“Con la crisi si convive elaborando un patto sociale e solidale”

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9 giugno 2013

Pierpaolo Bellucci

Pierpaolo Bellucci (fotoH24)

Pierpaolo Bellucci (fotoH24)

PESARO – Questi flash rappresentano un primo tentativo di mettere sul tavolo alcune idee utili a dare risposte e a tracciare un’agenda di lavoro in chiave politica e istituzionale: è necessario che la politica torni a svolgere quel ruolo di pensatoio e laboratorio utile a indirizzare il lavoro pratico delle istituzioni, evitando di rimanere un passo indietro rispetto agli amministratori. Rimanendo passiva la politica non è più “sale” per la società e diventa strumento elettorale, privo di funzioni più nobili e interessanti. Ridando un ruolo di guida alla politica sarà possibile superare quel sentimento di antipolitica e odio verso i partiti che serpeggia tra la cittadinanza, per certi versi giustamente stizzita da un protagonismo solamente mediatico della politica partitica e dei suoi rappresentanti. Con la crisi possiamo conviverci solo con un nuovo patto sociale utile a costruire un nuovo modello di sviluppo, e questo patto non può prescindere dal valore guida della solidarietà.

 

PANORAMA LOCALE

Il perdurare della crisi economica e il trasformarsi dei suoi effetti da previsioni a fatti concreti pone a un’organizzazione politica e alla cittadinanza il tema di come impostare il futuro sulla base di un patto sociale che rivalorizzi l’emisfero della solidarietà, annebbiato dai fasti del boom economico e della cultura consumistica degli anni Ottanta e Novanta. Pesaro sta pagando più di altri territori il prezzo della crisi, perchè abituata ad un tenore di vita da isola felice, che ora si trova a fare i conti con la mancanza di prospettive occupazionali anche di carattere precario, espandersi del fenomeno Neet, giovani sfiduciati che non studiano né lavorano, povertà dilagante anche tra i ceti medi. Senza scomodarsi a visitare i luoghi di accoglienza Caritas, basta fare un giro per i corridoi dei Comuni, di alcune società partecipate e di cooperative consolidate per rendersi conto di quanto sia variegata la disperazione tra i concittadini, molti dei quali smarriti di fronte ai primi seri problemi legati alla ristrettezza di risorse (affitti, bollette, rette scolastiche, spese impreviste).

 

DOMANDE POLITICHE

Può un’organizzazione politica limitarsi a sperare in un futuro più roseo? Evidentemente no, perché va rilevato l’aspetto pedagogico che la crisi economica ci sta offrendo: la riscoperta della solidarietà come sinonimo di fratellanza, collaborazione, sobrietà, stili di vita più sostenibili, attenzione ai bisogni dell’altro. Questi sono valori che la crisi ci sta offrendo su un piatto d’argento, conditi dalle parole di un uomo chiamato Jorge Bergoglio che dalla Quaresima 2013 è stato incaricato a traghettare la Chiesa cattolica verso una nuova primavera. Come ricondurre questi temi in una narrazione politica con capacità programmatiche? Ripartendo dalla rete di servizi che da decenni hanno contraddistinto la vivacità del territorio nel settore del welfare, ricostruendo quella trama di relazioni – dialogiche, lavorative e istituzionali – che se ricondotte in un progetto sinergico possono trasformare Pesaro in un contenitore di “buone prassi” a livello nazionale.

 

UNA PRIMA IMPOSTAZIONE DI RISPOSTA

Quale potrebbe essere la prima pietra di questo nuovo “edificio sociale”? Aprire un tavolo di confronto scadenzato da un cronoprogramma nel quale esaminare tutti i settori e le conseguenti azioni – di semplice attuazione – utili a ridurre l’impatto della crisi ridando sollievo ai concittadini alle prese con varie difficoltà. E’ quindi possibile immaginare una disamina sulla situazione nel settore della grave emarginazione sociale, facendo un’ecografia dell’esistente e analizzandone limiti, possibili miglioramenti e iniziative per rafforzare la rete nel nostro bacino geografico di riferimento, che ovviamente non comprende solo Pesaro ma anche la bassa valle del Foglia. A seguire si potrebbe passare alla fotografia del mercato del lavoro, scovando le opportunità di rilancio che piccole iniziative possono incarnare, specie se agevolate da un dialogo più costante e concreto con le istituzioni locali. Un elemento deve essere chiaro avendo di fronte gli anni più duri della crisi: non viviamo più tempi in cui è possibile perdersi nelle difficoltà normative – e tantomeno nelle prese di posizione ideologiche – ma bisogna lavorare ognuno secondo le proprie capacità per snellire ogni iniziativa volta ad uscire dalla stagnazione – anche morale – nella quale ci troviamo. A tal fine è opportuno aprire un tavolo parallelo – condotto da persone esperte e con un approccio il più possibile “laico” – sul ruolo che l’edilizia può avere nel percorso di convivenza con la crisi, in quanto è un settore che muove tanto lavoro di diverso tipo, ed è spesso la ricetta per dare respiro alle classi più colpite. Concludendo con il volontariato, è importante creare una rete tra associazioni simili creando contenitori di settore, includendo nei ragionamenti “di rete” istituzioni, banche, associazioni di categoria e portatori d’interesse disponibili a dare un contributo: dobbiamo infatti uscire da una visione del volontariato meramente gratuita e volontaristica, perché il no profit può trasformarsi – cosa che sta già parzialmente avvenendo – in volano per l’economia del terzo settore, diventando strumento di gestione di strutture a supporto delle istituzioni – sia laiche che religiose – rafforzando la sinergia tra pubblico e privato e l’insieme dei servizi. In questo contesto, va considerato come un dogma l’obiettivo di eliminare i doppioni, per massimizzare le risorse disponibili, sia in termini economici che di personale.

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