Matteo Ricci a SkyTg24: “No all’aumento dell’Iva, sì alla diminuzione dell’Imu”

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13 giugno 2013

Matteo Ricci a SkyTg24 Pomeriggio

Matteo Ricci a SkyTg24 Pomeriggio

ROMA – No all’aumento dell’Iva, sì alla diminuzione dell’Imu e ad azioni per stimolare l’occupazione. Questi alcuni delle convinzioni che Matteo Ricci ha espresso in diretta tv, negli studi di SkyTg24 Pomeriggio stuzzicato dalla domande della conduttrice Paola Saluzzi.

“Dobbiamo evitare azioni recessive come l’aumento dell’Iva – ha detto Ricci qualche minuto fa – Proviamo a togliere qualche totem: uno è quello dell’Imu. I soldi per scongiurare l’incremento dell’Iva si possono trovare rimodulando l’Imu, non facendo pagare questa imposta a chi non è in grado. E ai ceti medio-bassi, che sono quelli che hanno le maggiori difficoltà a consumare. Si può invece mantenere per una parte minoritaria della popolazione che se lo può permettere”. E ancora: “Al di là delle bandierine, occorre stimolare politiche che servono. Sono favorevole alla rimodulazione dell’Imu: se l’80 per cento degli italiani, che fa parte di una fascia reddituale medio-bassa, non la paga e un 15-20 per cento che può permetterselo la paga, è possibile evitare l’aumento del punto di Iva. Che ha conseguenze negative per tutti: consumatori, ceti deboli e imprese. E’ un ragionamento di buon senso. E in ogni caso, si eliminerebbe questa imposta per la stragrande maggioranza degli italiani”.

Sull’occupazione giovanile:”Non solo c’è il possibile anticipo della prossima programmazione europea sul progetto giovani, ma anche il lavoro che il governo sta facendo con le Regioni per rastrellare i fondi strutturali dell’attuale periodo non ancora spesi. Che possono dare un importo doppio rispetto a ciò che può essere anticipato dalla prossima programmazione. Invito il ministro Giovannini e il governo a indirizzare quelle risorse anche per la creazione di impresa. Perché nella drammaticità della crisi, gli italiani mantengono una tendenza a intraprendere. Lo riscontro anche nella mia provincia, dove prima c’era un impresa ogni 7 abitanti e ora il rapporto è 1 a 9. Ma tanti, anche fra i lavoratori dipendenti che escono dal mondo del lavoro, provano a inventarsi una professione e a mettersi in proprio. Investirei le risorse dunque non solo sul lavoro giovanile ma anche sul sostegno alla creazione di piccola e media impresa”.

Il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino è entrato nello specifico della politica e del partito che rappresenta: “Il Pd è l’unico partito in questo momento scalabile. Ha un metodo di selezione della classe dirigente, tramite le primarie. E se il partito rimane, sono i leader che cambiano in base al periodo politico e alla sfida che ci si trova davanti. Prima di tutto dobbiamo capire cosa è accaduto negli ultimi mesi, fare un’analisi attenta. Penso che ancora ci sono milioni di italiani alla ricerca di un cambiamento possibile. Il Pd non è riuscito a raccoglierlo nelle elezioni politiche, ed in parte è confluito su Grillo. Alle amministrative, invece, una gran parte di questo elettorato ha scelto l’astensione e un’altra è stata convinta dal centrosinistra a livello locale. Anche perchè, diciamo la verità, siamo più credibili sui territori rispetto al Pdl e al M5S. E molto probabilmete, come Pd, siamo anche più credibili a livello locale rispetto al livello nazionale. Da qui occorre ripartire per capire che tipo di congresso occorre”.

“Il Pd non ha vinto le elezioni politiche e ha vinto le amministrative pochi mesi dopo – ha continuato – Ci sono milioni di italiani alla ricerca di un cambiamento possibile. Quindi dobbiamo fare un congresso di cambiamento e di ricostruzione, che non si può avere chiudendosi. Bisogna aprirsi. Coinvolgendo più gente possibile: gli elettori delle primarie, ma anche chi non è andato mai a votare per le primarie. E’ un concetto di fondo. Questo vale per eleggere il segretario di circolo come per le elezioni del segretario nazionale. Serve allargare e coinvolgere: ci sono tante persone che hanno votato Pd alle primarie ma non alle politiche. Dobbiamo avere la capacità di essere una grande forza popolare. Non serve avere paura della partecipazione. Fare prima i congressi territoriali? E’ positivo. Ma anche quelli devono essere aperti”.

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