loro posto, rimandando l’accesso alla finale a gara sette, dove la Montepaschi trascinata da un grande Daniel Hackett espugna Masnago e si qualifica per la sua settima finale consecutiva, nella stagione che sembrava potesse essere quella dell’undicesimo scudetto per Varese che ha dominato dalla prima giornata, ma che al momento decisivo ha pagato a caro prezzo l’infortunio muscolare dell’MVP stagionale Bryant Dunston.

La sera prima Roma aveva coronato una stagione spettacolare, dominando in gara sette una Lenovo Cantù vittima del suo nervosismo, con gli uomini di Trinchieri che litigavano sul parquet in tante occasioni dando l’impressione di essere arrivati alla fine di un ciclo, con il gm Arrigoni pronto ad andarsene dopo tanti anni di permanenza e il coach che si appresta a cominciare la sua avventura alla guida della nazionale greca. Ma i problemi canturini non devono sminuire l’impresa romana, capace di ritornare in finale nell’anno meno pronosticabile, grazie alla coppia Datome-Lawal, coadiuvata da un gruppo capace di remare nella stessa direzione fin dall’inizio della stagione.

Si comincia a giocare martedì sera, sempre al meglio delle sette e con la consueta formula 2-2-1-1-1, con le prime due che si disputeranno sul parquet dell’Acea Roma, classificatasi terza in regular season, che sembra intenzionata a rimanere al PalaTiziano e rinunciare agli incassi che il PalaEur da dodicimila posti le potrebbe portare, altro argomento di discussione in un basket che si lamenta per la vetustà dei suoi palazzetti, ma che al momento  decisivo preferisce rifugiarsi nei vecchi hangar per far valere il fattore campo.

 

FINALE SCUDETTO: ACEA ROMA – MONTEPASCHI SIENA

Siamo andati a controllare le quote delle società specializzate in scommesse sportive ad inizio campionato e se qualcuno avesse puntato 10 euro a settembre sulla squadra della capitale, oggi ne avrebbe intascati 500, che diventerebbero 1000 se l’Acea portasse a casa lo scudetto. Un semplice dato per capire la portata dell’impresa dei ragazzi di Calvani, partiti per cercare al massimo un posto nei playoff, con una squadra composta da giocatori lasciati andare via dai loro vecchi team, come Phil Goss da Varese, Bobby Jones ripescato da Pistoia e lo stesso Sakota, che si pensava perso per il basket che conta dopo il gravissimo infortunio occorsogli in maglia Scavolini. Invece grazie all’eccellente lavoro svolto da Marco Calvani, che non avrà il phisique du role di Scariolo ma che ha avuto il grosso merito di creare un gruppo compatto, pronto a difendere per quaranta minuti, sopperendo ad un talento offensivo non proprio eccelso, dove Gigi Datome è l’uomo da venti punti a sera e Gai Lawal quello che ripulisce l’area con i suoi straordinari mezzi fisici che gli apriranno in estate le porte per la Nba.

Se si pensa all’estate scorsa, torna alla mente la decisione del presidente romano Toti che, dopo decine di milioni di euro spesi senza ottenere granché (finale scudetto 2008), annuncia di voler mollare tutto, mettendo a rischio la stessa iscrizione della Virtus per il campionato, poi in extremis sceglie di andare avanti per un’altra stagione, con un budget ridotto di oltre la metà rispetto alla precedente e assumendo un giovane come Alberani nel ruolo di Gm ed ingaggiando un giornalista del Corriere dello Sport come addetto marketing. E così, in quello che doveva essere un anno di transizione, l’Acea ottiene il suo miglior risultato, rientrando anche in quell’Eurolega alla quale aveva dovuto rinunciare pur disponendo di una licenza triennale, anche se per essere certa di parteciparvi senza dover passare per il qualifing round dovrebbe vincere lo scudetto.

E’ vero che il campionato italiano ha perso tantissimo del suo fascino e i giocatori che fanno realmente la differenza si possono contare sulle dita di una mano, ma non si arriva ad una finale scudetto per sbaglio e le vicende romane dovrebbero far riflettere tutti coloro che pensano che siano solamente i soldi a determinare i risultati, mentre c’è ancora spazio per la competenza e per la bravura dello staff nel pescare giocatori determinati, anche se poco conosciuti (ogni riferimento alle vicende pesaresi non è puramente casuale).

Anche per Siena questa doveva essere la stagione del ridimensionamento, con la riduzione del budget che aveva costretto il presidente Minucci a rinunciare a campioni del calibro di McCalebb, David Andersen e Lavrinovic e a promuovere Luca Banchi head coach al posto di Simone Pianigiani, partito per la Turchia per intascare migliaia di euro e ritornato mestamente in Italia ad allenare la Nazionale. Ma l’arrivo di Hackett e la definitiva consacrazione di David Moss e Bobby Brown a “top player” non hanno fatto calare troppo il livello di classe della Montepaschi e in questi playoff hanno fatto valere tutta la loro esperienza, con due gare sette vinte in trasferta, sui parquet di due formazioni candidate a disputarsi lo scudetto come Milano e Varese.

Sembra strano che a contendersi lo scudetto saranno due squadre partite senza grosse ambizioni, in quella che sembrava una stagione dove né Siena, né soprattutto Roma avessero i mezzi per arrivare fino in fondo, ma gli errori commessi dalle avversarie e il lento, ma costante, livellamento verso il basso del basket italico ha prodotto una finale, non inedita (si erano già scontrate nel 2008) ma sicuramente inattesa, per la gioia degli spettatori neutrali che si potranno godere altri match combattuti.

 

IL NOSTRO PRONOSTICO

Dopo aver completamente toppato la previsione delle semifinali, ci riproviamo per una finale che potrebbe sembrare scontata, ma che non vedrà Roma fare la parte della vittima sacrificabile, perché l’Acea giocherà con la tranquillità di chi non ha niente da perdere e con il piccolo vantaggio di avere l’eventuale bella in casa, anche se questa formula che prevede le prime due partite sul campo della migliore classificata, si può trasformare in un boomerang in caso di sconfitta interna. Siena sembra più profonda con giocatori esperti come Carraretto e Ress capaci di non far rimpiangere troppo i titolari, ma se Lawal sarà supportato dalla condizione fisica potrebbe essere l’ago della bilancia, con i lunghi senesi che andranno in difficoltà nella sua marcatura. Taylor e Goss dovranno dare il 110% per cercare per fermare la coppia Brown ed Hackett, ma dopo averli dati sempre sconfitti nelle precedenti serie, crediamo sia arrivato il momento di pronosticare Siena vincente: Roma – Siena 2-4.

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